Questa notte alla AdventHealth Arena di Orlando si disputerà gara 7 del primo turno di playoffs: a contendersi il passaggio in semifinale di Conference saranno Houston Rockets e Oklahoma City Thunder, protagoniste di una serie in cui entrambe le squadre sono state in grado di mettere in bella mostra il meglio del proprio repertorio, ma non sempre sono riuscite a mascherare i propri difetti.
Dopo le prime due partite, il destino della serie sembrava già segnato, con i Rockets avanti 2-0 e capaci di dominare sia in gara 1 (+15) che in gara 2 (+13), nonostante la pesante assenza di Russell Westbrook. Houston si è aggiudicata due partite su due senza particolari patemi d’animo e priva dell’attesissimo ex di turno, ragion per cui parevano esserci tutti i presupposti per un comodo passaggio del turno da parte dei Rockets.
Questi ultimi, però, non avevano fatto i conti con la voglia di rivalsa di Chris Paul. Ingabbiato dal suo ex coach Mike D’Antoni nelle prime due partite, CP3 è salito in cattedra proprio nel momento più difficile per i suoi Thunder, capaci di riportare la serie in equilibrio (2-2). Dopo il rientro di Westbrook e il netto 114-80 per i Rockets in gara 5, però, OKC sembrava nuovamente alle corde. Anche in quest’occasione, la squadra più clutch della lega non si è smentita, riuscendo a forzare gara 7 contro ogni pronostico.
I Rockets arrivano a gara 7 per la terza volta in cinque anni: nel 2015, al secondo turno, riuscirono a imporsi per 113-100 sui Los Angeles Clippers di Chris Paul, Blake Griffin, DeAndre Jordan, J.J. Redick e Jamal Crawford, ribaltando il 3-1 in favore degli uomini di Doc Rivers, mentre nel 2018, con CP3 out per infortunio, si arresero per 101-92 ai Golden State Warriors futuri campioni. Nelle ultime due volte in cui Houston si è trovata ad affrontare una gara-7, dunque, Chris Paul è sempre stato uno dei protagonisti: sconfitto coi suoi Clippers nonostante una gran prova nel 2015, grande assente nel 2018.
Per i Thunder, l’approdo a gara 7 certifica l’impresa compiuta, a prescindere da come andrà a finire: OKC aveva cominciato la scorsa stagione senza certezze, costretta a ricostruire in fretta e furia e a mettersi alle spalle l’era Westbrook. ESPN dava loro appena lo 0.2% di possibilità di raggiungere i playoffs: ebbene, non solo Oklahoma City ha raggiunto la post-season, ma lo ha fatto in grande stile, arrivando quinta con lo stesso record dei Rockets quarti (44-28) e mettendo alle corde proprio questi ultimi. I Thunder sono senza alcun dubbio la rivelazione della stagione e un’eventuale qualificazione al secondo turno rappresenterebbe la ciliegina sulla torta.
Houston, invece, ha l’obbligo di portare a casa la vittoria. L’obiettivo dichiarato della franchigia texana è la vittoria del titolo, per cui un passo falso in gara 7 sarebbe il modo peggiore per chiudere la stagione e potrebbe portare a scelte drastiche. Al momento l’ipotesi rebuilding massiccio è naturalmente da escludere a priori, ma un flop in gara 7 potrebbe dar vita a scenari clamorosi. Del resto, i Rockets non escono al primo turno dal 2016, anno in cui persero 4-1 coi Golden State Warriors dopo una stagione tribolata conclusa all’ottavo posto a Ovest.
Con Mike D’Antoni in panchina, Houston ha sempre raggiunto la top 4 della Western Conference, fermandosi per tre volte consecutive al secondo turno (2017, 2018 e 2019) e raggiungendo le Finali di Conference nel 2018. In un anno contrassegnato dalla trade Paul-Westbrook prima e dalla scelta di puntare sullo small ball privandosi di Capela per Covington poi, i Rockets non sono riusciti a trovare la continuità necessaria per poter competere fortemente per il titolo, ma hanno tutt’oggi le carte in regola per battere chiunque.
