Come siamo arrivati a questo punto? E’ questa la vera domanda da porsi con i Sacramento Kings, apparsi l’ultima volta ai playoffs ben 15 anni fa, nel lontano 2006. Un’assenza così lunga dalla corsa al titolo, tra l’altro, si è vista solo un’altra volta, con i Los Angeles Clippers degli anni ottanta. Dall’ultima gara di playoffs sono cambiati 10 allenatori, sono state perse più di 750 partite e nessuna delle ultime quindici stagioni si è conclusa con un record positivo.
Non a caso, i Kings vincono mediamente il 36.7% delle gare totali disputate. In questo interminabile decennio, Sacramento si è consacrata come la squadra in perenne ricostruzione, e il discontinuo front office californiano si è reso protagonista di qualche mossa di mercato abbastanza discutibile.
Diamo quindi un’occhiata a quei 5 affari che non hanno fatto altro che peggiorare la situazione per i Sacramento Kings.
Cedere Kevin Martin per Carl Landry

Nonostante si senta raramente il suo nome, Kevin Martin è stato un giocatore più che decente in fase offensiva nel corso dell’ultimo decennio. Tra Kings, Houston Rockets, Minnesota Timberwolves, e Oklahoma City Thunder, Martin ha chiuso ben 7 annate con almeno 20 punti di media, raggiungendo il suo massimo in carriera di 24.6 nella stagione 2008/2009 proprio con Sacramento. In carriera, Martin ha mantenuto il 38.4% da tre punti su 4.2 tentativi a gara ed il 43.7% dal campo su 12.3 tiri a partita.
Tiratore all’ingrosso con buone capacità di far canestro sia dalla lunga che dalla media distanza, Martin ha trascorso 6 stagioni nella capitale californiana per essere poi ceduto, il 17 febbraio 2010, agli Houston Rockets. All’interno di uno scambio a tre, i Kings ricevettero principalmente Carl Landry, mentre i Rockets spedirono Tracy McGrady ai New York Knicks. Per via delle condizioni fisiche instabili di McGrady e di Yao Ming, Houston aveva bisogno di un giocatore che garantisse una certa produzione offensiva, e Martin fece proprio al caso loro.
Al contrario, Sacramento aveva intenzione di sfoltire il reparto guardie per far spazio al nuovo astro nascente, Tyreke Evans, così optò per questo scambio che consentiva, in ultimo luogo, di aggiungere un rinforzo sotto canestro in Landry. Cionondimeno, la trade non funzionò come sperato né per i Rockets né, men che meno, per i Kings.
A seguito di un notevole exploit al suo terzo anno in NBA, Landry sbarcò in un ambiente, quello di Sacramento, in totale ricostruzione e con ben poche aspettative per l’immediato futuro. Ai tempi, il roster dei Kings “vantava” giocatori come Ime Udoka, attualmente capo allenatore dei Boston Celtics, Garret Temple, Omri Casspi, Beno Udrih, Jason Thompson, o ancora Spencer Hawes. In gran parte giocatori sconosciuti ai neofiti, entrati però nel culto di coloro che hanno vissuto gli anni dieci del terzo millennio da appassionati.
Tuttavia, buoni propositi a parte, Landry giocò solo 28 gare in maglia Kings. Venne ceduto poco dopo, l’anno seguente, ai New Orleans Hornets. L’esperienza del natio del Wisconsin a Sacramento fu confusionaria, la sua efficacia offensiva scese al pari della sua presenza a rimbalzo. In cambio, Sacramento ottenne Marcus Thornton: una guardia che non decollò mai nella lega, e che presto si trasformò in un semplice giocatore da rotazione.
In conclusione, quindi, i Sacramento Kings hanno ceduto Kevin Martin, loro miglior scorer, per Landry, poi ceduto a sua volta dopo un anno per Thornton. Al di là delle motivazioni dietro la dipartita di Martin, Sacramento non è stata in grado di trarne in cambio un qualcosa di valore, e questo ha compromesso, seppur in modo parziale, le successive fasi del loro processo di ricostruzione.
Scambiare Isaiah Thomas
Nel luglio del 2014, i Phoenix Suns acquisirono via sign-and-trade Isaiah Thomas, point-guard dei Kings, in cambio di una trade exception da 7.2 milioni di dollari e i diritti per Alex Oriakhi, scelta al secondo giro al draft del 2013. Thomas firmò con Phoenix per 4 anni a 27 milioni, delle cifre del tutto accettabili visto ciò che il nativo di Tacoma aveva fatto vedere sul campo.
Scelto con l’ultima chiamata in assoluto al draft del 2011, prima ancora di diventare l’idolo dei tifosi e un candidato al titolo di MVP in quel di Boston, Thomas chiuse a 20.3 punti di media nella stagione 2013/14, a cui sommare 6.3 assist a gara ed il 45.3% dal campo. Ciononostante, Sacramento non mostrò mai interesse nel voler investire su Thomas, anzi, provò più volte a muoversi sul mercato per sostituirlo come point guard titolare.
Le ragioni dietro a questa serie di scelte sono tutt’oggi sconosciute, in particolare se si considera che, in tre anni con i Kings, Thomas è stato pagato un totale di 2.1 milioni, una cifra misera per gli standard NBA. Inoltre, la franchigia californiana non ha dovuto investire risorse particolari per ottenere Thomas, se non la scelta numero 60 al draft sopra citato. In scadenza di contratto, Sacramento rimase perlomeno coerente e non mostrò alcuna volontà di sedersi al tavolo degli accordi con Thomas.
Il futuro All-Star dei Celtics diede quindi il consenso per accasarsi ai Suns, venendo poi scambiato a metà stagione ai Celtics.

