Se io fossi un D’Angelo

di Andrea Badiali
D'Angelo Russell

Mi piace pensare che quando la dirigenza, gli analisti ed il coaching staff hanno osservato la lista dei pretendenti al Draft 2015, una piccola parte della scelta compiuta sia dovuta ad un’ancestrale invidia vecchia di decenni per quel cognome.

D’Angelo Danté Russell è un giocatore molto diverso dal’immenso Bill. Scelto un po’ a sorpresa dai gialloviola al posto del più quotato Okafor (finito poi ai 76ers), ha giocato la prima stagione tra alti e bassi, i secondi dovuti in gran parte alla disorganizzazione dilagante della squadra di L.A. Dopo un inizio non esaltante (e lo “SwaggyP-gate”), ha mostrato però numeri molto interessanti, pur nel contesto non ottimale.  Ma quello che interessa i tifosi non è tanto il passato (non ce ne voglia Bill), quanto il futuro. Inutile ricordare che DLo è stato investito di aspettative (e conseguenti pressioni) non indifferenti, essendo la prima scelta dei Lakers nell’anno dell’addio di Kobe Bryant. Posizione che farebbe tremare le caviglie a più d’uno.

L’anno da Rookie di D’Angelo Russell:

Difficile dire se abbia rispettato le previsioni: nel suo anno da rookie è sembrato fisicamente non all’altezza per gli standard di una moderna PG. O, per lo meno, per una PG che non faccia Steph di nome e Curry di cognome. Ha compensato però con un tiro da tre in progressivo miglioramento (ha battuto il record di franchigia per triple messe a segno nell’anno da rookie), buone doti di rimbalzista difensivo (per un playmaker) e ottime capacità di creare tiri (24,1% di USG in stagione). Purtroppo la difesa (sopratutto off the ball) è stata piuttosto penosa e la quantità di turnover eccessiva, sopratutto rapportata al basso numero di assists.  In off-season i Lakers si sono mossi bene (al netto dei contrattoni offerti a Mozgov e Deng) e soprattutto hanno convinto l’ex Luke Walton a mettersi in gioco in prima persona, dopo i fasti (personali e di squadra) ottenuti a Oakland. In molti di aspettano che Walton importi a L.A. un sistema small-ball come quello dei Warriors, ma se anche la pallacanestro dei Lakers fosse più tradizionale, non potrà prescindere dalle prestazioni di Russell.

 I Margini di miglioramento:

I margini di miglioramento di D’Angelo sono notevoli. Un primo assaggio l’abbiamo avuto dalla Summer League: pure in un contesto agonistico piuttosto limitato, DLo ha mostrato una reattività nettamente migliore rispetto alla regular season appena completata, con un atletismo decisamente più elevato. Questo fa ovviamente ben sperare per la prossima stagione: un fisico più esplosivo significa maggiori opportunità di subire il contatto durante le penetrazioni per conquistare tiri liberi (nota dolente dello scorso anno) unite a maggiori doti di tenuta difensiva.

Full house in the weight room this morning ? #LakersWork #BreakfastClub pic.twitter.com/iPti7B5UBZ

— Los Angeles Lakers (@Lakers) 23 agosto 2016

L’account Twitter dei Lakers ha dispensato foto a ripetizione di tutti i giovani al lavoro in palestra e (anche se non al livello di un Clarkson davvero tirato a lucido) anche Russell ha mostrato progressi impressionanti.

Certamente i tifosi gialloviola sperano che questo lavoro di miglioramento fisico non abbiano intaccato le doti di tiratore di D’Angelo, ma ancora una volta la Summer League ha rassicurato: 40% in %P3 su 25 tentativi sono un buon valore (considerato nel livello della competizione) e la speranza è che si possa mantenere, se non migliorare, anche nel nuovo contesto tecnico. Anche dal punto di vista vocale è sembrato guidare i suoi compagni durante le partite, forte dell’esperienza accumulata nel suo primo anno da professionista. E non si è tirato indietro quando la palla pesava il doppio.

D’Angelo Russell has the clutch gene (via @BenGolliver)https://t.co/nOGutXkPxj

— Bleacher Report (@BleacherReport) 10 luglio 2016

Alla voce “palla medica”…

 Molto passerà anche dalla sinergia che troverà con i compagni: Russell è stato un ottimo interprete del pick&roll, soprattutto con Nance e Black, e la speranza è che si possa creare un binomio simile al Curry-Green che ha reso i Warriors quasi ingestibili ai margini della linea dei 7 e 25.

Discorso un po’ più complicato per la sintonia con Jordan Clarkson: nonostante il poco fantasioso “Swag Bros” affibbiatosi da loro stessi, non sono sembrati un backcourt affiatatissimo, in parte per via dei ruoli non proprio ben definiti: Russell, in teoria PG, ha un tiro migliore di Jordan (utilizzato nel ruolo di SG), ma quest’ultimo è molto più efficace nei pressi del ferro ed ha un handball migliore. JC (e chi lo indirizza) è però un ragazzo molto acuto: durante l’estate ha lavorato incessantemente nel tiro da fuori (come dimostrato dai numerosi video durante i training), proprio per trovare una migliore dimensione di guardia tiratrice accanto a Russell.

