La notizia che scuote le fondamenta della NBA è arrivata: LeBron James non si ritira, scenderà in campo per la stagione 2026-27, ma non lo farà con la maglia dei Los Angeles Lakers. L’annuncio, lanciato come una vera e propria bomba mediatica dal CEO di Klutch Sports Rich Paul a ESPN, segna la fine di un’era a Hollywood. Il Re ha comunicato alla dirigenza gialloviola di essere libera di pianificare il futuro senza di lui, preparandosi a scrivere l’ultimo capitolo della sua leggendaria carriera altrove. E all’orizzonte, prende sempre più corpo un’ipotesi clamorosa: la Baia dei Golden State Warriors.
La fine di un’era: LeBron James e i Lakers si separano
Dopo anni di trionfi, record storici infranti e il titolo conquistato nella bolla di Orlando, le strade di LeBron e dei Lakers si separano in modo definitivo. Stando a quanto riportato da Shams Carania, James ha voluto essere chiaro e tempestivo con il front office di Los Angeles, permettendo alla franchigia di muoversi liberamente sul mercato senza dover restare in ostaggio delle sue decisioni estive. Il presidente dei Lakers Rob Pelinka e Rich Paul hanno parlato poco fa dei piani del quattro volte campione NBA. James ha scelto di informare i Lakers con largo anticipo rispetto all’inizio del periodo di free agency, che inizierà a mezzanotte. Per cortesia e in segno di apprezzamento per il loro percorso insieme, LeBron permette così ai Lakers di programmare al meglio le prossime mosse.
È una scelta che chiude un ciclo storico e getta i Lakers in una fase di profonda ricostruzione. Allo stesso tempo, dimostra come LeBron, arrivato a questa fase della sua carriera, stia cercando una situazione tecnica e ambientale specifica per dare l’ultimo assalto all’anello, lontano dalle pressioni di una franchigia che fatica a garantirgli un supporting cast di altissimo livello. I Lakers avevano espresso la volontà di riavere il Re in squadra, ma il giocatore ha deciso di voler proseguire la sua carriera altrove.
Se i Lakers devono guardare avanti, l’attenzione della lega si sposta inevitabilmente su San Francisco, dove i Golden State Warriors sognano un colpo fantascientifico: unire LeBron James e Anthony Davis a Steph Curry, in un roster che vanta già Jimmy Butler e il fresco di rinnovo Kristaps Porziņģis. L’operazione, per quanto titanica dal punto di vista finanziario, è diventata improvvisamente realistica grazie alla rinuncia di Draymond Green alla sua player option da 27.7 milioni. Spalmando l’ingaggio del proprio veterano su più anni a cifre inferiori e riuscendo a scambiare il pesante contratto dell’infortunato Moses Moody, la dirigenza della Baia riuscirebbe a liberare lo spazio salariale necessario sotto il primo apron per offrire a LeBron la midlevel exception da 15 milioni annui, gettando le basi per uno dei super-team più incredibili nella storia del basket.
