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Warriors, Kerr: “Con Steph Curry avremmo avuto una chance”

di Michele Gibin

Ci hanno impiegato appena un tempo i Minnesota Timberwolves per sgomberare il campo: non ci sarà una gara 6 e Stephen Curry non rientrerà, la serie contro i Golden State Warriors è finita per 4-1 dopo 5 partite la vittoria interna per 121-110 che non ammette repliche.

I Twolves hanno creato nel secondo quarto di gioco un vantaggio di 15 punti (62-47) cresciuto poi fino al +23 nel secondo tempo. Senza Curry e con un Jimmy Butler ancora non al meglio e limitato a soli 11 tiri e 17 punti, Golden State non aveva chance di competere a livello di talento e attacco nonostante i 28 punti del miglior Brandin Podziemski visto ai playoffs, e ai 26 punti di Jonathan Kuminga. Per Minnesota Anthony Edwards e Julius Randle hanno accumulato qualche palla persa di troppo, 12 in totale delle quali però gli Warriors non hanno approfittato mai, e hanno chiuso con 29 e 22 punti rispettivamente, con ottime percentuali. Per i Twolves il 62% abbondante dal campo in una partita giocata a alti ritmi, troppo alti per Butler, Draymond Green e degli Warriors davvero limitati se si guarda al talento, una volta rimosso Curry dall’equazione anche come moltiplicatore di qualità, per così dire.

Le 20 palle perse finali di Minnesota sono il frutto dei ritmi alti e non fanno male, perché in attacco hanno tratto vantaggio dal ritmo più elevato anche Rudy Gobert, che ha replicato in piccolo la gara 5 contro i Lakers di un turno fa (17 punti e 8 rimbalzi senza mai sbagliare, praticamente) e persino Mike Conley con 16 punti, 6 rimbalzi e 8 assist con 4 triple. Il primo e decisivo solco i Twolves lo hanno scavato quando Steve Kerr è stato costretto a pescare dalla panchina giocatori come Gui Santos, Pat Spencer e Quinten Post, per evitare di sfiancare Butler e Green. Troppa la differenza in termini di qualità tra le due squadre, qualcosa che si sapeva già prima dell’infortunio di Curry e che è diventata palese da gara 2 in poi.

Proprio Stephen Curry è stato il convitato di pietra di questa serie. Seduto in panchina in borghese, Steph aveva come obiettivo per il rientro gara 6, che però non vedrà mai. “Ora non voglio neanche pensare a quel che non è stato, ciò che so è che con lui avremmo avuto una chance” ha detto Kerr dopo la partita “Forse non ci saremmo riusciti comunque ma ora non importa più. Ai playoffs conta restare in salute e mettere i tiri, giocare bene al momento giusto“.

Steve Kerr ha masticato amaro anche sulle condizioni della co-star di Curry, Jimmy Butler che al suo arrivo via trade da Miami a febbraio aveva trasformato gli Warriors. “Anche lui in questa serie era compromesso, diciamo. La botta che ha preso contro i Rockets si è fatta sentire, ha giocato sul dolore, e senza Curry a aprirci il campo Minnesota è stata bravissima a difendere uno contro uno, forzando Butler a giocare uno contro uno contro una grande difesa togliendici il tiro da tre. E poi loro sono lunghi e atletici, andare al ferro non era facile“. Jimmy Butler è stato pochissimo aggressivo in attacco in gara 5 e gara 6, visibilmente limitato nei movimenti e nella corsa e rigido, eredità del colpo all’altezza dell’osso sacro subito in gara 2 della serie di primo turno contro i Rockets.

Emersi dai play-in e vincitori in 7 partite al primo turno contro Houston, al completo gli Warriors avrebbero avuto una chance di battere anche Minnesota dopo aver vinto gara 1 in trasferta. Nel secondo quarto di gara 2 Curry ha però subito uno stiramento muscolare che lo ha bloccatoe e da lì le prospettive per Golden State sono crollate. E Minnesota è stata brava a non concedere occasioni agli avversari facendo valere rotazioni di qualità più elevata e la preponderanza fisica, anche cambiando piano partita in corsa come successo in gara 5 e gara 6 impostando ritmi più alti. I Twolves si sono qualificati per la seconda volta di fila alle finali di conference e ora attendono la vincente della serie tra Oklahoma City Thunder e Denver Nuggets, sul 3-1 per OKC.

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