I Rockets si giocano presente e futuro in gara 7
Game 7 has the #Rockets at a crossroads. Win, and everything starts fresh. Lose, and there's no clear path back to title contention — yet a rebuild isn't realistic, either.
For James Harden, Russell Westbrook, and Mike D'Antoni, a generation is at stake: https://t.co/wDGj8LKVNY
— Ben DuBose (@BenDuBose) September 1, 2020
I loro limiti riguardano soprattutto la capacità di gestire i parziali di vantaggio e i possessi finali. Nelle tre gare vinte nella serie con OKC, i Rockets hanno fatto registrare uno scarto medio di 20.7 punti rispetto agli avversari (+15 in gara-1, +13 in gara-2 e +34 in gara-5), mentre in quelle perse sono sempre stati in vantaggio fino a 2 minuti dal termine, per poi farsi rimontare.
Un problema atavico per Houston, già protagonista, suo malgrado, di situazioni del genere nel recente passato, ad esempio nella serie coi Golden State Warriors nel 2018 (+10 e +11 alla pausa lunga sia in gara 6 che in gara 7, entrambe perse). La gestione dei minuti finali si è rivelata spesso e volentieri frettolosa e errata anche in questa serie, come dimostrano gli errori commessi nella recente gara-6, con l’airball dal mid range e la palla persa di un Westbrook chiamato a risollevarsi dopo due partite tutt’altro che esaltanti.
Occhi puntati anche su James Harden, che per la quindicesima volta si troverà in una situazione di win or go home con la maglia dei Rockets: nelle precedenti quattordici, il Barba ha messo a referto medie di 26.7 punti, 5.7 rimbalzi, 5.8 assist e 2.6 palle recuperate col 41.4% al tiro e il 36% da dietro l’arco, trascinando i suoi alla vittoria in sette occasioni, di cui due proprio contro gli Oklahoma City Thunder, nel 2013, primo anno da avversario per lui dopo la trade che lo portò a Houston nell’ottobre 2012.
Nelle gare 7 disputate in carriera, tra Thunder e Rockets (tre in totale, una con Oklahoma City e due con Houston), invece, Harden ha fatto registrare medie molto simili a quelle delle elimination games disputate coi Rockets: 26.7 punti, 5.7 rimbalzi, 5.7 assist e 3.7 recuperi col 42.4% dal campo. Due le vittorie per il Barba in gara-7, di cui una con la maglia di OKC contro Memphis al secondo turno nel 2011 (17 punti, 4 rimbalzi, 3 assist, 4 palle rubate e una stoppata con 6/10 al tiro e 4/8 da tre) e l’altra con i Rockets, contro i Clippers nel 2015 in Finale di Conference (31 punti, 7 rimbalzi, 8 assist, 3 recuperi e una stoppata).
Per numeri che fanno sorridere dalle parti di Houston, ce ne sono altri che preoccupano e riguardano le percentuali al tiro nelle situazioni per pareggiare o passare in vantaggio nell’ultimo minuto di gioco in una gara di playoffs: Harden primeggia con appena l’11.8% (2/17), seguito proprio dal suo compagno di squadra Russell Westbrook (12.5% con 3/24). Insieme, dunque, i due combinano per un tutt’altro che gratificante 5/41, poco più del 12%.
Al di là dei numeri, però, ai Rockets servirà soprattutto entrare in campo col piglio giusto e non dare mai per scontato nulla. Questi Thunder, del resto, hanno spesso e volentieri dimostrato di saper reagire in qualsiasi situazione, sia nel corso della serie che durante la regular season. Inoltre, a differenza di Houston, OKC non avrà nulla da perdere, avendo già ampiamente fatto più del dovuto quest’anno.

