Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsChicago BullsChicago Bulls, il rifiuto di Anthony è stato un bene?

La Free Agency 2014 è stata sicuramente una delle più eccitanti degli ultimi anni, c’erano tantissimi campioni sul mercato disposti a suon di milioni a cambiare franchigia. Uno dei protagonisti principali è stato Carmelo Anthony che a 30 anni si è trovato dinanzi un bivio : cambiare aria per provare a vincere o restare a New York firmando presumibilmente l’ultimo contrattone della vita. Sicuramente l’epilogo di questa vicenda lo conosciamo tutti, molte franchigie hanno provato a convincerlo, Bulls e Lakers su tutti, ma alla fine l’aspetto economico, subordinato alle esigenze familiari, ha prevalso e se per Los Angeles la situazione senza l’ex Syracuse è delle peggiori, c’è Chicago che non sembra risentire molto del rifiuto di Carmelo.

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Obiettivamente la franchigia dell’Illinois negli ultimi anni non è stata molto fortunata nel convincere Superstar a giocare nei Bulls, come testimoniano il grande rifiuto di McGrady nel 2000, il nulla di fatto per le trade riguardanti Bryant e Garnett nel 2007, la corsa a Lebron poi inutile nel 2010 e anche la firma di Carlos Boozer per 80 milioni in 5 anni che non ha rispettato le aspettative, essendo stato tagliato via amnesty la scorsa estate. In questo caso però quest’ennesima firma mancata potrebbe essere stata una fortuna.

La franchigia gestita dal GM Gar Forman e John Paxson è riuscita a costruire nella scorsa offseason una vera contender per il titolo NBA, infatti riuscire ad assicurarsi le prestazioni del 34enne Pau Gasol, che sembra rivitalizzato in questa prima parte di stagione grazie a Coach Thibs, e non aver rinunciato a giocatori importantissimi come Taj Gibson e Mirotic, che non sarebbero potuti restare con l’ingaggio di Melo per problemi di spazio salariale, ha dato dei miglioramenti in attacco e una profondità al roster che pochi altri hanno attualmente nella lega.

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Sicuramente l’ex Nuggets sarebbe stato una garanzia a livello offensivo, con i suoi isolamenti e la capacità di portare punti all’attacco, ma se già l’ingaggio di Gasol e il ritorno di Rose hanno alterato gli equilibri della difesa di Thibodeau, passata dall’essere prima (91.8 punti concessi) a 12esima (98.4 punti), forse la presenza di Carmelo avrebbe creato problemi ancora maggiori, vista la sua indole difensiva pressochè nulla e la difficile adattabilità agli schemi dell’ex vice-allenatore dei Celtics. Inoltre molto probabilmente non ci sarebbe stata l’esplosione del vero protagonista di questa prima parte di stagione per i Bulls, Jimmy Butler, visto che con un attaccante da 20+ tiri a partita come Anthony, Jimmy G Buckets non avrebbe avuto la stessa possibilità di mettersi in luce e di vivere quella che è molto probabilmente la stagione del definitivo salto di qualità.

Andrew Wiggins, Jimmy Butler

Jimmy Butler,stagione da MIP (21,5ppg, 3,4 apg, 5,8rpg).

Insomma sicuramente a Luglio, la firma di Anthony sarebbe stata molto gradita per allenatore, giocatori e  tifosi ma avrebbe creato  dei problemi almeno nella prima parte per quanto riguarda la chimica di squadra. Anche se nel basket in generale e soprattutto nella NBA le occasioni capitano una volta sola e le scelte giuste sono quelle che portano al Larry O’ Brien Trophy, quindi possiamo solo immaginare cosa sarebbe stato Anthony in maglia Bulls, ma almeno possiamo accontentarci del fatto che Chicago, in questo momento, dopo essere stata sedotta ed abbandonata, sta avendo ragione.

Per NBA Passion,                                                                                                                    Giuliano Granata.

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