La NBA adotterà ufficialmente la challenge rule a partire dalla prossima stagione. Il Board of Governors nella lega ha ratificato la decisione a Las Vegas, sede della Summer League 2019.
La nuova regola introduce per gli allenatori la possibilità di contestare (challenge) una chiamata arbitrale, sulla falsa riga di ciò che avviene nel tennis o nel football americano. Gli allenatori avranno una sola possibilità a partita, e per sfruttarla dovranno spendere un time-out che verrà loro riassegnato in caso di ovverrule del fischio arbitrale.
Le panchine potranno quindi chiedere la revisione di falli personali, stoppate illegali e possesso sulla rimessa in gioco, alla terna arbitrale sarà affidato il solo compito di revisionare le chiamate di fallo personale, mentre spetterà agli ufficiali del NBA Replay Center rivedere le altre fattispecie, gli allenatori potranno “contestare” solo le chiamate arbitrali, e non eventuali fischi mancati.
The NBA's Board of Governors universally approved the implementation of a coach's challenge and the replay center being able to initiate some select reviews: https://t.co/ikKHrhmKFk
— Tim Bontemps (@TimBontemps) July 10, 2019
In caso un allenatore chiami un challenge cui non avrebbe diritto, la giocata sarà punita con un fallo tecnico.
la nuova regola verrà adottata “una tantum” per la stagione 2019\20, al termine della quale la NBA e gli altri organi competenti valuteranno l’efficacia della norma. La G-League ha nelle ultime due stagioni sperimentato il nuovo provvedimento.
La NBA ha inoltre introdotto la possibilità per il Replay Center di Secaucus, New Jersey, di procedere autonomamente alla revisione di un canestro da due o tre punti (in caso di “piede sulla linea”) o di canestro segnato prima o dopo lo scadere del cronometro dei 24 secondi. Introdotta inoltre la figura del “courtside administrator”, un addetto che al tavolo segna punti sarà incaricato di velocizzare le comunicazioni tra la terna arbitrale ed il Replay Center di Secaucus.

