Chris Paul, star degli Oklahoma City Thunder e presidente della NBPA (l’associazione giocatori) ribadisce la linea sostenuta dagli atleti in vista di una ancora oggi ipotetica ripartenza estiva della stagione: dopo tante settimane di inattività, i giocatori avranno bisogno di almeno 3 o 4 settimane di preparazione, prima di rientrare in campo.
“Lo dico per evitare che succeda qualcosa come: ‘hey ragazzi, tra due settimane in campo, preparatevi’“, spiega Paul “Non credo comunque che la NBA farà mai qualcosa del genere, ma è bene puntualizzare. Però, quando sarà il momento, che hai giocatori venga dato un input, dobbiamo saperlo per primi perché quelli che vanno in campo siamo noi, ed il rischio di infortuni sarebbe davvero alto, più del solito“.
La NBA è ormai ferma da 40 giorni, le ultime partite si sono disputate lo scorso 11 marzo e proprio Chris Paul era in campo e pronto a giocare con i suoi Thunder contro gli Utah Jazz di Rudy Gobert e Donovan Mitchell, i “pazienti zero” della NBA. Da quel giorno, i giocatori e le squadre venute recentemente a contatto con i Jazz hanno dovuto affrontare due settimane di quarantena, e successivamente l’impossibilità di allenarsi adeguatamente lontano dai centri di allenamento dei propri team. Alcuni giocatori come Giannis Antetokounmpo e Jayson Tatum hanno candidamente ammesso di non aver avuto modo di allenarsi con un canestro per oltre un mese.
“Oggi ci sono 450 giocatori NBA, molti di loro non hanno accesso a sale pesi e palestre, alcuni si, alcuni possono allenarsi a dovere, altri meno. Insomma, per primi vengono gli atleti. Noi vogliamo giocare, stiamo cercando di capire cosa accadrà. Per me, oggi io sono concentrato sul riprendere, quale che sarà il formato, ma ci sono ancore tante questioni che non hanno risposta oggi“.

