Le Finals NBA 2018 cominciano nella maniera più spettacolare possibile, con una gara uno in cui degli ottimi Cleveland Cavaliers vengono battuti 124-114 dal talento di una Golden State a tratti supponente, come spesso capita, ma capace di appoggiarsi al proprio immenso talento nel momento più importante, quello del supplementare.
GOLDEN STATE WARRIORS
Stephen Curry, voto 8: è sempre lui il vero leader della squadra. Prova a condurla alla fuga nel terzo quarto e, non riuscendovi, la trascina nei momenti difficili. Sbaglia qualche tiro aperto dall’arco (5/11) ed in difesa non può nulla sui cambi contro LeBron; regala tuttavia alla causa Warriors anche 6 rimbalzi e 9 assist. Cinico.
Klay Thompson, voto 7.5: segna la metà dei tiri che prende (8/16) e in difesa, meno impegnato rispetto alle scorse edizioni della Finale, rimane comunque molto vigile, dovendo lavorare spesso lontano dal pallone. Dopo pochi minuti una brutta rotazione del ginocchio sembrava concluderne prematuramente la serie, ma, per fortuna della pallacanestro, la guardia dei Warriors torna in campo e dimostra le proprie qualità. Chirurgico.
Kevin Durant, voto 6.5: 26 punti, 9 rimbalzi, 6 assist e 3 stoppate giustificherebbero un voto ben più alto; ma KD ha dato l’impressione di non essere sempre mentalmente in partita, accontentandosi spesso di tiri forzati contro una difesa dei Cavaliers molto attenta su di lui. Tira male (8/22), ma se la cava con le tante gite alla linea della carità (9/10) ed in difesa il suo contributo manca raramente. Rivedibile.
Draymond Green, voto 7.5: solita partita completa con 13 punti, 11 rimbalzi, 9 assist e anche cinque palloni recuperati. In difesa è sempre efficiente, pur dovendo spesso lavorare anch’egli lontano dalla palla. Ma la cosa più importante sono probabilmente le due triple tra quarto periodo e supplementare. Non male per uno che è stato sfidato al tiro per tutta la partita e stava realizzando dall’arco con il 27% nei playoff. “Le ha di granito”.
Kevon Looney, voto 5.5: non è facile avere il bersaglio disegnato sulla schiena. Come nella serie precedente, cercano di attaccarlo sistematicamente sui cambi e LeBron lo tritura. Rimane comunque prezioso in alcuni aiuti dal lato debole e nel farsi trovare sotto al ferro in attacco quando ne ha l’occasione. Generoso.
Panchina, voto 5: Golden State dimostra di avere una panchina ancora corta senza Iguodala. Solo Livingston riesce a portare un contributo tangibile in uscita dalla panchina con 10 punti. Se McCaw patisce ancora il brutto infortunio alla schiena, Nick Young pare inadeguato alla situazione, mentre Jordan Bell si dimostra ancora acerbo per questo palcoscenico. Rimandati.
CLEVELAND CAVALIERS
George Hill, voto 6: i numeri non rendono giustizia (7 punti e 2 rimbalzi) a una prova di sacrificio e attenzione, che lo vede tenere bene in difesa, soprattutto sui cambi contro Durant, e segnare un paio di tiri aperti in attacco. Purtroppo sbaglia il libero del potenziale +1 a pochi secondi dalla fine, ma poi l’errore clamoroso di Smith non è certo colpa sua. Sufficiente.
Kevin Love, voto 7: porta alla causa il contributo che da lui ci si attende (21 punti e 13 rimbalzi), attaccando bene in area, dove i Warriors non reggono la sua forza fisica e la sua tecnica, e facendosi sentire a rimbalzo. Patisce ovviamente in difesa sui cambi, pur cercando di metterci voglia e di non uscire mentalmente dal match. Pesano come un macigno i tanti tiri aperti sbagliati (1/8 dall’arco). Sulla strada giusta.
Tristan Thompson, voto 6: solo 2 punti e 5 rimbalzi, ma è prezioso nel contendere tutti i rimbalzi offensivi, subendo falli e rallentando di conseguenza la transizione dei Warriors. Nel finale viene espulso in maniera probabilmente affrettata per motivi non meglio chiariti, ma in questa serie dovrà essere, una volta di più, un fattore. Guerriero nervoso.
Panchina, voto 6: i sostituti dei Cavaliers hanno ampio spazio sul campo e dimostrano di poter reggere la situazione. Jeff Green sta sul parquet più di 35 minuti, fatti di attenzione difensiva, Clarkson dà qualche raro sprazzo del proprio talento, ma, insieme a un Korver mal innescato, fa fatica dietro. L’energia difensiva e a rimbalzo di Larry Nance potrà essere un fattore per i ritmi della serie. Sbagliano tanti tiri ben costruiti da lontano (2/12) e questo alla lunga pesa. Presentabili.
IL MIGLIORE
LeBron James, voto 9.5: nonostante la sconfitta, la palma di migliore in campo non può che essere data al leader dei Cavaliers. I suoi 51 punti sono la seconda miglior prova realizzativa nella storia delle Finals (dietro ai 61 di Elgin Baylor). Efficiente nell’attaccare contro i cambi, si guadagna molti falli (10/11 ai liberi) e segna anche dall’arco (3/7). Fa registrare anche 8 assist e 8 rimbalzi; purtroppo per lui, i compagni non sono efficienti nel convertire i tanti tiri aperti da lui creati. Ma se Cleveland rimane in partita con 10/37 da tre punti, il merito è, ancora una volta, del Re. Leggendario.
IL PEGGIORE
JR Smith, voto 5: non gioca una cattiva partita per dedizione ed impegno, ma sbaglia moltissimi tiri aperti (2/6 da tre punti e 3/10 dal campo). Discretamente attento in difesa, riesce anche a recuperare 6 rimbalzi, tra cui quello più pesante sul 107-107 dopo il libero sbagliato da Hill a quattro secondi dalla fine. Libero sotto al ferro, pensa erroneamente che la squadra sia in vantaggio e, anziché tirare, fugge via in palleggio, costringendo i suoi colori a un fatale overtime. Annebbiato.

