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La NBA chiede alle squadre di far rispettare con più rigore il protocollo anti Covid

di Michele Gibin
NBA

L’ultimo caso dei Chicago Bulls, che hanno dovuto rinunciare a ben 4 giocatori a seguito dell’applicazione del protocollo sanitario anti Covid per la partita di giovedì contro gli Washington Wizards, ha fatto saltare la mosca a naso agli uffici della NBA che hanno chiesto alle squadre di far rispettare con più forza le norme di comportamento.

Con la nuova stretta, le squadre NBA saranno invitate a segnalare e “perseguire” eventual violazioni delle norme di sicurezza e delmancato uso dei dispositivi di protezione come le mascherine. Il protocollo prevede già cehe a ogni squadra sia affiancato un responsabile per la supervisione di tali norme. Il regolamento anti Covid della NBA prevede sanzioni e multe per squadre e giocatori ce non rispettino le norme, e la lega ha la facoltà di imporsi sui singoli team in materia di sospensioni e sanzioni per giocatori e staff. La stagione NBA 2020\21 è iniziata da due settimane, e solo una partita è stata finora rinviata a causa delle assenze dovute alle violazioni del protocollo, e relativi stop precauzionali, quella tra Houston Rockets e Oklahoma City Thunder del 23 dicembre scorso in cui i Rockets non poterono schierare il numero minimo consentito di 8 giocatori attivi.

Con le nuove direttive, la NBA intenderà avvalersi anche delle segnalazioni di membri degl staff delle arene, o di report e evidenze tratte dai social media così come dalle immagini delle dirette televisive delle partite, per individuare eventuali infrazioni del protocollo e delle norme di sicurezza.

Obbligatorio per i giocatori NBA il Kinexon SafeZone?

Nel tentativo di limitare quanto più possibile il rischio di focolai epidemici all’interno delle squadre, e quindi rinvii di partite e problemi logistici, la NBA sta spingendo – tra le altre misure – per rendere obbligatorio per i giocatori l’uso dei sensori Kinexon SafeZone, gli speciali bracciali strumento di contact tracing durante gli allenamenti e sui viaggi in bus o aereo delle squadre. I sensori, il cui uso era già sato introdotto nella bolla di Orlando, servono anche a segnalare le distanze tra coloro che lo indossano, per rispettare le norme di distanziamento sociale tra gli individui, e a facilitare le operazioni di contact tracing in caso di casi positivi al virus.

Se l’uso dei sensori diventerà obbligatorio, chi non aderirà al protocollo sarà passibile di sanzioni e sospensioni.

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