Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsThe Last Dance, Pippen su Krause: “Il più grande GM nella storia del gioco”

The Last Dance, Pippen su Krause: “Il più grande GM nella storia del gioco”

di Gabriele Melina
Krause House

La nuova serie The Last Dance, a tema Chicago Bulls, ci ha aperto le porte su una serie di avvenimenti di cui, probabilmente, non saremmo mai venuti a conoscenza se un documentario così dettagliato non fosse mai stato creato. Le dieci puntate che sono andate in onda, per noi ascoltatori italiani, ogni lunedì mattina, hanno trattato tematiche legate alla vita dei giocatori, dentro e fuori dal campo. Il maggiore protagonista della serie è stato Michael Jordan, del quale è stata tracciata una linea del tempo della relativa carriera: dal draft del 1984, passando per il primo ritiro dal gioco, fino ad arrivare al secondo three-peat della dinastia Bulls.

Un ruolo alquanto rilevante è stato affidato anche alle gesta lontano dal parquet di Dennis Rodman, capace di concedersi due nottate consecutive di svago per poi ripartire alla volta di Chicago. Inoltre, il rapporto tra il reparto amministrativo ed i giocatori, specialmente per tutto ciò che riguarda Jerry Krause, ha definito un filone importante all’interno della narrazione. Nel particolare, Scottie Pippen, sette volte all-star e componente fondamentale per i successi della franchigia dell’Illinois, ha vissuto una relazione professionale piuttosto complicata con lo stesso Krause.

La convivenza tra i due iniziò nel lontano 1987, quando i Seattle SuperSonics selezionarono l’ala in uscita dall’università di Central Arkansas con la quinta scelta al draft. Il general manager della società sei volte campione NBA aveva già messo gli occhi addosso a Pippen, ed imbastì uno scambio per quest’ultimo proponendo in cambio Olden Polynice, assieme ad alcune scelte future. L’accordo tra le due parti andò a buon fine, ed il futuro hall of famer poté così unirsi a Jordan e compagni. Nei successivi dieci anni, la maggiore lega di pallacanestro statunitense vedrà un notevole aumento delle proprie entrate economiche, portando così i giocatori a ricevere uno stipendio maggiorato rispetto alle annate precedenti.

Fu proprio in questo periodo di fervore economico che la discussione tra Pippen e Krause prese il via. L’MVP della gara delle stelle 1993\94 aveva firmato un’estensione contrattuale a lungo termine che gli fruiva una bassa entrata monetaria, e voleva di conseguenza rinegoziare il suo salario. Il contratto del sette volte all-NBA, non rientrava neanche nei cento giocatori più pagati della lega, un qualcosa di surreale visto il contributo che egli forniva su entrambe le metà campo. La richiesta di negoziazione fu così inoltrata al diretto interessato, la cui risposta fu però una delle più laconiche nella storia di questo sport.

Krause rifiutò quindi di riformulare il salario, inasprendo ulteriormente il suo rapporto con Pippen. Nonostante ciò, ad oggi, il nativo dell’Arkansas non ha nessuna ostilità nei confronti del suo ex GM, anzi, lo considera uno dei migliori nel svolgere il suo mestiere.

“Dobbiamo riconoscergli tutto ciò che è riuscito, inizialmente, ad assemblare, e poi a far funzionare. Nella mia carriera, sono stato circondato da grandi personaggi, sportivi e non, ed è anche grazie a loro che abbiamo ottenuto tutti questi successi. Ho giocato per Phil Jackson, il più grande allenatore di sempre, ho giocato al fianco di Michael Jordan, il più grande cestista di tutti i tempi, ho giocato sotto la guida di Jerry Krause, ovviamente il più grande general manager di sempre”.

Krause ha assunto, in alcune situazioni, la figura del cattivo che si schiera contro il resto dei partecipanti, eppure, a circa vent’anni di distanza, non si può nascondere il suo grande operato alla guida del front office.

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