Home NBA, National Basketball AssociationRitorni, conferme e possibili sorprese: la stagione NBA 2015/2016 è alle porte e si fa subito sul serio!

Ritorni, conferme e possibili sorprese: la stagione NBA 2015/2016 è alle porte e si fa subito sul serio!

di Marco Tarantino

La nuova stagione NBA è ai nastri di partenza: il 27 ottobre l’attesa spasmodica di noi tifosi ‘notturni’ giungerà finalmente al termine. Tante sono le novità, tanti i cambiamenti, e soprattutto tantissime sono le incognite sui roster, alcuni dei quali stravolti da draft e dalla free agency, altri che si presentano ai nastri di partenza come avevano chiuso e chi invece ha sistemato le sue lacune. Che le partite di inizio regular season non rispondano a tutti questi dubbi è cosa risaputa. Ma la curiosità di assistere ai primi grandi scontri fra chi vuole confermarsi e chi vuole rilanciarsi è comunque notevole.

Opening Night:

Per chi volesse un approccio scioccante, non c’è problema: i Cavs a Chicago e gli Spurs a Oklahoma City sono i piatti forti delle prime due nottate che passeremo in bianco.
Cleveland, dopo il ritorno di Lebron, è tornata a vivere sotto i riflettori della Nba: ed è un bel vivere, visto che qualche mese fa, senza Irving e Love, sono riusciti a mettere in difficoltà i Warriors durante le Finals. Il Re è ancora il giocatore più completo e dominante della lega, e l’alchimia con i 2 sopracitati è destinata a crescere. Il loro predominio ad Est passa attraverso questi scontri diretti con le avversarie più credibili della conference. Non si può aspettare per cominciare a ‘marcare il territorio’, le prime occasioni per ribadire la loro posizione di privilegio sono fondamentali.

Stesso identico discorso per Spurs e Thunder. San Antonio continua a cavalcare il trio delle meraviglie, non foss’altro che il più vecchio dei 3 (Duncan, che ad aprile -udite, udite- ne compie 40 è quello che sembra riuscire con più facilità a restare a certi (altissimi) livelli. Ginobili ha infatti deciso di non ritirarsi, come se avesse capito che quest’anno c’è abbastanza materiale per continuare a divertirsi e vincere. Decisiva l’acquisizione dalla free agency di Lamarcus Aldridge, scelto come erede tecnico (vedremo poi se anche carismatico) del caraibico. David West, Ray McCallum (oltre 5 pts di media in 13′ in preseason) e un più maturo Kyle Anderson (6 in 20′) sono importanti upgrade fra i sostituti. Un mix di esperienza e talento che aspetta solo di essere plasmato dal sergente Popovich. In casa Thunder, invece, l’acquisto più atteso è semplicemente un ritorno: Kevin Durant sta già lasciando traccia in questa preseason (18 in 24′ con quasi il 60% dal campo) di ciò che attende tutti i futuri avversari. Le 27 partite giocate la scorsa stagione gridano vendetta, e il mancato raggiungimento dei playoff è stata la logica conseguenza. Westbrook potrà finalmente togliere i panni di superman vestiti per gran parte della stagione 2014/15 (chiusa a 28, 7 e 8 assist di media), e tornare a far parte del duo di esterni potenzialmente più immarcabile della lega. La riedizione della finale di conference del 2014 è uno stimolo troppo forte per 2 giocatori del genere: spettacolo assicurato.

Squadre da tenere d’occhio: 

Fra le squadre più interessanti spiccano i nuovi Hornets di coach Clifford, con legittime ambizioni di playoff grazie ai tanti movimenti che hanno cambiato il roster in estate. Accantonato l’esperimento Stephenson, si è puntato tutto su giocatori più quadrati e disciplinati, reduci, per diversi motivi, da stagioni deludenti: Jeremy Lin, Nicolas Batum, e Spencer Hawes portano nuova linfa anche in uscita dalla panchina, uno dei tanti punti deboli della scorsa annata. Se a questi aggiungiamo l’energia di Hansbrough e il talento di Kaminsky, protagonista della cavalcata di Wysconsin fino alla finale Ncaa, il problema della profondità del roster potrebbe diventare presto solo un lontano ricordo.

Ad est segnaliamo anche Pacers e Heat. Entrambe hanno aggiunto giocatori imprevedibili durante la offseason (Monta Ellis i primi, Gerald Green i secondi), ma sono un paio di ritorni a destare maggiore interesse. Indianapolis è bramosa di riabbracciare l’esplosivo talento di Paul George (appena 6 partite nella scorsa stagione), disponibile a pieno regime da subito. E’ potenzialmente un upgrade spaventoso ad est, e non ha tanti eguali in giro per la lega. Miami, invece, si tiene stretta il rientrante Chris Bosh (per lui le partite giocate sono state 44, a oltre 21 di media), che a 31 anni è ancora nel pieno delle forze per essere il leader emotivo (assieme a Wade) della squadra. Con Dragic e Whiteside dall’inizio, l’idea di impensierire i Cavs del rimpianto Lebron non è poi così peregrina.

Ad Ovest un occhio di riguardo spetta agli eterni incompiuti, i Clippers dell’istrionico Steve Ballmer. Il ricchissimo proprietario della franchigia, tramite il GM Dave Wohl, ha esaudito i desideri di coach Doc Rivers, confermando (dopo una querelle senza precedenti) DeAndre Jordan e Jamal Crawford, portando in California la leadership di Paul Pierce (capace ancora di sfornare una post season da protagonista coi Wizards da 14 pts in 30′ con oltre il 50% da 3), aggiungendo pezzi importanti come Josh Smith, Lance Stephenson, e Wesley Johnson per cercare di raggiungere quantomeno la tanto agognata finale di Conference mancata a maggio per un nonnulla.

Infine, restando a Los Angeles, non possiamo che spendere qualche parola su colui che, senza forse, rappresenta il rientro più atteso di questa stagione: Kobe Bryant, di partite, ne ha saltate 123 nelle ultime 2 regular season, statistica devastante per un giocatore di quell’età (37 compiuti da poco) abituato a competere ad altissimi livelli. La vicinanza di 2 giovani talenti come D’Angelo Russell e Julius Randle (preseason da quasi 12 pts in 21′ scarsi di impiego per quest’ultimo) potrebbe essere lo stimolo giusto per continuare a stupire, cercando di smentire, come già fatto in passato, pronostici non certo da primi della classe per i suoi Lakers (21 W nel 2014/15).

Per NBA Passion,
Paolo Sinacore

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