Gara 1 è stata una grande battaglia, con le difese assatanate sia da una parte che dall’altra, ma, come da preview, a fare la differenza è stato l’abisso che c’è tra il talento della coppia Curry–Butler e l’attacco sterile dei Rockets. Gli Warriors vincono 95-85 una gara a basso punteggio, come saranno presumibilmente anche le altre della serie.
La partita
Houston è partita forte, con Amen Thompson subito pimpante a iniziare l’azione e a stressare la difesa dei Dubs. Sengun ha segnato fin da subito qualche canestro punendo Green, che si staccava troppo per aiutare i compagni. Nell’altra metà campo Amen ha iniziato il suo solito stalking legalizzato nei confronti di Curry, impedendogli di trovare tiri semplici. Lo Chef sul finire del primo quarto si è messo in partita segnando un paio di canestri in penetrazione, dopo che la difesa lo aveva volontariamente spinto verso il pitturato.
Nel secondo quarto inizia la prima vera crisi di Houston, che senza Green e Alpy in campo, non ha idee su come creare un tiro. Intanto Golden State inizia a macinare canestri: Steph segna i suoi primi tiri impossibili e Butler contribuisce coi suoi isolamenti mortiferi. Sengun al suo rientro sblocca l’attacco texano, ma non è abbastanza per cambiare l’inerzia della partita: gli Warriors chiudono il quarto con un parziale di 10-0.
Houston smette completamente di attaccare e va sul -20 a inizio terzo quarto; dall’altra parte Butler segna in testa a qualunque malcapitato e gestisce divinamente i raddoppi. VanVleet sbaglia qualunque tiro gli passi per le mani, Jalen Green sparisce dalla partita e l’attacco dei Rockets si appoggia completamente a Baby Jokic, che segna tanti tiri importanti, nonostante la solidità di Draymond Green. La squadra di coach Ime Udoka dimezza lo svantaggio sul finire del quarto, grazie alla difesa commovente di Tari Eason e ai rimbalzi di Steven Adams; Golden State non segna per oltre tre minuti.
Ma a ridimensionare i piani di Houston ci pensa Steph Curry, che segna un paio di tiri contestati da 9 metri. Questi canestri sono un macigno sulla fiducia dei Rockets, che provano a restare in partita, ma si devono arrendere sul finale, subendo un paio di canestri da rimbalzo offensivo, quella che sarebbe la loro arma. A chiudere virtualmente la partita è un side step spettacolare di Jimmy Butler in faccia a Sengun. Gli Warriors chiudono meritatamente sul +10 e si portano a casa gara 1.
Considerazioni
31 punti con 5 su 9 dall’arco, 6 assist, 3 rimbalzi e 4 palle perse pur essendo marcato da gente più alta, più grossa, più veloce e che non difende sempre in maniera ortodossa; Thompson, ma anche Jalen Green spesso tengono abbracciato Steph, ma nonostante ciò lui si libera per quel decimo di secondo che gli basta per ricevere, mettersi a posto e scoccare il colpo; per il difensore non resta altro che pregare. Questa notte lo Chef ha messo un paio di tiri irrazionali che finiranno in tutti gli highlights, ma è impressionante anche quanto sia meticoloso quando supera la prima linea e va al ferro. L’avevamo detto in preview: Curry farà partite da 30 punti, nonostante la difesa dei Rockets sia forse la migliore in circolazione per limitarlo.
Anche Jimmy Butler ci ha messo del suo, con 26 punti con 10 su 19 dal campo, 7 rimbalzi e 6 assist, oltre a 5 rubate sull’altra sponda. In Regular Season si è dimostrato passivo e più interessato a passare il pallone piuttosto che segnare. Non avevo dubbi che avrebbe cambiato marcia una volta arrivato alla post season. Nei minuti decisivi la palla è spesso andata a lui, che sa sempre come, quando, dove e chi attaccare per chiudere le partite.
