Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiLos Angeles Lakers, come un giro sulle montagne russe: l’andamento dei gialloviola

Los Angeles Lakers, come un giro sulle montagne russe: l’andamento dei gialloviola

di Olivio Daniele Maggio
Lonzo Ball and Lebron James, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Spectrum Center

Non sarebbe stata una passeggiata, e questo si sapeva. Più che altro, ai nastri di partenza della stagione, si poteva parlare di giro sulle montagne russe: picchi alti, picchi bassi, accelerazioni e frenate. I Los Angeles Lakers procedono a corrente alternata, dando la sensazione di essere un gruppo promettente seppur non appieno coeso e amalgamato.

C’è del lavoro da fare per crescere e farsi trovare pronti per l’obiettivo che non si può mancare, ossia l’approdo ai playoff. LeBron James alza inevitabilmente il livello della squadra, toglie le castagne dal fuoco in situazioni complicate e trascina i suoi scudieri come ha sempre mostrato di saper fare. Qualcosa di buono si è visto, certo, ma bisogna limare certi difetti evidenziati  dalle assenze per infortuni che hanno colpito il roster, compresa quella pesante del Re.

Disordine, atteggiamento a volte troppo blando e poco mordente hanno caratterizzato diverse gare. Citiamo la sconfitta contro i New York Knicks o l’imbarazzante ko patito nella tana dei Minnesota Timberwolves; gli ingranaggi di squadra non sempre girano a dovere e ciò che ne consegue sono blackout mentali e tecnici che non portano a nulla.

LOS ANGELES LAKERS: UN ATTACCO DAI DUE VOLTI

Lo spartito dettato da Luke Walton è semplice semplice: recuperare immediatamente la palla e dare il via al contropiede. Non appena viene interrotta la manovra avversaria tramite un recupero o dopo aver afferrato un rimbalzo difensivo,  i Los Angeles Lakers si catapultano a tutta velocità nell’altra metà campo, facendo convergere principalmente l’azione nel pitturato, dove vanno in scena layup o prorompenti schiacciate. Non è un caso che i gialloviola siano in top 3 per punti segnati nella suddetta zona (circa 55 di media a gara) o che siano la seconda squadra con più fastbreak point prodotti in media (20 circa, davanti ci sono solo i Sacramento Kings). Si tende dunque a mantenere alti i ritmi della partita e sfruttare al meglio l’atletismo dei propri giocatori.

 

Una classica azione in contropiede dei Los Angeles Lakers.

Gli intoppi si registrano a difesa schierata. Se gente come LeBron James o Rajon Rondo riesce a dar linfa alla circolazione, risulta esserci troppa prevedibilità negli schemi che vengono disegnati:  il pick and roll centrale è sì efficace, ma spesso è monotono e permette agli avversari di prendere le contromisure tempestivamente.  Un’altra soluzione gradita è quella legata all’utilizzo degli handoff per favorire le uscite dai blocchi dei vari Kyle Kuzma (chiave per aprire il campo), Kentavious Caldwell-Pope (che sembra finalmente ritrovato) e Josh Hart. Il gioco non è sempre corale e, quando non si riesce a sbrogliare la matassa, i Los Angeles Lakers vanno di isolamenti, ambito in cui LeBron spicca al contrario di altri elementi. La manovra dunque risulta a tratti ostruita, non a caso i Lakers sono tra le ultime squadre per passaggi eseguiti a partita.

DIFESA: QUESTIONE DI INCOSTANZA

Sul lato difensivo ci sono stati segnali incoraggianti e buone prove, anche se in alcune occasioni la mancanza di voglia e le tante distrazioni hanno causato acqua da tutte le parti. L’incostanza regna sovrana, e parliamo di una squadra che vanta un defensive rating poco inferiore a 106, non troppo distante da team solidi nell’ambito del calibro di Milwaukee Bucks e Utah Jazz. JaVale McGee e Tyson Chandler sanno come si fa la guardia al ferro, la loro presenza nel mezzo dell’area garantisce protezione. Eppure basta un pick and roll per seminare il panico nel castello gialloviola: i marcatori sul portatore di palla non sono abbastanza reattivi, mentre i lunghi mostrano di essere troppo statici e vengono facilmente battuti; in questo si crea troppo stallo senza che possa esserci il cambio.

Già, il cambio. O meglio i cambi, che vengono sbagliati o eseguiti in maniera tutt’altro che repentina. Così come le rotazioni o i close out sui tiratori, che spesso riescono a prendere conclusioni aperte e pulite. Letture tardive, pigrizia e carenza di concentrazione. Pure le linee di passaggio non vengono coperte a dovere, infatti i Los Angeles Lakers risultano tra le squadre con meno deflection totalizzate in media (circa 11.5, peggio fanno solo gli Orlando Magic). La nota positiva rappresentata da Ball, energico nella pressione sulla palla e abile ad intuire le mosse avversarie e ad interrompere l’azione, non basta. Quando c’è intensità tutto gira a meraviglia.

 

In difesa, i Los Angeles Lakers sanno destreggiarsi. Non sempre…

PERCENTUALI AL RIBASSO. E WALTON…

Necessitano miglioramenti dunque, specialmente per quel che concerne le percentuali dal perimetro e dalla linea della carità: l’assenza di tiratori puri nel roster incide e ciò era forse scontato, tuttavia spesso le conclusioni sono contestati per via della sopracitata manovra stantia; inaccettabile però resta il basso computo dei tiri liberi realizzati in molte gare,  perse di fatto per la scarsa vena realizzativa. Urge un allenamento più proficuo ed intenso, forse.

Sulle montagne russe c’è posto per tutti. Ovviamente anche per coach Walton, finito sul banco degli imputati e oggetto di critiche per il suo operato poco incisivo. Rotazioni errate e fatte senza apparente criterio, scelte tattiche discutibili, come affidare la gestione della palla ad Ingram piuttosto che a Ball, relegato a spot up shooter, o quintetti poco funzionanti (dallo small ball con Kuzma da 5 o al doppio centro visto contro Minnesota). La sua mano, in maniera concreta, non si è ancora vista e la pressione aumenta ogni qualvolta si verifica una brutta sconfitta. La coppia Magic&Pelinka tiene tutti sotto esame, in attesa di trarre le proprie conclusioni al termine della stagione. O prima?

Luke Walton a colloquio con LeBron James.

Insomma, la stagione dei Los Angeles Lakers è finora così, paragonabile ad un giro sulle montagne russe. Sprazzi positivi ce ne sono stati e il potenziale fa ben sperare: ingranare la marcia metterà a posto le cose. Servirà tempo, giusti accorgimenti e sodo impegno.

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