Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiLe 30 domande a cui le 30 squadre NBA devono rispondere nella stagione 2025-26 (seconda parte)

Le 30 domande a cui le 30 squadre NBA devono rispondere nella stagione 2025-26 (seconda parte)

di Michele Gibin

L’inizio di ogni nuova stagione NBA significa anche che è tempo di preview, di quell’esercizio divertente, anche affascinante ma purtroppo futile di tentare di predire il futuro e fare le carte a 30 squadre NBA, ciascuna con condizioni di partenza e ambizioni diverse, e che hanno tutte davanti 82 partite e quasi 6 mesi di stagione regolare.

E siccome dare risposte è un esercizio altrettanto difficile, e fare domande è invece più semplice, ecco 30 domande a cui ogni squadra NBA dovrà trovare strada facendo una sua risposta. Perché da questa passerà buona parte delle loro fortune o sventure nel 2025-26.

Partiamo, in rigoroso ordine alfabetico! Ecco le ultime 15 squadre e relative domande (QUI la prima parte).

Miami Heat: puntare ancora su Tyler Herro?

Herro è eleggibile per un’estensione del suo contratto in scadenza nel 2027 ma finora non sono arrivati segnali d’una volontà di Miami di procedere. Almeno non per ora. L’obiettivo degli Heat è garantirsi la massima flessibilità possibile già nella prossima free agency per rinegoziare innanzitutto con l’ex Kentucky, (forse) con Norman Powell e nel frattempo disporre di più elementi su giocatori come Kel’el Ware, Davion Mitchell, Jaime Jaquez Jr e Pelle Larsson. E soprattutto su Nikola Jovic che la sua rookie scale extension – non particolarmente impegnativa – l’ha già ricevuta.

Tyler Herro è un All-Star ma Miami, con lui e con Bam Adebayo come primi due giocatori della squadra, ha dato la netta impressione (eufemismo) di non poter andare chissà quanto lontano.

Milwaukee Bucks: sarà l’ultima stagione di Giannis?

Questa è LA domanda dell’anno. Antetokounmpo ha deciso di rimandare la questione alla prossima off-season probabilmente anche per mancanza d’alternative, le squadre papabili (c’erano Rockets, Spurs, Knicks, Heat su tutte) non debbono aver fatto chissà quale impressione al due volte MVP. Che del resto coi suoi nuovi Milwaukee Bucks può pensare nella migliore delle ipotesi di farsi una corsa abbastanza profonda ai playoffs visto quanto la Eastern Conference è azzoppata. Tra un anno, San Antonio avrà gli stessi argomenti di oggi e avremmo nel frattempo visto quanto valgono Dylan Harper e Stephon Castle, New York ha la grande piazza ma poche scelte future al draft e occorrerà lavorarci. Torneranno d’attualità i soliti Lakers dopo il ritiro o l’addio di LeBron James. Non sappiamo se il 2025-26 sarà l’ultima stagione di Giannis a Milwaukee, sappiamo però che nonostante le pressioni e il tam-tam mediatico di ESPN, Antetokounmpo non si fa tirare per la giacchetta. Questo è certo.

Minnesota Timberwolves: che Julius Randle viene giù?

Lo scorso anno Randle giocava per il contratto, e gli va dato atto che dopo un inizio difficile e che faceva presagire niente di buono, sia lui sia i Twolves l’hanno fatta funzionare. Ai playoffs l’ex Knicks s’è messo nel panino a livello fisico il vecchio LeBron e Doncic al primo turno, e Draymond Green e gli Warriors (senza Curry da gara 3) in semifinale. OKC era troppo tutto in finale di conference ed è finito tutto in fretta ma il risultato della stagione è comunque stato la seconda Western Conference Finals di fila, per una franchigia che non è propriamente i Boston Celtics come blasone (troppo spesso sottostimiamo risultati del genere per le squadre, ed è sbagliatissimo).

Adesso Julius Randle il suo nuovo contratto se l’è guadagnato, Minnesota è forte anche se ha perso Nickeil Alexander-Walker, ed è soprattutto legata a questo gruppo: Randle e Anthony Edwards, Rudy Gobert, Naz Reid, Jaden McDaniels e Donte DiVincenzo per provare a fare quel passo in più. Sarà durissima.

New Orleans Pelicans: possono emergere a Ovest?

Guardando il roster, perché no? Certo, aver rimpiazzato CJ McCollum con Jordan Poole fa sorridere anche se c’è il fattore anagrafico da considerare, ma il roster non è malaccio: Zion Williamson (tirato a lucido!), Poole, il duo Trey Murphy III e Herb Jones poi Saddiq Bey, Jordan Hawkins, Jose Alvarado e i rookie Jeremiah Fears e Derik Queen, in mezzo all’area Ives Missi e il vecchio Kevon Looney (che ha 29 anni ma ne dimostra 59). Ci sarebbe anche Dejounte Murray che è però al suo secondo infortunio grave in carriera, difficile dire cosa aspettarsi e che tipo di ruolo potrà avere una volta rientrato. Considerato anche il vissuto di questo roster (Zion non gioca mai, Poole ha giocato a Washington) si parte con prospettive da play-in. Poi la piega che la stagione prenderà la verificheremo: se dovesse essere giusta, NOLA vale anche i playoffs diretti, se non lo dovesse essere occhio al mercato per Williamson e Murphy III. E alla panchina di Willie Green.

New York Knicks: sono da titolo?

E’ l’unica cosa che conta quest’anno. La progressione con coach Thibodeau c’è stata: ritorno ai playoffs, un paio di musate, ritorno alle finali di conference dopo 24 anni e ora, dopo il cambio in panchina, è il momento di concludere. Mike Brown è stato chiamato per sbloccare tutto il potenziale offensivo della squadra ma è pur vero che col conservatore Tom Thibodeau, Karl-Anthony Towns ha giocato la sua miglior stagione offensiva in carriera proprio l’anno scorso.

Thibs era accusato – a ragione – di spremere oltremodo i suoi titolari ma la panchina dei Knicks non era lunga. Per Brown lo sarà di più grazie alle circostanze che hanno reso disponibili due giocatori come Guerschon Yabusele, che s’è accontentato di una eccezione salariale, e Jordan Clarkson svincolato dagli Utah Jazz. Questo significa più possibilità di non tirare il collo a Brunson, Towns e un Anunoby sempre sul filo del rasoio-infortuni. E di presentarsi da favoriti quando conterà.

You may also like

Lascia un commento