Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBrooklyn NetsNets e Lakers si colpiscono a suon di All-Star, e le “piccole” della NBA insorgono

Nets e Lakers si colpiscono a suon di All-Star, e le “piccole” della NBA insorgono

di Michele Conti
NBA

Il mercato dei buyout ha parallelamente corso con quello degli scambi. Ed ha catturato l’attenzione di numerosi front-office della lega. Dovuto alla preziosità dei nomi che hanno circolato ed alla capacità di influire nel regno di equilibrio competitivo delle due Conference. Un obiettivo che la NBA si pone da decadi, ora accusato di perdere credibilità dal momento che a rinforzarsi sono sempre le squadre contendenti al titolo. In un contesto variegato come quello americano, è diretta conseguenza la presenza di elementi che decretano la maggiore o minore attrattività di uno specifico mercato. E questo fattore influisce sul volume di introiti, e sulla scelta di giocatori che dispongono di piena libertà riguardo la prossima destinazione.

Con la politica del revenue sharing, e del draft poi, la NBA cerca di mantenere il buon funzionamento del sistema e assicurare una stabilità economica generalizzata. Tutte queste dinamiche rappresentano però un contorno allo sviluppo della carriera di ogni giocatore. In tale frangente, è comprensibile che la lega non possa intervenire in maniera netta e decisa. Prevale così l’ambizione personale, la ricerca nel raggiungere un traguardo bramato da ogni atleta entrante nella NBA. Ogni decisione presa in sede di buyout è perciò incontestabile. Perché condotta in maniera lecita da parte del diretto interessato. Quando scatta questo meccanismo, il giocatore rinuncia a parte del salario rimanente. Ed una volta ufficializzata la separazione, non sussistono elementi che possano ostacolare qualsiasi decisione venga resa nota.

Le mosse di Lakers e Nets smuovono gli animi in NBA

Gli ultimi movimenti di Blake Griffin e Lamarcus Aldridge ai Brooklyn Nets, con l’innesto di Andre Drummond da parte dei Los Angeles Lakers hanno scatenato un importante dibattito. I primi due erano sotto contratto rispettivamente per 36.8 e 24 milioni in questa stagione. Ora, come riportato da Spotrac, i Brooklyn Nets li hanno firmati per un complessivo di circa 2.1 milioni. Mentre Andre Drummond otterrà 794.536 mila dollari dai Los Angeles Lakers, al cospetto dei 28 milioni del contratto in essere con i Cleveland Cavaliers. Agli occhi di numerosi GM, appare ingiusta la possibilità di ottenere prestazioni da parte di giocatori di questo livello per un importo che non rispecchia il reale valore. In realtà, a fianco di tali operazioni così rumorose, in varie circostanze i giocatori rinunciano ad una porzione di salario che potrebbero meritare.

Una di queste è senza dubbio la free-agency. In vari episodi si è assistito alla ricerca di un importo tanto accettabile personalmente quanto idoneo a fare parte di una squadra contender. Un sacrificio di una parte di salario che un giocatore avrebbe potuto ottenere in una seconda squadra, togliendosi però ampie possibilità di vittoria finale. Questa è una condizionante che sarà sempre protagonista nella scelta di ogni giocatore, ancor più per coloro che si avvicinano agli anni conclusivi della carriera. Qualcosa per cui è arduo incontrare ragioni per costruire dei capi di accusa, ed allo stesso tempo qualcosa a cui la NBA può difficilmente porre freno. Ad oggi, l’unica misura a propria disposizione è sottoporre le franchigie, come i Brooklyn Nets, al pagamento di una salata tassa di lusso per aver sforato il limite prescritto. Per la stagione 2020/21, la soglia si assesta a 109.140.000 milioni per il salary cap, ed a 132.627.000 per la luxury tax.

