Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiPortland Trail Blazers 2020/2021 preview: Dame, it’s time

Portland Trail Blazers 2020/2021 preview: Dame, it’s time

di Michele Gibin
Damian Lillard rapper

Damian Lillard era diventato così ossessionato dal dare un senso (i playoffs) alla disgraziata stagione 2019\20 dei suoi Portland Trail Blazers che per due mesi ha vissuto a Orlando, Florida, in una bolla tutta sua.

Dame ha visto una squadra già ridotta ai minimi termini perdere pezzi anche a Orlando: Trevor Ariza in Florida non ci è neppure andato, Zach Collins è tornato in campo giusto il tempo di farsi di nuovo male, il sodale C.J. McCollum ha giocato con una vertebra fratturata (!), Jusuf Nurkic ha perso la nonna in Bosnia mentre i Blazers lottavano contro i Memphis Grizzlies. Il logorio fisico ha tradito anche Lillard che ha alzato bandiera bianca in gara 4 contro i Lakers al primo turno, con un dito lussato e una distorsione al ginocchio destro.

Ciò che è restato ai Trail Blazers alla fine della stagione 2019\20 sono due certezze: a 30 anni, Damian Lillard è uno dei migliori giocatori della NBA, e la squadra è maledettamente corta.

Con queste due convinzioni ha operato nella breve ma intensa offseason 2020 il presidente Neil Olshey, e il risultato è stato una “campagna acquisti” – diremmo nel calcio – da 10 in pagella, per qualità e quantità.

I movimenti nella off-season

trail blazers preview 2020/2021
Robert Covington, colpo di mercato dei Trail Blazers

I Trail Blazers sono stati i primi a muoversi all’apertura del mercato 2020, portandosi a casa Robert Covington, un giocatore che alla trade deadline dello scorso febbraio pareva l’oggetto del desiderio di mezza NBA. Per averlo, Olshey ha sacrificato due prime scelte e Trevor Ariza. Un prezzo alto, ma necessario per evitare che altre squadre (Warriors in primis) piombassero sull’ex Rockets e 76ers.

La seconda ‘botta’ al mercato i Blazers l’hanno data riportando in Oregon Enes Kanter, l’uomo che nel 2019 aveva sostituito Jusuf Nurkic e giocato e retto contro Steven Adams e Nikola Jokic con una spalla lussata (aridaje), lasciando per strada il solo Mario Hezonja. Finita qui? Niente affatto, perché in rapida sequenza sono arrivati il rinnovo di Rodney Hood, l’arrivo (con un contratto impegnativo) di Derrick Jones Jr, quello “tattico” di Harry Giles, e il ritorno da happy ending di Carmelo Anthony, pronto a un altro giro di giostra in quella che lo stesso Melo ha definito la sua ‘casa adottiva‘.

Trail Blazers preview 2020/2021: il gioco

Lo scorso anno, Damian Lillard è stato il sesto giocatore NBA per player efficiency rating, con un indice di 26.95. Roba da mettersi alle spalle i due finalisti NBA 2020, LeBron James e Jimmy Butler, per dire.

Una cosa che non cambierà nel 2020/2021. Lillard è il centro di gravità dell’attacco dei Blazers, il terzo giocatore NBA per punti per possesso in isolamento (1.07), il primo giocatore NBA per punti segnati da pick and roll, il primo per score frequency (48.4%) per i giocatori con almeno 10 possessi per partita conclusi con un tiro, uno in grado di segnare con una percentuale reale del 56.6% da situazioni di pick and roll su quel volume di possessi.

Cifre significative per un giocatore che per tre quarti della stagione si è trovato in campo con il solo McCollum come seconda risorsa offensiva (sono state una ventata d’aria fresca le fiammate offensive di Anthony da dicembre in poi), e con pochi tiratori ad allargare il campo (Hood infortunato, Trent Jr sbocciato solo a Orlando, Hezonja, Anthony Tolliver e Kent Bazemore insufficienti).

Ciò che cambierà sara il panorama in cui un’arma offensiva totale come Lillard si muoverà al via della prossima stagione.

Anche partendo dal lato debole, Lillard ha bisogno di pochissimo spazio per essere pericoloso. Con compagni migliori attorno, la sua pericolosità aumenta.

