La decisione di LaMarcuse Aldridge di lasciare Portland per unirsi ai San Antonio Spurs ha sicuramente fatto parlare e discutere, quantomeno per un palese spostamento dell’ago della bilancia in una western conference più competitiva che mai. L’argomento è stato approfondito in una intervista a Sport Illustrated con l’ex Texas che ha parlato, tra le altre cose, anche del suo rapporto con Damian Lillard.
SI: Nel 2014, dichiarò la sua volontà di rifirmare con Portland. Cos’è cambiato in questo periodo?
LA: Beh, credo di aver semplicemente valutato tutte le opzioni che avevo a disposizione. Certo, non è stato facile lasciare i Blazers. Amo Portland con tutto il mio cuore e conosco l’organizzazione come le mie tasche. Anche e soprattutto per questo è stata una decisione difficilissima. Nel momento in cui ho rimandato l’intervento al pollice per non privare la squadra del mio apporto [a Gennaio, zona caldissima della stagione], a maggior ragione non avrei mai pensato di andarmene. Volevo dare il massimo per la squadra in quel momento, non sprecare il mio “sacrificio”. Volevo raggiungere i Play Off e giocarmela fino alla fine.
Ciò che è cambiato è stata la possibilità offertami dagli Spurs di tornare vicino a casa [Aldridge nativo di Dallas, Texas], pensando soprattutto ai miei figli e alla mia famiglia. Ovviamente la sensazione era che Portland non avrebbe voluto che io me ne andassi, ma sapevo in quel momento che avrei raccolto una nuova sfida con grande entusiasmo. Siamo usciti al primo turno per così tanti anni, e quando finalmente siamo riusciti ad arrivare alle semifinali di Conference (2014) uscimmo proprio contro San Antonio. L’ultimo anno, poi, di nuovo al primo turno.
Sai, Damian [Lillard] è un talento purissimo e sarà uno dei protagonisti della lega nei prossimi anni; ho pensato quindi – anche per questo motivo – di farmi da parte per rendere le cose più facili alla squadra, che in quel momento forse aveva bisogno di chiarezza in termini di leader da seguire.
SI: Si dice che il suo rapporto con Damian Lillard sia stata una delle ragioni per cui lei ha pensato di andarsene. Come descriverebbe il vostro legame?
LA: Credo che questa storia sia sfuggita un pò di mano ai media e alla stessa organizzazione dei Blazers. Sicuramente avremmo potuto e dovuto cercare di avvicinarci più di quello che abbiamo realmente fatto. Avremmo dovuto parlare di più facci a faccia di questa situazione, cosa che non abbiamo fatto, per cercare di avvicinarci un pò di più. Sai, entrambi siamo un pò così… diciamocelo: il problema che potrebbe sorgere è evidente quando metti due ragazzi molto simili a livello di intensità competitiva nella stessa squadra, ma nessuno dei due è disposto a compiere quel “passo indietro” simbolico per cercare di creare un rapporto. Ma questo non significa che avessimo un cattivo rapporto. Mi divertivo a giocare con lui. Credo che abbia imparato, col passare del tempo, come darmi quei palloni che mi permettessero di prendere i tiri che mi piacevano. Tutti sapevamo che era, ed è, un grande giocatore, per cui di problemi non ce n’erano, o almeno non sono stati determinanti o hanno in qualche modo pesato sulla mia decisione. Era anche una comune idea quella di cercare di comunicare un pò di più sul lato personale, ne avremmo beneficiato entrambi e soprattutto la squadra.
SI: Portland avrebbe potuto agire diversamente per trattenerla?
LA: No, credo che abbiano fatto tutto ciò che era in loro potere per cercare di convincermi fino alla fine. Hanno aspettato rispettosamente di vedere di cosa avrei avuto bisogno, delle mie aspettative professionali. La sensazione che mi hanno trasmesso era quella di una franchigia che avrebbe fatto di tutto per tenermi con sè, e che comunque sarei continuato ad essere la prima opzione offensiva del sistema; quindi no, non credo che avrebbero potuto fare di più per far proseguire il nostro rapporto. Era semplicemente arrivato il momento di cambiare aria, dopo avere provato e riprovato con Portland ad assumere una continuità vincente, ma senza mai arrivare a un risultato concreto. Con l’offerta di San Antonio mi è arrivata una ondata di positività e di nuove occasioni, il tutto a un passo da casa. La chiave di tutto, comunque, è stata semplicemente la ricerca del meglio per la mia famiglia. E gli Spurs mi hanno dato una occasione per far sì che questa ricerca potesse finire. E io l’ho colta.
Per NBA Passion,
Nicola Siliprandi.

