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Quando si cerca di descrivere questi Golden State Warriors, le parole che vengono alla mente sono sempre più di quelle che realmente servono. Tra questi vocaboli ci sono però due aggettivi che più di altri sono adeguati e che non si possono omettere: questi Warriors sono belli e vincenti. In quanto a bellezza, sebbene col Reverendo Jackson in panchina non ci fosse un sistema offensivo all’altezza della situazione, da qualche anno a questa parte non si può non essere spettacolari con quel backcourt. Per quanto concerne l’essere vincenti, nella baia non hanno una grandissima tradizione cestistica. Il Larry O’Brien non arriva dal 1975, ma quest’anno i W’s hanno tutte le carte in regola per portarlo ad Oakland: uno Steph Curry in formato MVP, un Klay Thompson in versione All-Star, un Draymond Green candidato al titolo di MIP e una panchina che può vantare gente del calibro di Iguodala e David Lee. Ma soprattutto coach Kerr ha importato un nuovo sistema offensivo e ha ulteriormente migliorato quello difensivo di Jackson. L’attuale allenatore ha sfruttato la sua esperienza da giocatore di Phil Jackson e Gregg Popovich, e ha introdotto una versione ibrida della triangle offense con la motion offense, sui cui principi fondamentali si basa l’attacco dei Warriors.
L’attacco a triangolo viene praticato in una versione un po’ particolare, specialmente quando Green è in campo da quattro. In questo caso il numero 23 ricopre il ruolo di stretch four col compito di allargare il campo sul lato debole e migliorare le spaziature. Così il centro di turno ha la possibilità di giocare un uno contro uno in post, senza poter essere raddoppiato. Ma l’aspetto maggiormente positivo derivante dalle ottime spaziature è la possibilità per i vari Curry, Thompson. Iguodala, Barnes ecc. di poter tagliare a canestro facilmente, essendo l’area libera.


L’attacco a triangolo viene praticato in una versione un po’ particolare, specialmente quando Green è in campo da quattro. In questo caso il numero 23 ricopre il ruolo di stretch four col compito di allargare il campo sul lato debole e migliorare le spaziature. Così il centro di turno ha la possibilità di giocare un uno contro uno in post, senza poter essere raddoppiato. Ma l’aspetto maggiormente positivo derivante dalle ottime spaziature è la possibilità per i vari Curry, Thompson. Iguodala, Barnes ecc. di poter tagliare a canestro facilmente, essendo l’area libera.



Situazione di attacco a triangolo su un lato, che da ora in poi chiameremo lato forte. Sul lato debole Bogut staziona sul perimetro e non nella posizione che dovrebbe ricoprire in un normale attacco a triangolo. Sul lato forte Thompson blocca per il taglio di Curry, il quale penetra nell’area, lasciata libera grazie alla posizione di Bogut.
Chiaramente la difesa avversaria viene messa in pressione costante perché con i giocatori già citati non sai mai se aspettarti una penetrazione o un jump shot, quindi anche la minima indecisione può risultare fatale.
Chiaramente la difesa avversaria viene messa in pressione costante perché con i giocatori già citati non sai mai se aspettarti una penetrazione o un jump shot, quindi anche la minima indecisione può risultare fatale.
Situazione simile a quella precedente, ma sul lato forte Barnes non porta nessun blocco. Curry semplicemente fa finta di ricevere un passaggio consegnato con blocco da Bogut, ma in realtà torna indietro. Jackson rimane dietro il blocco e per Curry è un gioco da ragazzi mettere a segno il jump shot.
Per quanto riguarda il sistema di Popovich, Kerr ha ereditato da lui la motion offense, sia sul lato forte (motion weak), sia sul lato debole (motion strong).
Per quanto riguarda il sistema di Popovich, Kerr ha ereditato da lui la motion offense, sia sul lato forte (motion weak), sia sul lato debole (motion strong).
Schema preso direttamente dal playbook di coach Pop sul motion weak. Green riceve un blocco da Bogut e un passaggio. Dopodichè effettua un hand-off con blocco per Barnes, il quale compie lo stesso lavoro per agevolare Thompson. Per un attimo Bryant e Johnson non si intendono e rimangono entrambi su Barnes. Hill è sorpreso e in ritardo nelle rotazioni e a Thompson basta un minimo di esitazione da parte della difesa per mettere le tripla.