I Portland Trail Blazers 2020/2021 vogliono essere una squadra versatile, “più forte fisicamente e in difesacome confermato da Olshey. E le risorse non mancheranno a coach Terry Stotts: con un reparto ali finalmente profondo, e con una rotazione del lunghi che quando rientrerà anche Zach Collins sarà a tutti gli effetti a 4 giocatori, i Blazers potranno passare con agilità da quintetti a due lunghi (Collins-Nurkic-Kanter-Giles) a quintetti senza lunghi di ruolo con Covington, Anthony, Hood, Trent Jr e Jones Jr.

La presenza di Covington, Melo e Jones Jr permetterà a Stotts tanti minuti in campo con uno dei tre schierato come ‘4’. Una profondità di cui Damian Lillard non ha mai goduto da quando Portland smantellò la squadra con LaMarcus Aldridge, Wesley Matthews e Nicolas Batum. A Orlando, un Jusuf Nurkic al rientro ha giocato 31.6 minuti a partita (furono 27.3 nel 2019), il ‘vecchio’ Melo addirittura 33.4, Dame & C.J. hanno toccato quota 40. Lillard è da anni uno dei maratoneti NBA più costanti, e se il minutaggio non dovrebbe calare di molto, a cambiare – in meglio – dovrebbe essere il contesto.

Affrontare i Trail Blazers 2020/2021 di Lillard significherà difendere costantemente contro una squadra che schiererà due, se non tre, tiratori pericolosi come Hood (49% da tre punti in 21 partite lo scorso anno), Trent Jr (41.8%), Anthony (38.5%) e Covington (35.6% in carriera, 51% ai playoffs 2020, ai Rockets). Nel 2018\19, Nurkic terminò al settimo posto tra i giocatori NBA per possessi chiusi da “rollante” su situazione di gioco a due, e con 1.13 punti per possesso (cifre inabissatesi a Orlando, in una situazione particolare).

Spazi di cui approfitteranno Lillard (che di spazio per creare, lo ha dimostrato, ne necessita davvero poco) e soprattutto il lungo bosniaco, che deve però imparare a chiudere meglio sotto canestro e a guadagnarsi più tiri liberi (un esempio da seguire? Il Marc Gasol dei bei tempi).

Con più tiratori in campo, ancora più spazio per gli short roll al gomito tra Lillard\McCollum e Nurkic. Qui Nurkic schiaccia, ma in caso di aiuto forte c’è Lillard libero nell’angolo sinistro

Derrick Jones Jr era a Miami uno dei bersagli preferiti per le ‘alzate’ di Dragic, Butler e Nunn, in attacco i Blazers gli chiederanno la stessa intensità, anche a rimbalzo offensivo.

Se la fase offensiva per i Trail Blazers non è mai stata un gran problema neppure lo scorso anno (115 punti a partita, terzi per offensive rating) è in difesa che un roster così versatile potrebbe fare tutta la differenza. I Blazers 2019\20 sono stati una cattiva squadra difensiva, nonostante la presenza di un Hassan Whiteside quantomeno coinvolto (e autore di una signora stagione individuale da novembre a marzo, va detto).

Il motivo? Poche ali, e di cattiva qualità. I Trail Blazers raggiunsero la finale di conference nel 2019 con Al-Farouq Aminu e Moe Harkless titolari, difensori competenti ma attaccanti limitati soprattutto quando l’aria della post-season è più rarefatta. Oggi, i Blazers possono permettersi il lusso di scegliere: Covington è un buon difensore, può marcare anche le ali forti avversarie ed è uno stoppatore insospettabile (2.2 stoppare di media in 22 partite di regular season ai Rockets, oltre 1 ai playoffs), e in attacco conosce i suoi limiti, e non li oltrepassa.

La versatilità difensiva di Robert Covington in una squadra che sarà “piena” di ali versatili quest’anno.

Derrick Jones Jr non ha convinto coach Spoelstra ai playoffs a Miami, ma in regular season è giocatore affidabile: braccia lunghe e atletismo da vendere, se impiegato in “sinergia” con Zach Collins, Harry Giles e Rodney Hood, le linee di passaggio per le avversarie potrebbero chiudersi in un attimo. Due anni fa, con Collins e Enes Kanter i Blazers batterono i Nuggets di Nikola Jokic, ma il giocatore turco ha passato dei playoffs 2020 da spettatore, anche quando Daniel Theis veniva bullizzato da Bam Adebayo. A Boston non ha funzionato, ma Kanter resta un giocatore produttivo, fisico e forte a rimbalzo offensivo, ed è di nuovo in una squadra abituata a giocare con un centro “vero”.

