Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsLa lettera all’Italia di Danilo Gallinari su The Players’ Tribune: “Siamo una grande squadra”

La lettera all’Italia di Danilo Gallinari su The Players’ Tribune: “Siamo una grande squadra”

di Michele Gibin
NBA free agency

Nelle ultime settimane, negli Stati Uniti Danilo Gallinari ha subito una fiammata di popolarità col montare della crisi mondiale dovuta all’epidemia da coronavirus: importante la sua testimonianza diretta da atleta NBA con una finestra sull’Italia, il primo paese occidentale ad essere stato sconvolto dal contagio, e quindi citato dai successivi come metro di paragone, e come esempio da seguire o non seguire (a seconda delle opinioni) nella lotta al covid-19.

L’azzurro degli Oklahoma City Thunder ha dunque approfittato dello spazio su The Players’ Tribune per raccontare le vicende dello scorso 11 marzo, data in cui la NBA si sarebbe fermata per coronavirus proprio a pochi secondi dalla palla a due tra i Thunder e gli Utah Jazz di Rudy Gobert, paziente zero della National Basketball Association.

Danilo racconta del momento in cui gli arbitri ordinano alle squadre di tornare negli spogliatoi dopo un consulto al tavolo tecnico, e di come una volta lì abbia istruito i suoi compagni sulla sua sensazione, che il problema fosse legato al coronavirus: “I ragazzi mi hanno fatto un po’ di domande, ma nessuno sembrava spaventato o preoccupato. Io lo ero, perché sapevo bene cosa stava accadendo in Italia in quei giorni (…) dopo qualche minuto che era sembrato una eternità, coach Billy Donovan ci ha avvisati che la partita era annullata, un nostro trainer ci ha avvisati che un giocatore dei Jazz era stato sottoposto al test per il coronavirus“.

Il francese Rudy Gobert sarebbe diventato il primo giocatore NBA a risultare positivo al Sars-CoV2. A lui sarebbero seguiti, ad oggi, altri 13 atleti tra cui il compagno di squadra Donovan Mitchell, Marcus Smart dei Boston Celtics, Christian Wood dei Detroit Pistons e persino Kevin Durant dei Brooklyn Nets.

Gallinari ricorda poi le migliaia di messaggi e chiamate preoccupate giunte da amici e conoscenti prima in America, e poi ore dopo dall’Italia, risvegliatasi il 12 marzo anche con la notizia senza precedenti della sospensione a tempo indeterminato della stagione NBA. “Nessuno dei miei conoscenti in Italia chiedeva informazioni, perché tutti sapevano già cosa sarebbe accaduto“.

Per i giocatori venuti a contatto con Gobert sarebbe scattata da subito la quarantena a domicilio, isolamento che dura ancora oggi a quasi un mese di distanza con le misure di distanziamento sociale e le chiusure predisposte anche dal governo degli Stati Uniti. “Ogni volta che sul mio telefono appariva il nome di un contatto da casa, i brutti pensieri arrivavano… avrebbero potuto essere brutte notizie, e ne ho ricevute e sentite molte nei giorni scorsi: la nonna di un mio caro amico, una persona che conoscevo bene, è morta dopo aver contratto il virus. Aveva 80 anni ma stava bene, e tutto ad un tratto si ritrova in ospedale, ed una volta lì la famiglia non aveva potuto seguirla (…) quando è venuta a mancare, nessuno dei suoi cari ha potuto stare con lei, ne darle un ultimo saluto, le salme vengono trasportate in una località riservata per la sepoltura, senza che i famigliari possano a volte sapere dove (…) potete immaginare una cosa del genere? Ed è una situazione che tante famiglie in Italia hanno vissuto: un vostro caro va in ospedale, e sapete che c’è la possibilità che non lo rivediate più“.

Danilo Gallinari su The Players’ Tribune: “L’Italia ha un grande amico in Chris Paul”

I contatti con amici e parenti in Italia hanno permesso al Gallo di seguire le vicende che qui e soprattutto al nord tra Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna abbiamo purtroppo imparato a conoscere: le situazioni oltre il limite delle strutture ospedaliere, la lotta per fornire i dispositivi di protezione ai medici e infermieri, e soprattutto i tanti morti, e la preoccupazione per le persone più esposte come gli anziani e chi già soffre di altre malattie. “Il pensiero di sapere che qualcuno a me caro possa ammalarsi, e che io non lo possa rivedere più è il mio incubo peggiore, oggi“.

Una cosa che mi ha aiutato in questi giorni sono le chiamate di gruppo con i miei compagni via FaceTime“, spiega Danilo “Le nostre chiamate sono le stesse di quando giocavamo, poi c’è CP, Chris Paul… Chris è un leader in tutto: sul campo e anche su FaceTime, stabilisce i programmi e tiene unito il gruppo. Io e Chris parliamo quasi tutti i giorni, è una persona eccezionale: quando le cose in Italia sono peggiorate, il suo pensiero è stato sapere come rendersi d’aiuto a casa, ed ha fatto tante piccole cose ma importanti: posso dire che l’Italia ha un grande amico in Chris Paul“. Dal canto suo, Gallinari si è attivato col dipartimento di Sanità Pubblica di OKC per la fornitura di materiale medico e di tamponi diagnostici per le strutture sanitarie, ed ha sostenuto a Milano la costruzione dell’ospedale covid in zona ex Fiera che ha aperto i primi posti letto in questi giorni.

Agli americani dico: siate intelligenti come sempre, state a casa. Stiamo facendo la cosa giusta, stiamo prendendo le precauzioni giuste (…) ed al mio paese dico: siamo molto più forti del virus, e ce la faremo, assieme. Non sarà facile ne immediato ma ce la faremo. Nel basket, vince la squadra che non molla mai e sa superare le difficoltà, una squadra fatta di individui che coprono ognuno le spalle all’altro, e che lotta. E le grandi squadre si vedono contro gli avversari difficili, è lì che si vedono i campioni. E noi italiani siamo una grande squadra, ve lo assicuro. Il virus non durerà per sempre, non sappiamo quanto sarà lunga ma posso dirvi che oggi vedo una luce in fondo al tunnel, credo che il nostro paese abbia svoltato, noi abbiamo fatto del nostro meglio. Ho una ammirazione incredibile per le persone in Italia, siete una grande ispirazione per me“.

You may also like

Lascia un commento