Home NBA, National Basketball AssociationNba Analysis, Hawks e Warriors: Il punto sulle due capoliste

Nba Analysis, Hawks e Warriors: Il punto sulle due capoliste

di Davide Freschi

Golden State e Atlanta, Warriors e Hawk. Che i nomi delle due franchigie siano sulla bocca di tutti non è di certo una novità, che mantengano senza troppe difficoltà i primati nelle rispettive Conference tantomeno, ma hanno entrambe veramente le carte in regola per andare fino in fondo? Chi, nonostante l’inesperienza dei playoff, ha la possibilità di fare il salto di qualità tanto desiderato? Chi ha finito le batterie e chi invece deve ancora esprimere il suo massimo potenziale? Sono domande ripetute non solo all’interno della Oracle e Philips Arena ma di qualsiasi tifoso amante della palla a spicchi.

Perché si, se c’è qualcuno che ha dominato in lungo e in largo nel corso della stagione e i cui futuri cammini sono semmai incerti sono proprio le due squadre di coach Kerr e coach Budenholzer, un duo oltretutto in lotta per aggiudicarsi il primato di coach of the year e che non ha guardato in faccia niente e nessuno nonostante la quasi totale inesperienza da Head Coach del primo e la “Sophomore” esperienza del secondo.

Mike Budenholzer, head coach degli Atlanta Hawks.

Mike Budenholzer, head coach degli Atlanta Hawks.

58-13 il record dei Warriors, 54-17 quello degli Hawks, numeri da far girare la testa, 1st attacco della lega e assist a partita per i ragazzi di Golden State, 2st per assist a partita e 6st difesa della lega per i georgiani. Forse non serve sottolineare che squadre come Golden State e Atlanta la palla sanno farla girare dannatamente bene e che, se detengono questi record, è proprio perché su entrambe le metà campo tutto il roster ha saputo dare il proprio apporto sacrificandosi al servizio della squadra nel corso della stagione, chi da starter, chi dalla panchina. Sebbene i numeri e le stats appena elencate sembrino collocare in un vero giardino dell’Eden le due capoliste, non è proprio rose e fiori da ambo le parti.

Le differenze tra le due squadre iniziano a delinearsi a meno di un mese dal termine della regular season e certi messaggi sembrano ben chiari: chi pensava che i Warriors calassero o quantomeno rallentassero la propria cavalcata è ancora in tempo per ricredersi, se non l’avesse ancora fatto; per quanto riguarda gli Hawks invece le difficoltà riscontrate nelle ultime settimane, in particolare nell’ultima settimana al cospetto delle big, rappresentano un reale problema che Budenholzer dovrà impedire assolutamente di far riaffiorare alla fase successiva se vuole evitare che il sogno dei propri tifosi si interrompa rapidamente.

Dunque, se per i Warriors le cose non potrebbero andare meglio, per l’altra capolista il discorso non è affatto analogo; gli Hawks non stanno infatti di certo offrendo, soprattutto in queste ultime partite, il loro miglior biglietto da visita in vista dei playoff, ma mai affrettare conclusioni quando il focus della discussione è la franchigia capitale della Georgia. Di certo però per Atlanta non è il primo mini blackout della stagione e, vista l’inesperienza del team, Budenholzer non potrà permettersi alcuna disattenzione a riguardo, ben sapendo che nessuna delle 16 leghe presenti ai playoff nutre compassione nei confronti delle rivali.

Un altro aspetto da tener presente è la discrepanza tra le due Conference. Per quanto sia noto che la competitività già durante la regular season nella “West Coast” è quasi ai livelli degli stessi playoff, al di là dei Warriors nessuna franchigia sembra aver dato l’idea di avere un’arma in più rispetto a questi Warriors, contrariamente a quanto avviene invece nella Eastern Conference, dove Lebron e compagni hanno di fatto ingranato la quarta e sembrano a tutti gli effetti i primi in lista per il trono della Conference. I Warriors rimangono inoltre la franchigia più in forma anche in questo ultimo squarcio di stagione e lo dimostra la statistica che li classica come una tra le squadre migliori della storia NBA a guidare le danze della regular season con un margine di punti a partita di distacco superiore a 10. Basti pensare come in questa stagione siano i Clippers – a quota 5,6 punti di margine rifilati a partita alle rivali, quasi la metà dei Warriors – i primi inseguitori di tale statistica.

Ancora, il fatto che una delle capoliste racchiuda il papabile MVP di questa stagione (Curry) fa oltremodo tranquillizzare i tifosi della Oracle Arena che mai come quest’anno nutrono speranze di titolo ben lontane dall’essere utopiche. Il numero 30 di Golden State alla sua miglior stagione non solo si è inserito al meglio nel sistema di Kerr ma sembra aver trasmesso la stessa grinta e partecipazione ai compagni che spesso e volentieri tiene sull’attenti sul parquet servendogli assist deliziosi e con richiami degni di un vero leader. Quanto possa essere rivelante l’uomo franchigia all’interno del roster è invece per i tifosi Hawks il vero punto di domanda. L’idea che le sorti di Atlanta gravino ugualmente su tutti i membri lascia più che mai un sorta di mistero sul possibile evolversi del cammino degli Hawks nonostante quello dimostrato nelle 71 partite finora disputate. La speranza è che il piccolo calo dell’ultima settimana sia solo dovuto alla consapevolezza di un primo posto ben saldo e della possibilità per alcuni starter di rifiatare, e non che queste due siano invece gli alibi per ulteriori sconfitte.

Dulcis in fundo, Nonostante tutto a “metter grane” ai Warriors ci ha pensato però in minima parte il destino: la possibilità di un primo turno al cospetto della rivale OKC non è proprio la sorte più equa vista la stagione con cui ci stanno deliziando questi Warriors ma tutto sommato neppure la peggior combinazione considerando che i Thunder quest’anno stsnno vivendo una delle peggiori stagioni dal punto di vista di infermeria e sia giunta da poco la notizia che saranno privi per tutta la stagione del loro violino numero 1: Kevin Durant. Una sorte ora come ora più agevole sembra invece quella degli Hawks che si vedrebbero associati ai Boston Celtics, ricchi di storia e dal nome glorioso, ma insieme ai Bukcs costituiscono la franchigia probabilmente meno temibile tra le 7 inseguitrici. Tuttavia, è ancora presto per fare considerazioni. Infatti, la lotta per l’ottavo posto a Ovest e a maggior ragione a Est è ancora molto serrata e basterebbe un nulla per capovolgere le sorti della griglia playoff delle due Conference. Dunque staremo a vedere se i volti delle due franchigie cambieranno al momento dei playoff.

Per NBA Passion,

Davide Freschi

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