Small ball? No grazie

 Questi indizi, portano a pensare che, effettivamente, l’indirizzo sia quello dello small-ball. Se partiamo da questa ipotesi, DLo potrà fare molto bene se la squadra assimilerà in fretta i concetti di coach Walton: Russell è un ottimo tiratore in uscita dai blocchi e sugli scarichi, non farà fatica a limitare i tiri dalla media (non proprio la miglior freccia al suo arco, stante la meccanica di tiro non così fluida), lasciando le penetrazioni al più prestante Clarkson.

Al contrario, Russell potrebbe soffrire un assetto tattico che non gli permetterà di tenere molto la palla in mano: uno dei dettami dello small-ball è la de-centralizzazione del playmaker, dove tutti possono iniziare l’azione e non per forza una delle guardie. Ma nella stagione appena trascorsa non è sembrato necessariamente un accentratore di palloni, nonostante l’alta percentuale di utilizzazione.  Nel lato difensivo potrebbe invece essere un crack: il baricentro basso e l’ottima mobilità di gambe, unita all’opera di rafforzamento del tronco superiore che dicono abbia perseguito durante l’estate, potrebbero permettergli di eseguire efficamente lo switch sui blocchi, difendendo bene anche su giocatori più dotati fisicamente. D’altro canto, fino ad ora, non è sembrato il tipo di giocatore capace di incassare bene il gioco duro e soprattutto mantenere l’intensità e concentrazione necessarie per tutti i minuti in campo.

D’Angelo Russell is boxing with Roy Hibbert as part of his offseason traininghttps://t.co/MLw6hFKiqcpic.twitter.com/FbdJdurP34

— Silver Screen & Roll (@LakersSBN) 12 agosto 2016

Magari allenarsi prendendosi a male parole con Hibbert ha dato i suoi frutti.

 I Lakers sono una squadra in piena fase di ricostruzione: dopo aver saltato i Playoff per tre anni consecutivi (prima volta nella lunga storia gialloviola), si trovano a non avere prospettive di molto migliori almeno per l’imminente stagione. La crescita dei singoli e del collettivo è tutta da valutare, ma difficilmente troveranno la strada spianata per una post-season, specie in un West così competitivo. Certo, la spalla a spicchi non è una sfera di cristallo ed è difficile prevedere cosa potrà succedere nel futuro dei gialloviola. Ma non è irragionevole immaginare che, se le tessere di questo complesso puzzle dovessero andare tutte al posto giusto, Russell possa portare i Lakers nei posti che gli competono nel giro di 2-3 anni, magari approfittando del calo di squadre dal profilo anagrafico meno favorevole.

Aspettative:

Nel breve periodo è lecito (anzi, direi imprescindibile) il miglioramento del record annuale di vittorie. Se questo non dovesse accadere, le prospettive sono tutt’altro che rosee. La disastrosa situazione di scelte al draft non lascia sperare nell’arrivo di nuovi salvatori della patria ed il valore di un Russell non al livello delle aspettative in lui riposte non permetterebbe scambi di alto livello. A questo va unita la scarsa appetibilità di una franchigia ai margini della lega, il cui fascino del jet set e lo scintillio degli anelli è ormai un lontano ricordo. Sintomo ne è che i maggiori free agent dell’estate non abbiamo nemmeno preso in considerazione la possibilità di sbarcare sulla sponda Lakers di Los Angeles.

 La situazione è quella di una spirale negativa molto difficile da invertire e le sensazioni che serpeggiano tra fans ed addetti ai lavori sono da ultima spiaggia, anche se moderatamente ottimistiche: se i Lakers riusciranno ad amalgamare al meglio il giovane roster con gli innesti di esperienza (Deng, Calderon e Huertas, su tutti) potranno invertire il trend e sperare in un futuro positivo, anche se non radioso nell’immediato. Viceversa, se il tabellino dei risultati dovesse restare povero come nelle ultime stagioni, gli anni lontano dai playoff potrebbero raggiungere numeri simili agli anelli di Bill Russell. Non una grande prospettiva per una delle squadre più titolate dell’NBA.

Le più recenti teorie della fisica parlano di multiverso, ovvero di una moltitudine di universi ove ogni possibilità si realizza. Esiste dunque un universo in cui Russell diventerà leader indiscusso della squadra e spiazzerà tutti i pronostici guidando i Laker ai playoff. E ne esisterà un altro in cui la sua stagione da rookie sarà la migliore in carriera. L’unica difficoltà è capire in quale universo ci troviamo.

Per NBAPassion,
The Bad

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