La vera novità dei Trail Blazers 2020\21 sarà la capacità di adattarsi: grandi, piccoli, in grado di cambiare in difesa su ogni possesso e di coprire le lacune difensive di Lillard e McCollum. Basterà per mettere in piedi una difesa solida? Una squadra così potenzialmente forte in attacco non ha bisogno di diventare la prima difesa NBA. Assestarsi tra le prime 10-12 significherebbe diventare davvero pericolosi anche per le prime tre posizioni a Ovest.

Un potenziale fattore: Gary Trent Jr

Gary Trent klutch sports
Gary Trent Jr.

Boom. A Orlando, Gary Trent Jr ha validato una volta di più l’importanza di saper cogliere le occasioni, quando arrivano.

Il figlio del ‘muscolare’ ex Twolves ha chiuso nella bubble a 16.9 punti di media con il 50.7% al tiro da tre su 8.7 tentativi a partita (cifre calate nelle 5 gare di playoffs contro i Lakers), marcato anche gli inservienti che nel post gara passavano a sanificare ogni superficie, e fatto un ottimo caffè.

Trent si è guadagnato la fiducia di Stotts e di Lillard, partirà come primo cambio della coppia di star dei Blazers in attesa di capire le effettive condizioni di Hood, e potrà essere parte importante dello “special team” difensivo di Portland. 3&D, la NBA di oggi non chiede altro ai suoi giocatori di ruolo esterni, e Gary Trent Jr ha mostrato a Orlando di aver ereditato dal padre anche il carattere… fiero (chiedere a Paul George).

La stagione dei Trail Blazers passa da Lillard, da McCollum e da Nurkic, ma in una regular season da 72 partite iper-compresse (e con la variabile covid che potrebbe bloccare interi plotoni di giocatori dall’oggi al domani), la panchina lunga servirà come non mai. Giocatori come Hood, Kanter e Jones Jr sono da ritenersi affidabili, da febbraio a agosto Trent Jr è sembrato un titolare, ora dovrà trovare più minuti in una panchina zeppa di veterani.

Il prodotto di Duke ne ha tutte le qualità, e in più si affaccia all’anno del contratto

Trail Blazers preview 2020/2021: le aspettative stagionali

I Portland Trail Blazers vinsero 49 partite nel 2018 e 53 l’anno successivo, e dopo un 2020 da pazzi sono in credito con la fortuna.

A Neil Olshey, la cui “partita” è finita col mercato importante e coraggioso di cui sopra, va dato il merito di aver sempre resistito alla tentazione della classica mossa da panico, quella che avrebbe potuto ad esempio portare Kevin Love a Portland. Per costruire di nuovo attorno a Lillard e McCollum una squadra profonda, Olshey ha sacrificato parte del futuro (tante le prime e seconde scelte cedute via trade negli ultimi due anni).

Esattamente quello che una squadra come Portland deve fare. Un giocatore franchigia come Damian Lillard capita raramente, e nella NBA di oggi – se non ti chiami Los Angeles Lakers o Golden State Warriors – si tratta di mettersi in posizione e approfittare di un passo falso delle squadre che DEVONO vincere anno dopo anno (Mavericks 2011 e Raptors 2019 docent)

Due anni fa, Lillard e soci arrivarono “cotti” alla meta e persero la prima finale di conference dal 2000 per 4-0 contro gli Warriors (senza Kevin Durant), Dame perse nettamente il duello contro Stephen Curry e la stagione 2020 ha dato l’impressione che il treno fosse passato. Troppo veloce forse per saltare a bordo al volo, ma passato.

Nel 2020\21, i Blazers partiranno invece con mezzo passo di vantaggio su molte rivali dirette: Golden State ha perso di nuovo Klay Thompson, i Mavericks non avranno Kristaps Porzingis all’inizio, i Nuggets potrebbero aver fatto un mezzo passo indietro perdendo Jerami Grant e Mason Plumlee, i Rockets sono un grosso punto di domanda, così come i nuovi Suns di Chris Paul.

Lakers e Clippers sono davanti a tutte, ma la sensazione che Paul George sia stato un poco sopravvalutato si è fatta strada negli ultimi due anni. Che impatto avranno Tyronn Lue e Serge Ibaka?

Anche i Blazers hanno cambiato molto ma lo hanno fatto con mosse ragionate, organiche. Il sistema offensivo di coach Stotts funziona (lo dicono i numeri stagione dopo stagione), un posto tra le prime 3 nella Western Conference, a maggior ragione in una regular season così sui generis, è possibile.

Da lì in poi, si tratterà di cogliere le occasioni, to make it happen come si dice in inglese.

You may also like

Lascia un commento