C’è poco da dire dinanzi certe prestazioni, c’è solo da alzarsi in piedi e togliersi il cappello. I Warriors hanno legittimato ancora una volta il loro status di campioni NBA in carica, mettendo in piedi uno spettacolo da capogiro che ha ammutolito il pubblico della Quicken Loans Arena di Cleveland e ha lasciato il mondo basito. 132-98 il risultato finale; 34 punti di scarto che mettono in risalto le qualità dei Warriors, lasciando a Cleveland molti dubbi e poche certezze.
WARRIORS GONNA WARRIORS – Chi pensava che i Golden State Warriors fossero tornati “umani” dopo le 2 sconfitte nelle ultime 3 partite, bhè, dovrà ricredersi. Pronti-via ed è già massacro: 4 su 5 dal campo con Klay Thompson e Steph Curry subito caldi, a rifilare 5 punti a testa in soli 2 minuti scarsi di gioco. Rapidità decisionale, ampiezza di gioco, extra-passes e tanto altro. Tutto il repertorio dei Warriors è andato in scena questa notte contro dei Cavs che nulla hanno potuto dinanzi questo strapotere. Il verdetto ad oggi è incontrastabile: Golden State padrona della lega, Cleveland umiliata.
DIVERSA MENTALITA’ – Se sulla carta doveva essere una sfida alla pari, con i Cavs pronti a servire, finalmente con il roster completo e in forma, la tanto attesa rivincita ai rivali delle ultime Finals. Ma la partita andata in scena nella notte ha visto dei Cavs completamente spenti, immobili, quasi intimoriti, in netta balia tecnica ma soprattutto mentale degli avversari che tra le mura nemiche hanno fatto il bello e il cattivo tempo sin dal primo secondo di gioco, mostrando al mondo intero tutte le debolezze e insicurezze dei Cavs. Ad ogni colpo dei Warriors era palese come il contraccolpo morale fosse netto ed evidente tra i giocatori di Cleveland e tra gli uomini della panchina, con coach Blatt incapace di rasserenare i suoi e caricarli quando più serviva.
CAVS, ORA SERVE UMILTA’ – Serve umiltà, tanta umiltà. E tanto lavoro: “Contro le grandi squadre avremmo dovuto giocare bene ma non l’abbiamo fatto e siamo 0-3. Questa notte è stato un esempio di come siamo lontani dall’essere una possibile squadra da titolo”. A dirlo è stato un LeBron James, tanto frustrato quanto demoralizzato da ciò che è andato in scena nella notte. Neanche lui probabilmente avrebbe potuto immaginare tale divario, eppure è così. Adesso i Cavs devono ripartire da zero, azzerando l’orribile prestazione andata in scena nella notte senza però dimenticare i perché di tale disfatta, lavorando quindi su tutti quegli aspetti mentali e tecnici sui quali Cleveland dimostra di essere ancora indietro rispetto alle concorrenti. Golden State e San Antonio sono già in ‘formato-titolo’, serve una svolta e al più presto se non si vuole chiudere la stagione nuovamente tra la delusione e la tristezza. Il pubblico di Cleveland inizia a diventare piuttosto impaziente.

