Il nuovo millennio dei Boston Celtics è contraddistinto da due grandi cicli. Il primo, iniziato quando Ray Allen e Kevin Garnett hanno raggiunto nel Massachusetts Paul Pierce, ha portato in dote quello che finora è l’ultimo titolo nella gloriosa storia biancoverde. Il secondo, nato a metà degli anni Dieci, si è rivelato più duraturo, ma fino a questo momento meno trionfale. Ecco il quintetto ideale dei Celtics dal 2000 in avanti.
Point guard: Rajon Rondo
Il geniale playmaker da Kentucky arriva a Boston nel 2006, complice una scelta al draft ‘regalata’ dai Phoenix Suns. Nel suo anno da rookie si alterna in quintetto con Sebastian Telfair e Delonte West, ma in estate entrambi vengono ceduti negli scambi che portano in biancoverde Ray Allen e Kevin Garnett. Rondo diventa quindi titolare fisso, e si dimostra subito il motore perfetto del nuovo superteam agli ordini di Doc Rivers. Nel 2008 ha un impatto fondamentale, su entrambi i lati del campo, nella corsa al titolo NBA, e negli anni successivi si impone tra le migliori point guard della lega, guadagnandosi quattro convocazioni consecutive all’All-Star Game e l’inserimento nel terzo quintetto All-NBA della stagione 2011/12. Con i veterani sul viale del tramonto, Rajon è ormai il miglior giocatore dei Celtics. A gennaio 2013, però, viene fermato da un devastante infortunio al ginocchio, che lo tiene lontano dai campi per un anno intero. Quando rientra, la franchigia ha già voltato pagina, preparandosi alla ricostruzione. A dicembre 2014, Rondo viene ceduto ai Dallas Mavericks, con i quali inizia una seconda parte di carriera contraddistinta da vorticosi alti e bassi.
Guardia: Ray Allen
Nelle undici stagioni trascorse fra Milwaukee e Seattle, ‘He Got Game‘ è stato sempre il giocatore di punta in una squadra mediocre. Il giorno del draft 2007, quando i Celtics lo portano a Boston per trasformarsi in una contender, gli chiedono di cambiare prospettiva. Allen diventa quindi l’arma letale della corazzata biancoverde, mietendo una vittima dopo l’altra con il suo inimitabile tiro da tre punti. Segna 7 triple nella decisiva gara-6 delle Finals 2008, mettendo la firma sul suo primo titolo NBA. Due anni più tardi ne manda a bersaglio addirittura 8 in gara-2, ma alla fine a sorridere sono i Lakers, che si prendono la rivincita sugli arcirivali biancoverdi. A Boston, Ray aggiunge al suo illustre curriculum 4 chiamate all’All-Star Game, e il 10 febbraio 2011, proprio contro i Lakers, supera Reggie Miller e diventa il miglior realizzatore dall’arco nella storia NBA. Nell’estate del 2012, al termine di una stagione condizionata dai problemi fisici e dalle tensioni con la dirigenza sul rinnovo contrattuale, decide di firmare con i Miami Heat. Anche in Florida, Allen lascerà un segno indelebile, infilando il leggendario canestro che deciderà le Finals contro gli Spurs.
Ala piccola: Jayson Tatum
Grazie all’avventatezza dei Brooklyn Nets, i Celtics si trovano fra le mani la prima scelta assoluta al draft 2017. Il general manager Danny Ainge decide di cederla ai Philadelphia 76ers, che selezionano l’attesissimo Markelle Fultz. A Boston non serve una point guard: hanno già Isaiah Thomas e stanno per dare la caccia a Kyrie Irving. Con la terza scelta, ottenuta nello scambio, selezionano l’ala Jayson Tatum, da Duke University. Coach Brad Stevens spera di ricavarne un valido elemento da rotazione, invece si trova in casa un uomo franchigia. Complici gli infortuni di Irving e Gordon Hayward, a Jayson vengono offerti subito spazio e responsabilità, e lui risponde alla grande, soprattutto nei playoffs. Dopo una lieve flessione al secondo anno, Tatum esplode, emergendo di prepotenza fra i nuovi volti della lega. Nel 2020 esordisce all’All-Star Game, a cui parteciperà tutti gli anni, e viene inserito nel terzo quintetto All-NBA, salendo poi nel primo sia nel 2022, sia nel 2023. Soprattutto, Tatum guida i Celtics a tre finali di Conference e a una finale NBA, poi persa contro i Golden State Warriors nel 2022.
