Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiRip City Chronicles: Quando il gioco si fa duro…

Era prevedibile. Sicuramente non era un evento certo, ma una sconfitta netta come quella subita dai Portland Trail Blazers in casa dei Boston Celtics era tutt’altro che improbabile, anzi. Dopotutto parliamo di un roster giovane ed inesperto che viene da tre settimane giocate a livelli altissimi e soprattutto alla quarta trasferta negli ultimi cinque giorni.

Tutti i segnali captati nella gara al TD Garden sembrano ricondurre proprio a una comprensibile stanchezza collettiva. Basti pensare alle palle perse, ben 14 (quasi il triplo rispetto alle 5 dei padroni di casa), molte dovute a semplici malintesi tra compagni o evitabilissimi errori di distrazione. La mancanza di concentrazione per i giocatori di Stotts si nota anche semplicemente analizzando i parziali della partita.

In vantaggio 28-16 durante il primo quarto, i Blazers hanno subito un parziale di 12-3, il quale ha di fatto scongiurato le possibilità di una fuga che avrebbe potuto indirizzare la partita fin da subito. Ma soprattutto a balzare agli occhi vi è l’impressionante parziale di 45-16 in favore dei Celtics a cavallo tra secondo e terzo periodo. Un autentico massacro nel quale spiccano i soli 12 punti realizzati nel terzo quarto, un’autentica miseria per quello che nell’ultimo mese si è regolarmente rivelato uno dei migliori attacchi della lega. I dati negativi non finiscono qui, anzi si potrebbe rincarare la dose con i 19 rimbalzi offensivi concessi, ma nel giudicare la squadra di coach Stotts non bisogna farsi trasportare da una semplice ‘giornata storta’.

Il viaggio nella Eastern Conference dei Portland Trail Blazers si è rivelato infatti tutt’altro che negativo al momento: le tre vittorie consecutive in casa di squadre temibili come Chicago Bulls, New York Knicks e soprattutto Indiana Pacers sono state tre prestazioni maiuscole per tutto l’organico, che oltre alle impressionanti vampate offensive di Damian Lillard (uno dei pochi eletti che merita il coro M-V-P dal pubblico di casa), ha offerto ottimi segnali dal punto di vista difensivo, area di gioco in cui i problemi nel corso della stagione sono stati moltissimi. Si aggiunga al mix l’affiatamento, che da vita ad una squadra con la “S” maiuscola, e si può tranquillamente affermare che a Rip City si siano visti tempi peggiori.

Sarebbe un sogno vedere Terry Stotts insignito del Coach of the Year Award, ma questa pare destinata a rimanere un’irrealizzabile fantasia, almeno in questa stagione. Oltre ai soliti Steve Kerr e Gregg Popovich, sembrano salire le quotazioni di Brad Stevens, coach dei sorprendenti Celtics. Tutti maghi delle panchine NBA, mostri sacri della tattica e della gestione di uno spogliatoio, ma forse quello che sta realizzando Stotts è ancora più impressionante, considerando le premesse e i mezzi a sua disposizione.

Fonte Foto https://www.facebook.com/Batmattz-1675315432749408/

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Roma non è stata costruita in un giorno, e in NBA valgono le stesse regole. Non basterà un mese positivo ad elevare una squadra nell’elitè della lega, non sarà una sconfitta pesante a riportarla in basso. L’unica cosa certa è che attualmente i Portland Trail Blazers sono uno spettacolo. E questo indica che la strada, tutto sommato, è quella giusta.

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