Questo tipo d’attacco è specificamente indicato per il roster dei W’s, in quanto prevede l’uso di molti blocchi, in particolare lontano dalla palla. In tal modo i tanti tiratori hanno la possibilità di liberarsi sul perimetro e di uscire con spazio per un buon tiro.
Altro schema preso dal playbook di Popovich, questa volta sul motion strong. Lontano dalla palla Thompson blocca per Barnes. Come nel caso precedente, i due difensori, questa volta Jackson e Ibaka, non s’intendono. Lo splash Brother passa dietro al blocco di Green e può mettere la tripla aperta.
Il risultato di questa unione tra motion offense e triangle offense è un attacco che muove molto la palla ed è primo nella lega per numero di assist e percentuale da tre. Oltre a questi due tipi di attacco, si denota una forte influenza anche della 7 seconds or less offense. Alvin Gentry, attuale vice allenatore dei Warriors, ha collaborato per 5 anni con Mike D’Antoni sulla panchina dei Suns e grazie anche ai ritmi alti Golden State è il primo attacco della lega per punti segnati.
Se il lavoro di Kerr sulla fase offensiva può essere considerato un miracolo, quello sulla fase difensiva non è da sottovalutare. Sebbene i Warriors siano la sedicesima difesa della lega per punti subiti, va anche detto che bisogna tener conto dei già citati ritmi alti. Sono la squadra a subire più tiri, ma sorprendentemente, sono anche quella che concede la percentuale minore. La filosofia di Curry & Co. è quella di portare molti raddoppi, o fintare di farlo e accettare i cambi. E il roster comprende giocatori come Green, Livingston, Iguodala, Thompson e Barnes, tutti in grado di difendere come su un’ala grande, così su una guardia.
Il risultato di questa unione tra motion offense e triangle offense è un attacco che muove molto la palla ed è primo nella lega per numero di assist e percentuale da tre. Oltre a questi due tipi di attacco, si denota una forte influenza anche della 7 seconds or less offense. Alvin Gentry, attuale vice allenatore dei Warriors, ha collaborato per 5 anni con Mike D’Antoni sulla panchina dei Suns e grazie anche ai ritmi alti Golden State è il primo attacco della lega per punti segnati.
Se il lavoro di Kerr sulla fase offensiva può essere considerato un miracolo, quello sulla fase difensiva non è da sottovalutare. Sebbene i Warriors siano la sedicesima difesa della lega per punti subiti, va anche detto che bisogna tener conto dei già citati ritmi alti. Sono la squadra a subire più tiri, ma sorprendentemente, sono anche quella che concede la percentuale minore. La filosofia di Curry & Co. è quella di portare molti raddoppi, o fintare di farlo e accettare i cambi. E il roster comprende giocatori come Green, Livingston, Iguodala, Thompson e Barnes, tutti in grado di difendere come su un’ala grande, così su una guardia.
Su un possesso decisivo, i Blazers decidono di giocare un isolamento in post per Aldridge. Curry raddoppia su LMA, ma i Warriors contrastano il vantaggio creatosi sul lato debole grazie al disciplinamento tattico: Barnes effettua un close-out, ruotando su Lillard, nel frattempo Curry recupera sull’uomo di Barnes, Matthews, e il risultato è una circolazione di palla asfittica con conseguente tiro contestato.
Ovviamente non basta solo accettare i cambi per entrare nell’élite delle difese NBA. Una delle chiavi che sta portando i Warriors al successo è la difesa sui pick and roll, comunemente chiamata “Ice”. Questa tecnica consiste nel far rimanere il portatore di palla sul lato forte e concedergli un long two, il tiro meno remunerativo di tutti, o un passaggio difficile per il bloccante. I due difensori cercano di prevenire la penetrazione e proteggere l’area, mentre i due attaccanti vengono “congelati” e costretti a prendere un tiro di discreta qualità dal mid-range.
