All’American Airlines Arena arrivano i Chicago Bulls in cerca di riscatto dopo la sconfitta 105-103 della sera prima a Orlando e obbligati a vincere per mantenere il terzo posto; dall’altra parte ci sono i Miami Heat che devono anch’essi vincere per continuare a sperare di raggiungere i Playoffs. I Bulls, orfani di Butler, sono trascinati da Gasol e Rose che segnano i primi 16 punti dei tori, Miami invece risponde con la presenza dominante di Whiteside.
Il secondo quarto Miami ingrana e trascinata da un super Beasley, autore di 13 punti, e dalla bomba finale di Wade si va al riposo sul 51-32, con Chicago che spara a salve senza mai fare canestro. Thibodeau è una furia e il secondo quarto per i tori è un vero strazio. Miami sembra avere in pugno la partita ma, come accaduto molte volte quest’anno, riesce a farsi recuperare tutto il vantaggio accumulato, e dopo appena 8 minuti del terzo quarto il risultato è di nuovo in parità; cala il silenzio all’ AAA, la palla in attacco non si muove più per gli Heat, si vive solo di isolamenti e anche in difesa le cose non vanno meglio, e Chicago che nel secondo quarto tirava col 15%, improvvisamente comincia a vedere una vasca da bagno trascinata da Gasol e dall’arrembante Brooks in uscita dalla panchina. Miami, tradita anche dal condottiero Wade (4/20 al tiro) si aggrappa al solo Whiteside che, con una sola mano a disposizione visto il problema alla mano destra, fa gli straordinari ma non basta. Vincono i Bulls 89-78 che mantengono il terzo posto e Miami invece saluta quasi sicuramente i Playoffs a meno di un miracolo. Il miracolo sarebbe la doppia sconfitta dei Celtics nelle due sfide contro i Cavs, che molto probabilmente, già sicuri della seconda posizione, risparmieranno Lebron James nella speranza di trovare proprio Boston ai Playoffs; occorrebbero poi due sconfitte di Indiana nelle restanti 4 partite, sconfitte possibili visti gli incontri contro i Thunder e in trasferta a Memphis. Ma a prescindere da come finirà la stagione occorre fare delle valutazioni: la partita di stanotte ha dimostrato alcuni limiti evidenti della squadra di Spoelstra: la caratteristica di farsi recuperare sempre vantaggi importanti è un lusso che nessuna squadra al mondo, specialmente questi Miami Heat possono permettersi, in momenti così delicati della stagione certe partite vanno chiuse e anche più in fretta possibile.
Capitolo Wade e Dragic: i due sembrano trovarsi bene insieme ma l’arrivo del play sloveno non è bastato a Miami per raggiungere i Playoffs, inoltre l’impatto avuto sulla causa Heat è stato importante ma non irresistibile tale da porsi l’interrogativo di quanto valga la pena fare sforzi straordinari quest’estate per trattenerlo o magari guardare altrove qualora non accettasse l’offerta di Riley. I punti di fermi da cui ripartire la prossima stagione sono: Wade e Haslem, leader storici della franchigia, Deng dopo la buona stagione e occorre rifirmare assolutamente Whiteside dopo l’ottima stagione disputata. Lascerà sicuramente la franchigia della Florida Chalmers, mentre magari verrà chiesto un sacrificio a Bosh in termini di contratto; da valutare saranno poi i vari Beasley, Walker Andersen, McRoberts e Napier. Occorrerà sicuramente trovare un uomo in uscita dalla panchina in grado di far rifiatare Wade, e rinforzare la difesa dei tabelloni, troppo fragili quando esce Whiteside. A tutti questi interrogativi dovrà rispondere Pat Riley che si metterà in moto prima possibile per cercare di tornare a dare a Spoelstra una squadra competiti, quasi come ai tempi di “lebroniana” memoria.
Per Nba Passion,
Mattia Picchi (Mattiapicchi on Twitter)



