L’inizio di ogni nuova stagione NBA significa anche che è tempo di preview, di quell’esercizio divertente, anche affascinante ma purtroppo futile di tentare di predire il futuro e fare le carte a 30 squadre NBA, ciascuna con condizioni di partenza e ambizioni diverse, e che hanno tutte davanti 82 partite e quasi 6 mesi di stagione regolare.
E siccome dare risposte è un esercizio altrettanto difficile, e fare domande è invece più semplice, ecco 30 domande a cui ogni squadra NBA dovrà trovare strada facendo una sua risposta. Perché da questa passerà buona parte delle loro fortune o sventure nel 2025-26.
Partiamo, in rigoroso ordine alfabetico! Ecco le prime 15 squadre e relative domande.
Atlanta Hawks: dimmi quante partite giochi, Jalen Johnson
E mica solo lui. Atlanta ha circondato (finalmente!) Trae Young di ali con le braccia lunghe, che difendono anche per lui e che dispongono di mani pronte a ricevere i suoi passaggi. E che non gli staranno troppo tra i piedi mentre Trae orchestra i suoi pick and roll. Nickeil Alexander-Walker, Zaccharie Risacher, Dyson Daniels, Luke Kennard, il rookie Asa Newell sono fatti in questo senso con lo stampino, Kristaps Porzingis allargherà il campo e Onyeka Okonwgu ha iniziato a sperimentare lo scorso anno (32% da tre su 2.0 tentativi a partita, proseguire!).
Ma agli Hawks serve Jalen Johnson, e gli serve in campo. 36 partite nella scorsa stagione, 56 due anni fa. E con tutti i soldi che gli hanno allungato, deve funzionare sennò tutto il resto perde di senso: senza di lui, chi è il secondo miglior giocatore della squadra?
Boston Celtics: chi va a rimbalzo?
Aiutare la propria fortuna è un’arte, e i Celtics l’arte di perdere facendo finta di “giocare per vincere” la conoscono. Il 2025-26 di Boston può prendere qualsiasi via: Derrick White, Payton Pritchard e in parte Jaylen Brown conosceranno difese solo saggiate su di loro in passato, Anfernee Simons è solo di passaggio e lo sarà ancor di più quanto meglio giocherà.
La frontline dei Celtics è disegnata per non prendere neppure i rimbalzi che cascheranno loro sulla testa, con Chris Boucher, Josh Minott, Hugo Gonzalez, Xavier Tillman Sr (ugh). Se Neemias Queta riuscirà a restare in campo abbastanza, con le mani che non si ritrova in attacco, potrebbe banchettare sulla testa in primis dei suoi compagni. Tanto la lotta a rimbalzo di squadra la vincono sempre gli altri.
Brooklyn Nets: che scelta avremo al draft 2026?
Che è anche l’unica cosa che interessa a ogni bravo tifoso dei Nets, assieme a: dove spediremo Terance Mann alla trade deadline; cosa impedisce a Michael Porter Jr di tirare ogni volta che avrà il pallone in mano; cosa impedisce a Cam Thomas di tirare ogni volta che avrà il pallone in mano; a quando un quintetto con soli rookie.
Chicago Bulls: c’è ancora vita sul pianeta Pat Williams?
Potrebbe, e dico potrebbe, valere ancora la pena verificare se esiste un giocatore NBA d’impatto dentro a Patrick Williams. Pat ha appena compiuto 24 anni, tira da tre col 39% in carriera e ha le mani grandi come quelle di Kawhi Leonard. E dalla stagione 2025-26 non avrà nessuno davanti a portargli via tiri e possessi che non è chiaro in realtà quanto voglia davvero. Ma se il resto del roster nel suo ruolo vede Kevin Huerter (finché c’è), Isaac Okoro, Jalen Smith e Dalen Terry…
Con quel contratto che si ritrova, Patrick Williams è incedibile per almeno altri 12-18 mesi. E allora tanto vale fare il pane con la farina che si ha, no?
Charlotte Hornets: ci sei LaMelo?
LaMelo Ball si gioca tutto, che gli piaccia o meno. Un’altra stagione negativa, sia a livello personale sia di squadra, lo separa dall’etichetta di bidone sempre che al suddetto interessi poi più di tanto. Lo dimostri. La squadra è quella che è, scarsa. Ma con dei margini, col terzo anno di Brandon Miller, con Miles Bridges che si gioca buona fetta del prossimo contratto, con due giocatori generosi come Josh Green e soprattutto Collin Sexton che se Ball ci mettesse la sua stessa intensità sarebbe Magic Johnson. E invece è LaMelo.
Poi OK, ci sono i rookie Kon Knueppel e Liam McNeeley, c’è Tre Mann che stava facendo i numeri prima di farsi male e che ora è chiuso dai titolari. Tidjane Salaün ha fatto vedere pochissimo al suo primo anno NBA, c’è Moussa Diabaté che s’è guadagnato i galloni da titolare lo scorso anno sotto canestro. E’ LaMelo Ball che manca da tempo.

