Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsChicago BullsHorace Grant non vuole passare per cattivo: “Michael Jordan mente, non sono io la spia”

Horace Grant non vuole passare per cattivo: “Michael Jordan mente, non sono io la spia”

di Michele Gibin
Jordan contro Horace Grant

L’ex giocatore di Chicago Bulls, Orlando Magic e Los Angeles Lakers e 4 volte campione NBA Horace Grant non ci sta a passare per il “cattivo della storia” e critica la scelta di Michael Jordan di accusarlo di essere stato, nel 1992, la gola profonda per il libro-sensazione “the Jordan Rules” di Sam Smith.

Nel sesto episodio di The Last Dance, la serie evento sui Chicago Bulls 1997\98 e su Michael Jordan, si approfondisce la natura estremamente competitiva di Jordan ed i suoi contatti pericolosi sui green di golf con alcuni personaggi equivoci. Rapporti e scommesse che avrebbero portato persino ad un’indagine formale della NBA, chiusasi senza conseguenze.

Nel 1992, “The Jordan Rules” fece da apripista per il racconto del Michael Jordan determinato, quasi tirannico con avversari e soprattutto con i compagni di squadra. Un atteggiamento secondo MJ necessario per forgiare il carattere dei suoi Bulls, e giustificabile. In un passaggio dell’episodio, Jordan attribuisce a Horace Grant gran parte della responsabilità nell’aver fatto da fonte anonima per il libro di Smith: “Fu Horace, per la maggior parte“.

Horace Grant: “Michael Jordan ti distrugge se parli male di lui”

Una versione che Horace Grant – il quale compare nella serie non accetta: “Quella è una bugia bella e buona. Se Jordan ha dei problemi con me, bene, discutiamone da uomo a uomo. Parliamone, oppure ci sono altri mezzi per appianare le divergenze. Sta di fatto che (Jordan, ndr) si permette di diffondere delle bugie sul fatto che io fui la fonte di Smith per il libro. Sam Smith è un mio caro amico, ma la sacralità dello spogliatoio non mi sarei ai permesso di violarla. Smith è stato un cronista di cronaca nera, ed aveva più di una fonte. Perché Jordan ha attaccato solo me? E’ solo che ha un problema con me, e credo lo si sia visto durante questa specie di ‘documentario’: quando dici qualcosa che a lui non va bene, ecco che lui ti taglia completamente fuori, ti distrugge“.

Horace Grant fu scelto dai Chicago Bulls nel 1987, lo stesso draft in cui sarebbe arrivato anche Scottie Pippen. A Chicago Grant vinse 3 titoli NBA consecutivi (1991, 1992, 1993) prima di lasciare i Bulls nel 1994 e contribuire a fare dei giovani Orlando Magic di Shaquille O’Neal e Penny Hardaway una squadra da finale NBA.

Grant terminò poi la sua carriera ai Lakers di O’Neal, Kobe Bryant e delle vecchie conoscenze Phil Jackson, Ron Harper e Brian Shaw, vincendo un altro titolo nel 2000.

L’ex Bulls usa l’esempio di Charles Barkley, che ha recentemente rivelato di non avere più rapporti con l’ormai ex amico Michael Jordan, come esempio per la sua tesi. Barkley ha spiegato di non aver più parlato con Jordan da quando, nel 2012, criticò il suo operato da proprietario degli allora Charlotte Bobcats. “Mi accusa di essere una spia. Poi però racconta di quella volta in cui, da rookie, entra nella stanza d’hotel di alcuni suoi compagni di squadra e racconta della cocaina e delle donne (…) e questo non è fare la spia? Se questo non è ‘cantare’, non so cosa lo sia“.

Grant è un fiume in piena nella sua tirata: “La serie? E’ bella e divertente, ma noi, da ex compagni di squadra, sappiamo che il 90% di quel che si dice sono… str*****e ingigantite. Jordan stava addosso ai suoi compagni, ma quello che non si vede è che quei compagni non avevano problemi a rispondere. Bel documentario… Michael pensava di potermi controllare, ma non era così: ogni volta che mi attaccava, io mi sapevo difendere. Ma vedere come sono trattati i giovani di allora come Scott Burrell, o giocatori come Steve Kerr o Will Perdue, mi ha fatto male vederlo. Vedere un leader che attacca tutti a quel modo (…) i colpi proibiti, i pugni…“.

Grant su Jordan: “La storia dell’aereo e del pranzo? Se ci avesse provato…”

Horace Grant ha poi parlato di un episodio non presente nella serie, ma raccontato “a latere” da Sam Smith sui rapporti tra Jordan ed il lungo. Secondo Smith, Michael Jordan pretendeva che sull’aereo della squadra non venisse servito il pranzo a Grant dopo una brutta partita. “Diciamolo subito. Se avesse provato a togliermi il cibo di bocca, gli avrei fatto il c**o”, ancora Horace Grant “Niente Air Jordan, niente 6 titoli, chiaro?“.

Quello che non capisco è, se avesse qualche problema con me, perché non parlarne? Quando tenni uno dei miei eventi di golf di beneficenza, Michael mi mandò un paio di Air Jordan autografate da mettere in palio. Avrebbe potuto venire, avremmo parlato di tutto questo. Se ci rivedessimo oggi? Spero nel rispetto reciproco tra di noi, e per quello che abbiamo fatto assieme. Ma se non dovesse accadere, non ci perderei il sonno“.

L’ultima stilettata di Horace Grant è però su Scottie Pippen e sulla sua rappresentazione in The Last Dance: “Non si è mai vista una star come Pippen rappresentata così in malo modo. L’emicrania (gara-7 del 1990 contro i Pistons, ndr), i famosi 1.8 secondi nel 1994, Jordan che gli dà dell’egoista… Pippen giocò la gara 6 del 1998 nonostante non si reggesse in piedi… poi, perché ci sono quegli 1.8 secondi del 1994? Jordan non c’era neppure in quella squadra! La realtà è che come squadra gestimmo bene quell’episodio, Pippen sa di aver sbagliato, superammo il momento ed andammo fino a gara-7… perché ritirare fuori quella storia? Chi ne ha parlato?“.

Infine, la critica al taglio della serie: “Quando una sola persona ha l’ultima parola su tutto, non è un documentario. E’ la sua versione di come andò quell’ultima stagione“.

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