Terminata la lunga pausa e archiviate le emozioni olimpiche, le 30 franchigie sono finalmente ai nastri di partenza. Ecco 10 motivi per seguire con interesse la stagione NBA 2024-25!
1. Can’t Repeat
Come i bei tempi andati nella canzone degli Offspring, anche la vittoria del titolo, nella NBA degli Anni Venti, sembra qualcosa di irripetibile. I 6 campioni diversi incoronati nelle ultime 6 stagioni dimostrano che la lega è ancora in cerca di un padrone. Oltre al sostanziale livellamento dei rapporti di forza, almeno ai piani alti, a rendere difficile la nascita di una nuova dinastia sono le nuove regole salariali, atte a penalizzare severamente le franchigie che superino più volte il famigerato “second tax apron”.
Spaventati dalle possibili sanzioni, i Denver Nuggets sono stati costretti a privarsi di Kentavious Caldwell-Pope, elemento chiave nella trionfale cavalcata al Larry O’Brien Trophy del 2023, e di una preziosa riserva come Reggie Jackson. Per provare a riprendere lo scettro, la squadra del Colorado si affiderà ovviamente al suo tre volte-MVP, Nikola Jokic, e alla fame e all’esperienza di Russell Westbrook, arrivato da free agent in estate, ma avrà bisogno anche della crescita dei più giovani, su tutti Christian Braun, Peyton Watson e Julian Strawther, e di ritrovare in piena forma Jamal Murray, apparso lontano dalle condizioni migliori alle Olimpiadi. Mentre i Golden State Warriors, di cui parleremo più avanti, sembrano aver voltato definitivamente pagina, I Milwaukee Bucks sperano che la loro finestra non si sia ancora chiusa.
La prima stagione con Damian Lillard in squadra, tra infortuni poco tempestivi e i tumulti nello staff tecnico, è stata alquanto deludente. Ora che la panchina è saldamente nelle mani di Doc Rivers, bisogna augurarsi che Dame riesca a mantenersi in salute per tutta la stagione, che Brook Lopez e Khris Middleton abbiano ancora cartucce da sparare e che il supporting cast, a cui si è aggiunto Gary Trent Jr, riesca a fornire un valido contributo. Per il resto ci penserà Giannis Antetokounmpo, volenteroso di ricordare a tutti che la NBA è anche la sua lega. I Boston Celtics, campioni in carica, hanno confermato in blocco il nucleo capace di conquistare il diciottesimo stendardo della gloriosa storia biancoverde. Jayson Tatum ha firmato quello che finora è il contratto più ricco di sempre, Derrick White, Sam Hauser e Xavier Tillman hanno rinnovato per una cifra complessiva che finirà inevitabilmente per ingolfare il salary cap, ma che tiene alta la bandiera della continuità. Le uniche minacce per la stabilità del gruppo potrebbero essere rappresentate dalle condizioni di Kristaps Porzingis, che rientrerà da un’operazione al ginocchio non prima di dicembre, e dagli strascichi dell’esperienza Olimpica, con Jaylen Brown escluso con polemiche da Team USA in favore del compagno Derrick White. Ma vista la coesione dimostrata dalla squadra di Joe Mazzulla durante la scorsa stagione, quest’ultimo sembra più un argomento da bar sport, che un pericolo concreto.
2. Il futuro è già qui
Alla vigilia della stagione 2023-24, una schiera di giovani formazioni prometteva di farsi un nome ai piani alti delle due Conference, con il proposito di giocare un ruolo di primo piano nella NBA del futuro. Dodici mesi più tardi, possiamo constatare che quel futuro è già arrivato, e che forse la nuova generazione è già pronta a prendere il sopravvento. I Minnesota Timberwolves hanno espresso tale concetto in modo alquanto efficace, detronizzando senza troppi complimenti i Denver Nuggets e fermandosi solo alle finali di Conference. La sconfitta contro i Dallas Mavericks potrebbe rivelarsi una lezione preziosa per gli uomini di coach Chris Finch, che si presentano ai nastri di partenza non più come una mina vagante, ma come una credibile pretendente al titolo. Per tentare di arrivare alla preda più grossa hanno sacrificato un tassello importante, cedendo Karl-Anthony Towns ai New York Knicks in cambio di Julius Randle e Donte DiVincenzo. Oltre che dall’inserimento dei nuovi innesti, le ambizioni dei Twolves dipendono soprattutto dalla consacrazione di Anthony Edwards, che dopo gli sprazzi di dominio mostrati negli scorsi playoffs è pronto a entrare stabilmente nell’élite delle superstar NBA.
Gli altri principali candidati al grande salto sono gli Oklahoma City Thunder, che attorno al candidato MVP Shai Gilgeous-Alexander e a due astri nascenti come Chet Holmgren e Jalen Williams stanno costruendo un notevole supporting cast. Gli ultimi innesti si chiamano Alex Caruso e Isaiah Hartenstein; due giocatori che porteranno alla corte di Mark Daigneault solidità, esperienza e tanto lavoro sporco, soprattutto nella metà campo difensiva. Forse qualcuno si è dimenticato dei Memphis Grizzlies, che dopo la serie di sfortunati eventi dell’ultimo anno e mezzo puntano senza mezzi termini a tornare ai piani alti della Western Conference. Il rientrante Ja Morant ritroverà al suo fianco Desmond Bane, Jaren Jackson Jr. e Marcus Smart, ma non potrà contare, almeno inizialmente, su GG Jackson, che ha subito un infortunio al piede in offseason dopo un’ottima annata da rookie. In attesa di capire i possibili orizzonti dei New Orleans Pelicans, che accolgono Dejounte Murray e sperano di avere finalmente Zion Williamson nei momenti decisivi, attenzione a quello che succede in Texas. Gli Houston Rockets, che hanno affiancato i giusti veterani ai tanti giovani talenti in rampa di lancio, vogliono raggiungere i playoffs dopo averli solo sfiorati l’anno scorso, mentre i San Antonio Spurs si augurano che le doti uniche di Victor Wembanyama, la saggezza di Chris Paul e Harrison Barnes e la crescita dei giovani possano consentire loro di bruciare qualche tappa. A Est, Indiana e Orlando cercheranno quantomeno di ripetere l’ottima stagione passata. I Magic si aggrappano a Paolo Banchero, una delle stelle più brillanti della nuova generazione, a Franz Wagner, fresco di rinnovo, e a un contorno impreziosito dall’arrivo del due volte campione NBA Kentavious Caldwell-Pope. I Pacers puntano su un gruppo giovane, ma già competitivo, guidato da Tyrese Haliburton, dall’emergente Andrew Nembhard, dal rientrante Bennedict Mathurin e dalle garanzie Myles Turner e Pascal Siakam, rifirmato in estate. La strada sembra invece più lunga per franchigie come Charlotte o Detroit, ricche di talento ma prive ancora di un’identità. Attenzione però; il paesaggio, in quest’epoca così imprevedibile della storia NBA, cambia molto rapidamente…