Ovviamente non basta solo accettare i cambi per entrare nell’élite delle difese NBA. Una delle chiavi che sta portando i Warriors al successo è la difesa sui pick and roll, comunemente chiamata “Ice”. Questa tecnica consiste nel far rimanere il portatore di palla sul lato forte e concedergli un long two, il tiro meno remunerativo di tutti, o un passaggio difficile per il bloccante. I due difensori cercano di prevenire la penetrazione e proteggere l’area, mentre i due attaccanti vengono “congelati” e costretti a prendere un tiro di discreta qualità dal mid-range.
I Trail Blazers provano a giocare un pick and roll/pop verso il centro del campo, ma Curry e Green lo obbligano a restare sul lato forte. Lillard è raddoppiato sulla linea di fondo e viene “congelato”. Il risultato è un passaggio lento per Aldridge e Green ha il tempo di contestare il tiro. Nell’esempio i due attaccanti sono Lillard e Aldridge, due tra i migliori giocatori della lega e riescono comunque a combinarsi per un tiro di discretà qualità; ma nella maggior parte dei casi, i Warriors riescono a fare anche meglio in questi tipi di situazione.
Nella “Bright side of the bay”, il “lato luminoso della baia”, la luce batte forte sull’Oracle Arena. Visto il progetto di spostare la franchigia a San Francisco, gli Splash Bros e gli altri devono far in fretta per portare il titolo ai tifosi più caldi dell’NBA. Che sia questo l’anno buono per farlo?
Per Nba Passion,
Antonio Greco























3 commenti
Grazie per la risposta. La “weave action” sapevo fosse dei Celtics anni ’60 (anche da quanto dice coach Nick di bballbreakdown) e non so se all’epoca si parlasse già di “motion weak” o “strong”, con cui credo si identifichino strettamente le motion forgiate dai recenti Spurs (fermo restando che il concetto di “motion offense” in generale, è ben più datato, ma anche molto più ampio…). Per cui non so se è proprio corretto guardare alla “weave” come ad una derivazione della “motion weak”… potresti citare eventualmente qualche fonte per aiutarmi a disambiguare?
Se non hai nulla sottomano, non fa niente, ho chiesto solo perché gli aspetti tattici mi interessano molto (non per fare il puntiglioso…). Grazie.
Ciao Antonio,
sono un appassionato di Nba (soprattutto di tattica e statistiche); solo oggi ho scoperto nbapassion ed ho piacevolmente letto alcuni dei tuoi ultimi articoli. Una segnalazione, sperando di non suonarti “cavilloso”: le sequenze non mostrano la “motion weak” di matrice Spurs, ma la “weave action” (all’inizio di questo video, https://www.youtube.com/watch?v=DEyULvNXBmo, trovi proprio la sequenza da cui hai tratto i fotogrammi). Visto che ci sono, mi sbilancio anche con un suggerimento: le immagini non sono un po’ troppo ridotte per essere lette bene? Non so se magari dipende dalle impostazioni del mio browser… ovviamente, ho aggiunto nbapassion ai miei segnalibri e resterò sintonizzato per i prossimi articoli.
Ciao Fraccu,
Innanzitutto volevo ringraziarti per aver commentato l’articolo, perché personalmente apprezzo una partecipazione attiva dei lettori.
Per quanto riguarda la Weave Action, evidentemente non mi sono espresso bene, quindi colgo l’occasione per chiarire. Essa è una giocata di quella che in inglese sono chiamate “set plays”. La Weave è derivante dalla motion weak, in quanto, come ben saprai, il portatore iniziale, Steph Curry, la passa al “trailer” (Green) e poi attraversa il campo e si ferma sul lato debole. Bogut prende posizione in post basso, quindi ci sono tutti gli elementi per inserire la weave nell’enorme famiglia della motion weak. Ovviamente la motion offense, sia la weak che la strong, comprende una serie infinita di varianti, e visto che siamo in tema ti prendo come esempio la gaggle, che io personalmente adoro e che è molto complessa ma parte sempre dai principi di base della motion strong.
Riguardo la dimensione delle immagini, ammetto di non averci mai fatto particolare attenzione, ma da ora in poi farò tesoro dei tuoi consigli. Comunque se clicchi su di esse, dovresti riuscire a ingrandirle.
Spero di essere stato chiaro e grazie ancora!