A perorare la causa dei Miami Heat, sotto per 3-1 alle finali NBA 2020 contro i Los Angeles Lakers, ci ha pensato il grande ex Gary Payton che in Florida vinse nel 2006 il primo titolo della franchigia, e l’unico della sua carriera.
In un articolo pubblicato su The Players’ Tribune, Payton racconta la lunga storia del suo arrivo a Miami, rivela che Pat Riley “tentava dal 1996 di portarmi agli Heat” e ripercorre il processo che portò alla costruzione dei Miami Heat campioni NBA 2006: la squadra della giovane star Dwyane Wade e di Shaquille O’Neal e di un gruppo di super veterani, come Payton stesso, Antoine Walker, Jason Williams, Alonzo Mourning e James Posey.
Gary Payton aveva già giocato e perso a Seattle nel 1996 la finale NBA contro gli invincibili Chicago Bulls di Michael Jordan e della stagione record da 70 vittorie. Negli anni successivi i SuperSonics non sarebbero più tornai a quei livelli e il “guanto” avrebbe lasciato Seattle per finire ai Milwaukee Bucks, quindi ai Los Angeles Lakers nel 2003 (quelli di O’Neal, Kobe Bryant e Karl Malone), un’altra finale persa, e finalmente agli Heat per le sue due ultime stagioni NBA.
Due anni in cui Payton scoprì cosa fosse davvero la “Heat Culture” di Pat Riley, come Hary racconta nel suo lungo articolo.
“La Heat Culture non è semplicemente vincere, è sapere come vincere“, sintetizza l’ex Sonics “E’ non risparmiare neppure una goccia di energia, essere nella miglior forma fisica della tua vita, è volere di più da sé stessi e dai propri compagni (…) Pat Riley deve sapere che tu sarai il bullo in campo“.
Gary Payton: “Hanno già lo champagne in fresco, ma i Miami Heat sono ancora lì”
Per tre stagioni dopo l’addio ai SuperSonics, Gary Payton aveva giocato per tre squadre diverse (Bucks, Lakers e Celtics) senza però trovare una sistemazione a lungo termine per gli ultimi anni di carriera, soprattutto dopo il fragoroso fallimento ai Lakers e la partenza verso Miami di O’Neal.
La scommessa di Riley avrebbe pagato proprio in gara 6 delle finali NBA 2006 contro i Dallas Mavericks. Un tiro decisivo di Payton avrebbe risolto la partita e riscattato una stagione difficile in campo per il vecchio Guanto, forzato ad adattarsi ad un ruolo da comprimario dopo una carriera passata da titolare e star di ogni sua squadra.
“Ci credetti, e mi impegnai con tutto me stesso (…) a Miami puoi riconoscere chi non lo fa, e sai che questi non dureranno a lungo“.
Payton non si attende pertanto dei Miami Heat arrendevoli in gara 5, nonostante lo svantaggio e l’assenza – quasi certa – di Goran Dragic: “Nel 2006 ci trovammo in una situazione simile, sotto per 2-0 contro i Mavericks“, Payton racconta poi di come Riley riuscì a motivare la squadra, che vinse quattro partite di fila per il titolo NBA ’06.
Per vincere il quarto titolo della loro storia, gli Heat dovranno vincere tre partite di fila contro i Los Angeles Lakers, una montagna ancora più alta da scalare rispetto al 2006, “ma io vedo la stessa mentalità di allora in questa squadra, e so che laggiù nella bolla, nello spogliatoio Heat, i ragazzi stanno facendo gli stessi discorsi del 2006 (…) ed io ho un messaggio per loro: tutti dubitano di voi oggi, tutti vi danno per battuti, tutti sono pronti ad incoronare campioni GLI ALTRI… stanno già lucidando il trofeo e mettendo lo champagne al fresco. ma tutti si sono dimenticati che i Miami Heat sono ancora lì.“
“Le prossime tre partite sono per la Heat Culture“.