Eccetto i due fenomeni, solo Podziemski è andato in doppia cifra, anche grazie alla difesa di Houston che spesso ha sacrificato la sua marcatura per concentrarsi sui due suddetti. Nelle prossime serie questa mancanza di supporto offensivo potrebbe costare a Golden State, che in diversi momenti della partita si è completamente inceppata; per questa serie non mi preoccuperei da questo punto di vista, a patto che Butler e Curry continuino a giocare così.
Perché non mi preoccuperei? Perché l’attacco di Houston è inguardabile. In 48 minuti non si è vista nessuna soluzione offensiva che abbia portato dei risultati: il pick-and-roll non ha funzionato, chiunque fosse il portatore; la circolazione di palla è un concetto sconosciuto; i tagli sulla linea di fondo, che in regular season erano uno dei piatti forti, sono stati pochi e neanche tanto impattanti. L’unico giocatore in grado di inventare qualche canestro, andando a fare a sportellate in area, è Alperen Sengun.
26 punti con 11 su 18 al tiro, 9 rimbalzi, 1 assist, 3 palle rubate e 5 perse è un’ottima stat-line per uno che gioca la sua prima partita di playoffs in carriera. Alpy ha dimostrato di essere anima e corpo dentro l’incontro, restando sempre con la testa sulla partita e prendendosi le responsabilità da leader quale è. Lo stesso non si può dire di Jalen Green, che, al di là dei 7 punti con 3 su 15, è sparito dalla partita nel secondo tempo. Sarebbe sbagliato condannarlo per una partita, soprattutto perché anche per lui è la prima e non tutti reagiscono allo stesso modo, perciò chi tifa Houston dovrebbe continuare a supportarlo nella speranza che il suo talento esca fuori nei prossimi incontri.
E’ più giustificabile invece essere arrabbiati con Fred VanVleet, che ha già calcato questi palcoscenici e ha tirato 2 su 13 da 3 punti. L’ex Raptors ha segnato un tiro importante sul finale, ma non basta a cancellare i troppi tiri aperti sbagliati (alcuni anche di tanto) in precedenza. Steven Adams, l’altro veterano, invece ha condotto una sua battaglia sotto i ferri che ha fruttato ben 5 rimbalzi offensivi e 12 complessivi. Ci sono stati segnali positivi anche da Tari Eason, solo in difesa però, e da Jabari Smith Jr, che ha anche segnato qualche canestro importante.
Devo spendere due parole anche sulla difesa di Golden State. E’ vero che difendere contro i Rockets non è tanto difficile, perché basta creare un tappo in mezzo all’area e il grosso è fatto, ma la loro capacità di aiutare, chiudere le linee di passaggio e forzare palle perse senza mai sembrare in difficoltà è allucinante. La difesa degli Warriors sembra non essere mai in rotazione. Sengun più volte si è trovato in mezzo a 5 piovre, che gli toccavano il pallone da ogni angolo e, quando scaricava per gli esterni, la difesa era già riposizionata come se non fosse successo nulla. Vedremo se questo livello di attenzione difensiva sarà possibile anche contro squadre che aprono meglio il campo.
Gara 2
Il secondo duello si terrà giovedì 24 aprile alle 3:30 italiane. Mi aspetto una partita non molto diversa da questa. Houston continuerà a premere sull’intensità e forse lo farà anche di più. Potremmo aspettarci una difesa ancora più estrema su Steph Curry, raddoppiato anche quando è senza palla, cercando il più possibile di affidare il destino dei Dubs agli altri quattro.
Nell’altra metà campo Jalen Green deve essere più attivo e deve attaccare con ancor più insistenza Steph; per il resto Houston può solo sperare che tutti quei tiri aperti entrino. Golden State può migliorare ulteriormente la copertura di Sengun, che abbiamo visto essere l’unico creator in maglia Rockets. Si può lavorare sui raddoppi preventivi o, al contrario, costringere Alpy a giocare l’isolamento contro Green, negandogli le linee di passaggio, tenendo gli altri quattro ancor più fuori dalla partita.
Le scelte le lasciamo agli allenatori, noi limitiamoci a godere di una serie che si preannuncia scoppiettante e forse anche lunga.
