Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiC’è chi ride nella giungla della Western Conference

C’è chi ride nella giungla della Western Conference

di Enrico Paterniti
Western Conference calendario NBA Golden State Warriors' Stephen Curry (30) makes a 3-point basket over Houston Rockets' James Harden (13) during the first half in Game 1 of a first-round NBA basketball playoff series Saturday, April 16, 2016, in Oakland, Calif. (AP Photo/Marcio Jose Sanchez)

“Welcome to the jungle we’ve got fun and games
We got everything you want honey, we know the names”.

Proprio come i Guns N’ Roses, i fan della pallacanestro d’oltreoceano si stanno divertendo in quest’ultimo mese di regular season. In particolare, oltre a sublimi prestazioni individuali dei più forti atleti a livello mondiale, quest’annata è caratterizzata da un’instabilità continua nella Western Conference. Le prime due posizioni sono occupate da due franchigie ampiamente sicure dell’entità del loro obiettivo stagionale, la vittoria del titolo NBA. Stiamo parlando di Houston Rockets e Golden State Warriors: 56 vittorie e 14 sconfitte per la prima, 53-18 è invece il record degli uomini di Steve Kerr.

Western Conference: dal terzo posto in giù è una guerra

Dal terzo posto in giù abbiamo invece assistito a mutamenti continui nelle ultime settimane. Dopo la pausa per l’All Star Weekend, infatti, a causa di infortuni, ultime modificazioni di roster e riassestamenti di team precedentemente sottovalutati, 8 delle 12 franchigie della costa ovest si ritrovano a battagliarsi per le ultime 6 posizioni rimanenti.

 

 

Western Conference Classifica

L’attuale classifica ad Ovest.

 

Chi si aspettava che le ultime dieci partite di RS sarebbero state una passeggiata senza alcun ostacolo ai playoff ha dovuto facilmente ricredersi. L’esempio chiave è costituito dai Minnesota Timberwolves che, a causa dell’infortunio di Jimmy Butler, hanno subito sconfitte pesanti contro dirette contender. Adesso la squadra di Tom Thibodeau sale e scivola di posizioni notte dopo notte, similmente agli altri team coinvolti nella turbina. D’altra parte, coloro che si aspettavano dei Denver Nuggets arrendevoli al tanking, dei San Antonio Spurs privi di rischi come ci hanno da molti anni a questa parte abituato, o, ancora, dei Los Angeles Clippers demotivati dagli infortuni e dalle vicende di mercato, anche qui le loro opinioni sono mutate rapidamente.

La corsa alla terza posizione nella Western Conference si è quindi riaperta per tutti, così anche quella per l’ottava. Sono i Portland Trail Blazers, con le loro 13 vittorie vittorie consecutive, che stanno cercando di ridefinire i confini. Il team guidato dal duo Lillard-McCollum sta adoperando una selezione tra coloro che sono dotati di mezzi per inseguirli (e dunque lottano per il terzo posto, come gli OKC) e coloro, invece, che faticano a reggere un ritmo talmente elevato. Saranno queste ultime a giocarsi nelle 3 settimane rimanenti i posti più delicati. La situazione è dunque assai complessa per i team in discussione. Molto meno per noi spettatori, che assisteremo a sfide emozionanti all’ultimo canestro nel bel mezzo di un vero e proprio clima da guerra. Ma non siamo gli unici a beneficiare del marasma occidentale che si sta configurando nella Western Conference: Houston Rockets e Golden State Warriors scrutano di buon occhio la situazione.

Rockets e Warriors: la situazione nella Western Conference

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Il Barba, uno dei dominatori della Western Conference.

I texani stanno macinando vittorie su vittorie e sembrano intenzionati a non fermarsi per ottenere il miglior record della lega. Quest’ultimo, infatti, permetterebbe alla squadra di coach Mike D’Antoni di giocare tutti i turni di playoff con 4 partite su 7 regolarmente in casa. Poco importa, dunque, quale avversario si troveranno di fronte: il roster texano è stato eretto con un unico scopo: spodestare i GSW. Il team della Baia sembra invece volersi accontentare del secondo posto, come confermato nella partita di questa notte contro i San Antonio Spurs. I BIG 3 non hanno calcato il parquet ed il risultato è stato un sonoro KO con soli 75 punti messi a segno. Se i segnali lanciati da Kerr sono futuribili, le ultime partite saranno una pura formalità per i migliori due team della Lega.

Al tempo stesso, una lotta all’ultimo sangue per l’ottavo posto apporterebbe un grosso vantaggio ai Rockets e agli Warriors, sia in termini di tempo che di gestione del roster. Difatti, giocare 82 partite a ritmi altissimi comporta uno sforzo fisico e mentale continuo. Squadre giovani e inesperte come Minnesota, Denver, New Orleans e Utah potrebbero risentire negativamente di questa situazione ponendosi come primo obiettivo il raggiungimento dei playoff, per poi subire un calo mentale di fronte a superiorità evidenti di squadre come Houston e Golden State. Gli Spurs potrebbero invece andare incontro ad un calo fisico, data l’elevata età media dei componenti del team. Il tutto crea inevitabilmente le posizioni di forza sopra descritte per lo staff di Kerr e D’Antoni.

 

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Damian Lillard e Russell Westbrook.

 

MA…

 

Paradossalmente, nel quadro che si è venuto a delineare, vi sono due team nella Western Conference che potrebbero sorprendere in positivo.Sono i Trail Blazers e i  Thunder. Nessuna delle due è paragonabile al duo che guida la lega, ma entrambe stanno trovando una giusta continuità combinata ad ottimi rendimenti delle loro rispettive stelle. Se il finale di stagione per questi due team è solo un antipasto di cosa vogliono mettere in mostra nella postseason, assisteremo presto ad un grande spettacolo chiamato NBA playoff 2018.

 

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