Ala grande: Paul Pierce
‘The Captain and The Truth‘ è stato il simbolo dei Celtics sia nei periodi bui, sia in quelli gloriosi. 10 volte All-Star e 4 volte All-NBA, nel 2002 guida i biancoverdi in una sorprendente corsa, terminata in finale di Conference. Le sconfitte degli anni seguenti sembrano indirizzarlo lontano da Boston, ma gli arrivi di Ray Allen e Kevin Garnett proiettano la squadra di Doc Rivers ai vertici della lega. Nel 2008, Pierce solleva il Larry O’Brien Trophy da MVP delle finali, e nelle stagioni successive rimane tra i leader della squadra che torna in finale nel 2010 e che si ferma alle Conference Finals due anni più tardi. Nell’estate del 2013 il vecchio Paul, insieme all’altro grande veterano KG, viene spedito a Brooklyn nella famigerata trade che chiude un ciclo, ma che allo stesso tempo getta le basi per un futuro roseo.
Centro: Kevin Garnett
Nel Minnesota, KG è diventato una superstar, un MVP, uno dei volti della NBA a cavallo tra i due millenni, ma non ha mai vinto e non ci è andato neanche vicino. La maxi-operazione con cui i Celtics lo portano nel Massachusetts rappresenta una svolta radicale, per il giocatore e per la franchigia. ‘The Big Ticket’ si cala perfettamente nel nuovo contesto, imponendo subito la sua leadership e sacrificando senza problemi le cifre individuali all’altare dei successi di squadra. Al primo tentativo è subito centro; Garnett chiude la regular season come miglior difensore dell’anno e termina i playoffs stringendo fra le mani il Larry O’Brien Trophy, salutato con l’iconico grido “Anything is possibleeee!“. Nel 2009, Boston sembra avere buone possibilità di ripetere il trionfo, ma ogni speranza di back-to-back viene infranta dall’infortunio al ginocchio subito dal numero 5. Al suo rientro, Kevin aiuta i Celtics a tornare in finale, perdendo stavolta contro i Lakers. Nelle stagioni successive, gli ormai attempati biancoverdi devono cedere il passo ai Miami Heat di LeBron James e nel 2013, dopo l’eliminazione al primo turno contro i Knicks, la franchigia decide di voltare pagina. Garnett lascia Boston dopo 6 stagioni coronate da un titolo, due finali NBA e una finale di Conference, 5 All-Star Game e un primo quintetto All-NBA. Ora la sua maglia numero 5 è appesa al soffitto del TD Garden, di fianco a quella del fido Paul Pierce.
Sesto uomo: Jaylen Brown
L’altro candidato per il posto era Isaiah Thomas, che forse ha avuto un picco più elevato nella stagione 2016/17, ma che di sicuro non ha avuto la costanza ad alti livelli di JB7. Da quando lo hanno scelto con la terza chiamata al draft, nel 2016, i Celtics hanno disputato 4 finali di Conference e una finale NBA. Jaylen ha iniziato come collante del quintetto di Brad Stevens, ma la sua continua crescita individuale lo ha portato a due All-Star Game e all’inclusione nel secondo quintetto All-NBA nel 2023, e gli ha permesso di condividere con Jayson Tatum la cabina di pilotaggio di una delle migliori squadre della lega.
Allenatore: Doc Rivers
Probabilmente anche Brad Stevens, che ne ha preso il posto nel 2013, avrebbe solidi argomenti con cui avanzare una candidatura, ma quando i Celtics sono arrivati in finale, nel 2022, l’ormai general manager aveva già lasciato la panchina a Ime Udoka. In ogni caso, Rivers è stato il timoniere dell’ultimo titolo biancoverde e ha guidato la squadra a un’altra serie finale, poi persa contro i Lakers. È vero, forse con quel trionfo del 2008 si è guadagnato del credito extra per il decennio a seguire, anche quando non lo meritava, e qualche suo ex-giocatore lo ha criticato per la carenza di soluzioni tattiche. Però Doc ha avuto senza dubbio un gran merito: quello di trasformare una collezione di personalità ingombranti in un modello di solidità e coesione.

