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Lakers, Pat Riley sostiene Magic Johnson: “Earvin dirà sempre ciò che pensa”

di Michele Gibin
pat riley statua lakers

Pat Riley conosce bene Magic Johnson, e non è sorpreso delle parole dell’ormai ex Presidente dei Los Angeles Lakers su Rob Pelinka e sulla situazione caotica del front office losangelino: “Magic dirà sempre ciò che pensa“.

Johnson, dimessosi a sorpresa lo scorso 9 aprile, ha attaccato il general manager dei Lakers Rob Pelinka, suo ex braccio destro, parlando addirittura di “tradimento della sua fiducia e della sua posizione” di President of Basketball Operations.

Come raccontato da Magic Johnson, le troppe persone con troppa voce in capitolo nelle scelte strategiche della squadra avrebbero reso impossibile per la leggenda dei Lakers svolgere in maniera autonoma il proprio lavoro.

Johnson ha citato le discussioni che hanno preceduto l’allontanamento di coach Luke Walton come un esempio efficace della mancanza di direzione univoca ai piani alti: “La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il fatto che volevo licenziare Luke Walton. Abbiamo avuto tre incontri, nei quali mostrato tutto ciò che (Walton, ndr) aveva fatto e che non aveva fatto bene. Ho dunque detto che avevamo bisogno di un coach migliore (…) Tim Harris (Vice-President of Business Operations, ndr) invece voleva tenerlo, perché loro due sono amici, si conoscono bene. Però io pensavo di dover rendere conto soltanto a Jeanie Buss, e invece ora mi ritrovavo Tim  Harris a farmi sapere la sua opinione su una decisione tecnica. Allora ho capito: era arrivato il momento di andarmene”.

Pat Riley, ex allenatore dei Los Angeles Lakers dello “showtime”, di Magic Johnson, Kareem-Abdul Jabbar e James Worthy, non si aspettava altro dal suo ex giocatore: “Se sono sorpreso dalle sue parole? Assolutamente noCosì l’attuale presidente dei Miami HeatEarvin (Johnson, ndr) dirà sempre ciò che pensa, senza problemi. E’ fatto così e gli voglio bene anche per questo. Se si è sentito davvero pugnalato alle spalle, allora non è una cosa che avrebbe mai potuto lasciar cadere. Earvin non ha mai digerito cose del genere“.

Secondo Magic, sarebbe stato Rob Pelinka a fare insinuazioni sulla serietà e sull’operato dell’allora presidente, e suo diretto superiore: “Iniziai a sentire voci come ‘Magic non c’è mai’, ‘Magic non lavora abbastanza’, e di miei collaboratori mi hanno riferito come fosse stato Rob (Pelinka, ndr) a mettere in giro tali insinuazioni“.

Ospite del talk show sportivo di ESPN “First Take” con Stephen A. Smith, Max Kellerman e Molly Qerim, Magic Johnson ha spiegato su quali basi ormai due anni fa avesse accettato il ruolo, incarico offertogli in prima persona dalla proprietaria dei Lakers Jeanie Buss: “Dissi a Jeanie: io ho i miei affari di cui occuparmi, è un problema? Mi disse di no. Chiesi autonomia ed il potere di fare scelte tecniche, potere che mi fu accordato (…) mi sono ritrovato poi a dover rispondere a troppe persone, invece che solo a Jeanie Buss come da accordi. Jim Buss, Jesse Buss, tutti volevano avere voce in capitolo“.

Quando arrivai (nel 2017, ndr) dissi a Pelinka: ‘starò qui solo 3 anni, il mio lavoro sarà quello di prepararti a prendere il mio posto’. Avrei voluto aiutarlo, ma poco dopo aver assunto l’incarico, tante persone mi hanno chiamato, consigliandomi di stare in guardia con lui. Questa cosa è successa più di una volta“.


Pat Riley non entra nel merito dei dissapori tra Magic Johnson e Rob Pelinka, sebbene ammetta – dall’alto della sua immensa esperienza – che situazioni del genere non siano nulla di nuovo in un front office NBA: “Succede sempre, tutti i giorni, ci sono tante persone che si sentono in dovere di parlare, perché esperte o solo ambiziose, ed allora iniziano a dire la loro su ogni cosa… ed è in quel momento che la cultura di un ambiente di lavoro inizia ad incrinarsi“.

 “Magic era nella posizione di dover rispondere solo a Jeanie Buss, le premesse erano quelle. Tante altre persone hanno però trovato il modo di ritagliarsi il loro spazio, e questo ha destabilizzato tutto. Qui a Miami io rispondo solo a Mickey Harison (proprietario della squadra, ndr): se Mickey dice ‘No’, allora è no. Questo non significa che non abbia potere (…) quale che sia la persona coinvolta, sia di famiglia (i Buss, ndr) o no, tutti devono saper rimanere al proprio posto“.

Chissà, forse nell’onesta di Earvin, i Lakers troveranno qualcosa su cui riflettere per il futuro” Chiosa Pat Riley.

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