Ci sono endorsement che pesano, e quello di Scottie Pippen a Jayson Tatum, giovane star dei Boston Celtics, è tra questi.
Secondo il 6 volte campione NBA con i Chicago Bulls, Tatum è già oggi ad un livello tale da poter essere il miglior giocatore di una squadra da titolo, e lo ha spiegato a “The Jump”, talk show di ESPN con Rachel Nichols.
“Ne sono convinto, questa è stata la stagione dell’esplosione per Tatum, si è imbarcato nella missione di separarsi e distinguersi dalla classe di giocatori con cui è entrato nella NBA. E’ cresciuto e diventato un All-Star e un leader. Anche in attacco stava iniziando a raggiungere il suo massimo (prima dello stop, ndr) e ha fatto ancora un piccolo passo verso l’altro rispetto ai suoi pari età. Oggi è il ‘go-to guy’ ed il leader offensivo della sua squadra. E credo che se i Celtics faranno una corsa profonda ai playoffs, dipenderà da Tatum e dalla sua capacità di trascinarli. Secondo me ne è perfettamente in grado“.
Una cosa è certa sull’esplosione di Jayson Tatum: la sua crescita in attacco ha risolto ogni potenziale problema di abbondanza di soluzioni, e quindi di possibili attriti come fu durante la breve era Kyrie Irving, nei finali di partita e nei momenti che contano. Tatum ha saputo prendersi le responsabilità maggiori in stagione, e giocatori più esperti e già All-Star come Kemba Walker e Gordon Hayward hanno accettato le nuove gerarchie di buon grado.
Oggi, dietro ai Milwaukee Bucks, i Boston Celtics e i Toronto Raptors sembrano le due alternative più solide in attesa di vedere di nuovo all’opera gli imprevedibili Philadelphia 76ers.
Kemba Walker ha risolto i suoi problemi alle ginocchia, emersi tra febbraio e marzo, e anche Jayson Tatum ha potuto recuperare da alcuni piccoli acciacchi fisici. La stagione 2019\20 è stata fin qui quella del ritorno ad ottimi livelli di Gordon Hayward dopo il terribile infortunio di ormai oltre due anni fa.
Per sua stessa ammissione, Hayward si è “rassegnato” a convivere con i fastidi cronici che i postumi di un infortunio così serio può lasciare, ma in un finale di stagione così compresso e dopo uno stop così lungo, fatica e usura saranno probabilmente un fattore meno determinante che in condizioni “normali”.

