Ben tornati alla rubrica “Eterni Secondi“, la scorsa settimana abbiamo parlato di Pat Ewing, centro formidabile che però decise di non andare alla North Carolina University, questa settimana invece parleremo di uno che proprio con i Tar Heels ha dimostrato
le sue doti cestistiche, stiamo parlando di Jerry Stackhouse, guardia atletica in possesso di un ampissimo repertorio offensivo.
Fin dalla tenera età in cui inizia a dedicarsi al basket, Jerry dimostra una naturale propensione per la palla a spicchi, nato a Kinston nel North Carolina, si iscrive alla Kinston High School, squadra che porterà alle Finali Nazionali nel suo anno da sophomore ovvero durante la stagione 1991-92, la stessa durante la quale viene eletto Miglior Giocatore dell’anno.
Nel suo ultimo anno di High School si trasferisce alla Oak Hill Academy e insieme a Jeff McInnis (ex NBA) guiderà la squadra ad una stagione perfetta, priva di sconfitte, nella stessa stagione vincerà il premio di MVP del McDonald’s All-American Game (1993).
Durante l’estate del 1993 partecipa ad un camp organizzato dalla Nike, al quale era presente anche un certo Rasheed Wallace, i due danno spettacolo e i media iniziano a parlare di Stackhouse come un possibile erede di Michael Jordan.
Jerry segnerà successivamente un accordo con la North Carolina University, insieme proprio a Wallace e McInnis, i 3 saranno
le icone della squadra, Dr. Stack (come verrà soprannominato) nel suo secondo anno di college guida la squadra con 19.2 punti di media e 8.2 rimbalzi, vincendo il premio National Player of the Year di Sport Illustrated.
Finalmente nell’estate del 1995 partecipa al Draft NBA e i Philadelphia 76ers riescono a portarselo a casa con la 3^ scelta al primo turno, per i Sixers quello sembrava esser stato il colpo del secolo, il suo accostamento a Jordan sia come tecnica che come caratteristiche fisiche, davano grandi speranze alla squadra.
Nel suo anno da rookie addirittura guida la squadra come miglior realizzatore con 19.2 punti, partendo sempre titolare e giocando in media 37.5 minuti, i Sixers però non centrano l’obbiettivo Playoffs.
L’anno successivo Philly mette le mani su un altro portentoso talento, il signor Allen Iverson, i due trovano subito l’intesa e segnano costantemente 44.2 punti insieme, anche questo però non basta a Philadelphia per accedere alla post-season.
Ecco alcune giocate in maglia Mavs di Dr. Stack:
A metà della stagione 1997-98 viene ceduto ai Detroit Pistons insieme al compagno Eric Montross, in cambio di Theo Ratliff e Aaron McKie.
Nella sua terza stagione in maglia Pistons (1999-00) sale finalmente
di livello, per tutta la regular season viaggia a 23.6 punti e guida la squadra ai Playoffs, qui addirittura le sue cifre aumentano, passa a 24.7 punti (miglior percentuale in carriera) giocando 40 minuti, tira col 40.7% da due e col 43% da tre punti, purtroppo però i Pistons escono subito al primo turno.
L’anno successivo Jerry è deciso a dimostrare a tutto il mondo NBA quanto vale, vuole davvero vincere a tutti i costi un anello di Campione, il coach gli dà molto spazio, facendolo giocare per l’intera regular season 40.2 minuti di media, che vengono ripagati da 29.8 punti e 5.1 assist, nonostante le sue ottime cifre la squadra ha difficoltà ad essere costante e anche questa volta i Playoffs scivolano via.
Nel periodo estivo del 2002 viene scambiato coi Washington Wizards in una trade che vedrà coinvolti ben 6 giocatori per portare a Detroit, Richard Hamilton, qui si troverà fianco a fianco di uno che già allora aveva fatto la storia di questo sport, parliamo ovviamente di Michael Jordan.
Nella sua prima stagione agli Wizards è il miglior giocatore della squadra con 21.5 punti e 4.5 assist, ma la squadra non è certo fra le migliori del campionato e l’accesso ai Playoffs è soltanto un sogno.
L’anno successivo sarà costretto a saltare praticamente quasi l’intera stagione a causa di un intervento di artroscopia al ginocchio destro, giocherà soltanto 26 partite.
Nella stagione 2004-05 passa ai Dallas Mavericks in cambio di Antawn Jamison (altro ex North Carolina), ma proprio in quella stagione salterà 41 partite per il persistente problema al ginocchio destro.
Durante i Playoffs di quell’anno inizia ad indossare delle “calze contenitive” che gli permettono di alleviare il dolore alle gambe facendo scorrere meglio il sangue (pratica successivamente utilizzata anche da Kobe Bryant, Dwyane Wade, Tracy McGrady, Vince Carter e LeBron James).
Nei Playoffs 2005-06 diventa di diritto il 6° uomo dei Mavericks, il suo apporto in campo è decisivo contro i Miami Heat durante le Finals tanto che la sua sospensione in Gara 5 per un fallo intenzionale ai danni di Shaquille O’Neal influirà molto sulla vittoria finale proprio degli Heat.
Resterà ai Mavs fino al 2009 non giocando però più come prima, nel 2010 passa ai Milwaukee Bucks, l’anno dopo ai Miami Heat (appena 7 partite) e successivamente agli Atlanta Hawks e ai Brooklyn Nets dove terminerà la sua lunga carriera NBA nel 2013 (4.9 punti, 1 assist e 1 rimbalzo nelle 37 gare disputate).
Giocatore che sicuramente non ha brillato come invece avrebbe potuto fare, certamente le squadre in cui ha giocato a parte i Dallas Mavericks, non erano fra le più competitive e si sà che anche il contesto intorno ai grandi giocatori ha un ruolo molto importante, i ripetuti problemi al ginocchio hanno inoltre dato il colpo finale a questo grande giocatore che purtroppo non è mai riuscito a mettere le mani sul Titolo NBA.
Premi Individuali: 2x NBA All Star Game, NBA Rookie 1st Team 1996, Sport Illustrated Player of the Year 1995, McDonald’s All American MVP 1993
Curiosità: Veste da sempre il numero 42 in onore di Jackie Robinson, giocatore dei Brooklyn Dodgers (1947-1956), il suo atleta preferito

