Di parole su Stephen Curry ne abbiamo dette e sentite parecchie, il suo gioco li ha portato critiche ma anche molte lodi. Ciò che non si può negare è che Curry sia, insieme a Green, l’anima dei Golden State Warriors.
Ci sono pochi giocatori nella NBA moderna che si legano a una franchigia come Steph. Giocatori che associ subito a una maglia, perché oltre ad avere lo stemma cucito sulla jersey, ce l’hanno anche sul petto, tanto da nascere e probabilmente morire con quel credo. Tanto che in serata il n. 30 ha superato Guy Rodgers nella classifica All-Time di assist della franchigia. Per Steph 4856 assist messi a referto in carriera contro i 4855 di Rodgers.
“Certo, è speciale — riconosce lui — ed è anche frutto di una certa longevità: sono qui da 12 anni e spero di poterci stare ancora a lungo”.
Per questo motivo Steph Curry si è detto profondamente insoddisfatto della partita giocata nella notte contro i campioni NBA, i Los Angeles Lakers. 128–97, il parziale ha portato la ventesima sconfitta nella baia a frante di 20 vittorie. Complice la quarta tripla doppia stagionale di LeBron James e il buon 63% al tiro della franchigia Losangelina.
Adesso in classifica la franchigia di San Francisco è nona dopo i Dallas Maverics, in attesa del ritorno di Klay Thompson e se non vogliono giocare un altro anno di transizione come l’anno passato, bisogna tirare fuori il carattere per aggiudicarsi un posto nella post-season, perché, diciamolo, non vedere gli Warriors ai playoffs fa male…
Curry: “Warriors, prestazione imbarazzante”
“Dobbiamo giocare meglio”, ha detto Curry ai giornalisti dopo la sconfitta. “Dobbiamo sviluppare un atteggiamento vincente ogni singola notte e, onestamente dovremmo essere stufi marci di venire travolti in questo modo: è imbarazzante. Dovremmo sentirci feriti nel nostro orgoglio, per come giochiamo”
Segnali contrastanti dalle due ultime partite, capaci domenica di battere la squadra con il miglior record della lega, gli Utah Jazz, e il giorno dopo cadere pesantemente contro i Lakers di LeBron, evidenziando una perdita di identità.
“Penso che questi ultimi due giorni definiscano la nostra squadra in molti modi”, ha detto l’allenatore degli Warriors Steve Kerr. “In un arco di 36 ore, abbiamo battuto la squadra con il miglior record del campionato con uno sforzo difensivo grintoso e poi abbiamo perso per 31 punti contro un’altra grande squadra. Chi siamo? Che squadra siamo? Siamo 20-20 per un motivo. Non siamo stati in grado di mettere insieme sforzi coerenti in entrambe le estremità del campo. Troppi su e giù. Dobbiamo trovare un modo per mettere insieme alcune buone partite “.
Stephen Curry è da solo?
Se agli Warriors la costante si chiama Stephen Curry, il quale difficilmente sbaglia una partita, ci sono troppe variabili pronte a cambiare ogni partiti.
Sia i veterani che i più giovani, non hanno trovato il giusto equilibrio. Draymond Green fa il suo, il solito. Mentre da Wiggins ci si aspetta molto di più, il ragazzo non ha fatto ancora quel salto di qualità che la franchigia, o in generale tutti, ci aspettiamo da lui dai tempi di Minnesota. Kelly Oubre jr, diciamolo, sta deludendo in questa stagione, poco preciso, scostante. Per chiudere James Wiseman purtroppo è stato fuori per infortunio e quando è in campo alterna giocate sensazionali a momenti di poca lucidità. È al suo primo anno quindi non sarebbe giusto dare la colpa a lui, ha solo bisogno di trovare il suo equilibrio.
Kerr ha provato a cambiare la sua rotazione dalla pausa All-Star, ma James Wiseman , la guardia del secondo anno Jordan Poole e il rookie Nico Mannion hanno ottenuto risultati contrastanti, in generale la panchina Warriors fa davvero fatica.
“Penso che negli ultimi due giorni abbiamo mostrato gli alti di quello che possiamo fare e i minimi di quello che possiamo fare“, ha detto Curry. “Quindi non puoi rimanere coinvolto nelle montagne russe emotive. Ma devi avere un senso di orgoglio per il gioco duro, il gioco fisico, la competizione, solo per essere esausto quando esci dal pavimento perché hai dato tutto lo hai fatto. E questo, a sua volta, ci metterà in posizioni migliori per vincere “.
A fine partita gli è stato chiesto se poteva salvare qualcosa della partita, le sue parole evidenziano la voglia di cambiare marcia: “Absolutely nothing”

