Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiOklahoma City Thunder e San Antonio Spurs: così simili, ma così lontani?

Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs: così simili, ma così lontani?

di Andrea Delcuratolo

Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs: due squadre molto simili ma ancora molto lontane. La distanza che separa le due squadre, non solo sul piano tecnico ma anche di mentalità, la si ritrova nelle ultime partite. Molto strano dal momento che le due squadre sono state assemblate con la stessa logica ossia molto tanking, altrettanto scouting e scelte al draft molto mirate.

In cosa differiscono allora le due franchigie? Questo pezzo si propone di indagare e cercare risposte. Perché la sconfitta in NBA Cup per Victor Wembanyama e compagni come può essere propedeutica per il futuro, può gettare molte ombre.

Gli staff tecnici e la loro mentalità

Il 2 maggio 2025 si è chiusa un’era in quel di San Antonio. Gregg Popovich, decano del gioco, fa il celeberrimo passo indietro abdicando al ruolo di head coach in virtù di motivi salute. Mitch Johnson viene quindi investito di un ruolo che sta svolgendo ottimamente, sin qui. Il quarto posto in Western Conference, con un record di 18-7, rende ampiamente giustizia ad una stagione in cui gli Spurs hanno l’ambizione di sedersi al tavolo delle contender. Con o senza Wembanyama.

Johnson arriva da una formazione decennale nell’apparato Spurs. Prima come assistente fra Austin Spurs (la squadra di G-League affiliata) e San Antonio, al fianco di Popovich. Poi come head coach dopo la fine della stagione 2024-25, chiusa al tredicesimo posto della Western Conference. Sa chi sono e come funzionano i cinque volte Campioni NBA. 

Le parole dopo la sconfitta contro i New York Knicks nella finale di NBA Cup fanno però riflettere: “Dopo 25 partite, credo anche che abbiamo dimostrato di poter essere una squadra piuttosto forte. Abbiamo anche dimostrato di avere molti margini di miglioramento. E penso che sia questa la nostra situazione attuale e, speriamo, anche quella futura. Possiamo continuare a migliorare un po’ e ridurre al minimo alcune delle cose che dobbiamo migliorare”.

Il messaggio è lucido ma estremamente generale, quasi programmatico: si parla di crescita, di margini di miglioramento, di prospettiva futura. Manca però un riferimento concreto alla partita appena persa e alle responsabilità emerse sul parquet, dando l’impressione di un discorso più orientato a ridimensionare l’impatto della sconfitta che ad assumerne il peso.

Mark Daigneault, capo allenatore degli Oklahoma City Thunder dall’11 novembre 2020, ha già compiuto il suo processo di rebuilding. I Thunder sono vincenti e forti di una grandissima mentalità. La stessa, si costruisce anche dalle sconfitte. In un anno in cui i Thunder possono superare il ricord di 73 vittorie in stagione regolare, le sconfitte diventano un caso più unico che raro. 

Daigneault, forte anche lui di un lunghissimo apprendistato in Oklahoma, ha vissuto tutto il processo messo in moto da Sam Presti, il GM deus ex machina del Titolo 2025. Via Paul George per una manciata di scelte al draft: una rapina per molti. Sei anni dopo, OKC è Campione NBA e i Los Angeles Clippers nel baratro.

Ecco perché le sconfitte sono trattate come qualcosa di normalissimo come spiegato da Shai Gilgeous-Alexander, volto della franchigia e MVP 2025: “È più facile imparare quando non ti senti come vorresti sentirti. Brucia un po’ di più. Vedremo questi ragazzi ancora un paio di volte nelle prossime due partite, quindi sarà una bella sfida. È come un test automatico a scuola; se fallisci il test, puoi rifarlo un paio di giorni dopo. Probabilmente sarà così. Perdere è dove cresci.”

E per arrivare in alto, Oklahoma ha dovuto perdere moltissimo. 

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