Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiSteal and hope: Kyle Kuzma, pilastro losangelino
Kyle Kuzma.

Se si chiedesse ad un general manager di una qualsiasi squadra NBA quale sia stato il suo più grosso errore, la risposta unanime invocherebbe rimpianti e scelte sbagliate in Draft passati. Ogni anno, difatti, viene individuato la cosiddetta steal of the draft, letteralmente furto del draft. Il sostantivo è riferito al giocatore che, pur essendo stato selezionato con una scelta alta, ha dimostrato di essere un all star o comunque più decisivo di giocatori scelti precedentemente. Il passato ci ha consegnato esempi di steal che sono stati, o saranno presto, divinizzati nella Hall of Fame: Kobe Bryant nel 1996 (13esima scelta), Manu Ginobili nel ’99 (57esima scelta) o Tony Parker nel 2001 (28esima scelta). Quest’annata ha sfornato matricole eccelse, con spiccata personalità e con pochi precedenti per la vastità di talento. Chi è il furto di quest’anno? Per il seguito che vanta la sua squadra di appartenenza e per i continui confronti delle sue prestazioni con quelle di un altro rookie del suo team, scelto alla numero 2, gli occhi sono tutti puntati su un giovane del Michigan: Kyle Kuzma.

La nuova gestione Magic Johnson e Robert Pelinka sembra aver già lasciato il segno nella città degli angeli. Dopo essere stato osservato attentamente da vari GM alla rookie combine (allenamenti a cui vengono sottoposti vari prospetti NBA), Kuzma è stato esaltato da molti team. Nonostante ciò, nessuno aveva il coraggio di chiamarlo: troppo esile per giocare da ala forte, troppo meccanico per giocare da ala piccola. Eppure i Los Angeles Lakers, avendo osservato il ragazzo durante i tre anni del college a Utah, sapevano che sarebbe potuto cadere a pennello nel loro sistema.

Contropiede, visione, spalle al canestro, tagli in backdoor, tiri nel traffico e da fuori di Kyle Kuzma al college.

I  Lakers sono in piena fase di ricostruzione. E’ un gruppo di giovani che corre molto, lotta su ogni singolo pallone e sfrutta il contropiede come prima freccia del turcasso. L’head coach dei losangelini,Luke Walton, non vuole che ordine tattico e schemi estremamente cervellotici siano la prerogativa. Da profondo conoscitore dell’ambiente, infatti, sta sfruttando l’onda di entusiasmo che aleggia attorno allo Staples Center per ottenere azioni offensive rapide e una fase difensiva aggressiva. Risultato? Non c’è nessuno nella lega che, in media, gioca tanti possessi in una partita quanto i LAL (105.5 possessi di media a partita).

Come Bruce Bowen negli Spurs, come Tayshaun Prince nei Pistons, Kuzma è il prototipo perfetto nel contesto della Città degli Angeli. Troppo mingherlino? Troppo meccanico? No. Troppo intelligente e costante per arrendersi alle critiche e ai dubbi che gli venivano rinfacciati in continuazione. L’unica matricola che subito dopo il Draft si è rinchiusa in palestra per allenarsi, mentre tutti gli altri coetanei si godevano i 10 giorni di vacanza come da consuetudine. E’ stato sempre così per Kyle. Partito dal basso, senza alcun talento naturale nella pallacanestro, con solamente un obiettivo in mente: arrivare in NBA per poter regalare una vita dignitosa alla madre che lavorava tutto il giorno per poter mantenere il figlio.

Allenamenti intensivi estivi di Kyle Kuzma.

Non si è mai discostato dall’idea di lavoro, concentrazione e fatica per risultati che tardano ad arrivare, ma alla fine arrivano. La sua strada e quella dei Lakers non si sono incrociate casualmente: il destino del team è la storia passata e vissuta da Kyle KuzmaE’ per questo motivo che le sue statistiche non sono quelle di una 27esima scelta: 16.1 punti, 6.1 rimbalzi e più del 50% del campo in 31 minuti di media a partita.

Lonzo smista palloni perfetti per i suoi tagli in backdoor. Sa come spaziare il campo in maniera efficiente per farsi trovare pronto da un qualsiasi scarico in contropiede e in manovre con difese schierate. Pescare, al giorno d’oggi, un’ala da 2.05 cm, con queste caratteristiche di versatilità non è semplice. Soprattutto se si pensa che non si lascia facilmente intimorire, nelle giocate spalle al canestro, da avversari solidi ed ostici.

Kyle Kuzma sa uscire per bene da anguste situazioni come questa.

Cosa manca al numero 0? Il tallone d’Achille è il jump shot dalla media, soluzione non troppo gradita per l’ala losangelina (10/28 nel midrange nei primi 17 incontri). Attacca molto il centro dell’aerea, ma potrebbe cominciare a giocare spalle al canestro anche da più lontano. Le difese, infatti, cominceranno a conoscerlo meglio e ad adattarsi di conseguenza. Niente paura, ad un certo KB24 non dispiacerebbe dare una mano alla sua ex franchigia. E Kobe si sa, non era per niente male in questo tipo di conclusioni. In cosa eccelle il prospetto del Michigan? Il marchio di fabbrica del nativo di Flint è senza ombra di dubbio l’abilità nel mantenere la freddezza dopo surreali cavalcate in contropiede. Nessuno riesce a tenere il suo passo, nessuno è in grado di contrastare o stoppare le sue conclusioni. E’ la forward del ventunesimo secolo: atletismo, ottimo tiro, corsa irrefrenabile. Se a tutto ciò vi si aggiunge la volontà di sudare sette camicie per far tornare all’ovile i vari team che lo hanno bypassato al draft.

Se il palcoscenico della città delle stelle continuerà ad alimentare la sua perseveranza nel raggiungere il fantastico mondo degli All Star, quando i giovani losangelini acquisiranno maturità e fiducia nei propri mezzi, ci troveremo a riflettere presto sulle parole di Mahatma Gandhi: Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.

 

 

 

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1 commento

Giuseppe La Sala 30 Novembre 2017 - 21:19

Bell’articolo. Sai coinvolgere le persone come pochi. Good luck!

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