I GM delle realtà minori chiedono un cambiamento

D’altro canto, vi sono soggetti che hanno deciso di manifestare il proprio disaccordo. Per una squadra categorizzata come appartenente ad una realtà di minor rilievo, la possibilità di catturare la firma di giocatori con diffusa notorietà e fama rappresenterebbe una potente spinta che innescherebbe un circuito positivo. A partire dal bacino di utenza televisiva, al merchandising ed a tante attività conseguenti. Nel recente passato, Rudy Gobert ha riferito di aver ricevuto dei malcontenti dai suoi fan per aver scelto di rinnovare con gli Utah Jazz, quando avrebbe potuto cercare una realtà più scintillante. Un accento che testimonia come la percezione divisiva tra mercati maggiori e minori sia ben spiccata all’interno del panorama NBA. Inoltre, Rob Goldberg di Bleacher Report riporta di una insurrezione da parte di alcuni General Manager di franchigie NBA localizzate in mercati meno attrattivi e redditizi.

Il sistema è difettoso”, e viene richiesta la modifica di alcune regole inerenti al mercato dei buyout. Nello specifico, coloro che sono intervenuti contestano il fatto di non concedere nulla in cambio nell’aggiunta di giocatori in squadre già profonde. Perché, citando una frase riportata, si aiutano solamente i “ricchi a diventare ancora più ricchi”. Tutto ciò viene inteso come generatore di inefficienza. Perciò, in sede futura si vorrà cercare di discutere l’implementazione di qualche cambiamento.

Nel contesto direttivo e organizzativo della NBA, ogni decisione di tale portata va discussa con il Sindacato Giocatori in sede di aggiornamento del contratto collettivo. Un evento a cadenza stabilita e che avrà luogo nel 2023. Al momento, le ipotesi circolate sono l’inserimento di un tetto massimo di operazioni conducibili nel mercato dei buyout. Oppure la predisposizione di una soglia minima percentuale per il nuovo salario concordato rispetto al valore del precedente. Un tema che sicuramente produrrà notevoli confronti tra le parti coinvolte.

Le opinioni dei diretti interessati

In casa Brooklyn Nets, Steve Nash ha difeso la posizione della propria squadra. Riferendosi alle ultime voci che hanno commentato con malizia la costruzione di tale roster, l’allenatore ha constatato che sarebbe stato illogico non sfruttare l’occasione di acquisire due importanti pedine che donano esperienza e profondità. “L’idea di questa lega è cercare di costruire la migliore squadra possibile. Ma comunque non ti dà alcuna garanzia di successo. E non abbiamo fatto nulla di illegale”, ha detto Steve Nash. Mentre Jeanie Buss, presidente dei Los Angeles Lakers, ha accolto il guanto di sfida. Subito dopo la firma di Lamarcus Aldridge con i Brooklyn Nets, i campioni in carica hanno impresso una forte accelerata nella corsa ad Andre Drummond. “Sapere che siamo la squadra da battere, e notare come in tanti si adoperino per cercare di superarci, non può fare altro che tirare fuori il meglio da noi stessi.

Lo studio del presente NBA per valutare il futuro

Oggi si assiste ad un processo di maggior potere acquisito nelle mani dei giocatori, che sono più propensi a cercare nuove destinazioni non appena percepita la necessità. E come riportato da Kirk Goldsberry di ESPN, tante stelle iniziano il proprio percorso in un mercato minore, ma poi si muovono nelle grandi città, via trade o free-agency. In quanto attualmente, i 17 giocatori che in carriera hanno ricevuto almeno una nomina nel primo quintetto NBA sono localizzati in sole 12 franchigie. Questo fenomeno sta raggiungendo il suo apice, ed i Brooklyn Nets sono forse la sua massima espressione. Allo stesso tempo, denota come quasi fantascientifiche le possibilità per alcune realtà di rendersi altamente competitive.

La NBA non può interferire in una decisione a singolare discrezione del giocatore, ma potrà valutare l’inserimento di parametri più stringenti in termini di salari, ed inasprire le eventuali misure. Perché è nel suo più profondo interesse. L’imprevedibilità di una lega in termini di risultati finali va tutelata e mantenuta. Ed anche se ora il finale appare scontato, sussiste contemporaneamente l’incontenibile curiosità nel vedere due squadre di questo livello, come Nets e Lakers, disputare una serie di finale. Le variabili in gioco sono numerose ed incontrollabili. Per la prima volta nella sua storia la NBA si fronteggia con un episodio così consistente, e la sua gestione presente formerà eventuali riforme future.

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