Derrick Rose, ex stella dei Chicago Bulls, personaggio noto fuori dal campo per la sua riservatezza e per i suoi pochi commenti, questa volta ha voluto condividere sul suo profilo Instagram un suo racconto di quando da liceale visitò la villa di sua maestà Michael Jordan a Highland Park, Chicago. “A Chicago il basket è una cultura,quindi giocare qua ha un certo peso. E fui invitato a casa Jordan nel mio secondo anno dai suoi due figli, Jeffrey e Marcus“.
La guardia dei Detroit Pistons ricorda la reggia di Jordan come “un paesaggio impeccabile”, dal grande numero “23” incastonato nel cancello d’ingresso principale fino alle 6 (!) Bentley parcheggiate davanti casa. “Mi lasciò senza fiato” dice Rose. “Non l’ho incontrato di persona, ma lo ho osservato per tutta la durata della mia visita in casa, ho visto il Michael Jordan fuori dal contesto cestistico in cui siamo abituati a guardarlo (…) l’ho visto fare il papà, buttare via la spazzatura… insomma fare cose da persona normalissima, cose che non avrei mai pensato di vedergli fare, ma ho avuto questo privilegio. Mi ricordo quando poi mi riaccompagnarono a casa, arrivai in camera mia, spensi la TV e mi misi a guardare il soffitto che avevo tinteggiato di blu due mesi prima, il lavoro era venuto una schifezza”.
Continua Rose: “In quel momento ricordo di aver sentito di nuovo quel brutto presentimento, quasi come di sfortuna in arrivo perché in quel momento le cose stavano andando bene. Dopo l’incontro a casa Jordan, quel sentimento se ne andò. Quando lo conobbi, e andai in quella “mecca” quella sensazione sparì: f***lo ai brutti presentimenti, pensai, voglio avere una vita come la sua, voglio che mia mamma possa vivere in modo decente“.
“Qualsiasi cosa avessi dovuto fare per arrivare li l’avrei fatta, quella notte feci una promessa a me stesso, Michae Jordan mi diede l’opportunità di realizzare i miei sogni“.

