Home NBA, National Basketball AssociationI love Florida, Magic: la difesa aiuto e recupero funziona?

I love Florida, Magic: la difesa aiuto e recupero funziona?

di Alberto Vairo

Tra i tanti problemi incontrati in questa stagione dagli Orlando Magic, la fase difensiva è sicuramente il più gravoso. L’annata però era iniziata con buoni propositi e auspici. Infatti fino al 31  dicembre la difesa dei Magic era tra le prime sei come efficienza sui 100 possessi (99 di Defensive Rating a novembre e 101 a dicembre) e ‘magicamente’ la squadra aveva un record di 19 vinte e 13 perse. Dal mese di gennaio, però, qualche sassolino  è finito nel meccanismo difensivo di Orlando (il DefRtg è salito a 107 punti subiti su 100 possessi), e la squadra ha cominciato ad inanellare una sconfitta dietro l’altra. Era tutto poco spiegabile, perché coach Scott Skiles non ha cambiato strategia difensiva, tutto è rimasto invariato rispetto ad inizio anno. Anche l’attacco ne ha risentito e i Magic non hanno più mostrato quel barlume di bel gioco offensivo delle prime 32 gare, tanto meno un minimo di efficienza. Come si dice sempre, tutto parte dalla difesa. C’è da chiedersi, quindi, se il tipo difesa impostata da Skiles sia realmente efficace oppure no, se il problema arriva dai concetti o dagli interpreti.

Innanzitutto i problemi difensivi non sono globali ma per lo più vanno isolati a situazioni di pick and roll. Orlando gioca fin dalla preseason una difesa di aiuto e recupero, che non prevede MAI cambi difensivi. Questo significa che sui pick and roll centrali sull’asse play/pivot il centro dei Magic deve fare una scelta, o fa drop o fa show. Drop è quando il lungo difensivo si abbassa in area e cerca di contenere il portatore di palla fino all’arrivo del suo compagno che essendo stato rallentato dal blocco è in ritardo. Questa situazione mette in grossa difficoltà Nik Vucevic, in quanto non avendo piedi veloci per stare con il piccolo viene spesso bruciato in velocità prima che arrivi il compagno. In più richiede fin da subito un’altra rotazione difensiva, il bloccante è libero e può decidere di aprirsi per un tiro dalla media o  tagliare verso canestro, quindi da quel quarto di campo deve necessariamente arrivare un aiuto che però lascia scoperto un altro attaccante, magari in angolo dai tre punti. Una girandola di rotazioni che se non effettuata con i tempi corretti prima o poi lascia libero qualche attaccante, ed è quello che succede costantemente ai Magic (già alla seconda o terza rotazione però). Anche la posizione a rimbalzo non è corretta e i Magic concedono spesso il rimbalzo offensivo perchè nelle rotazioni il difensore rimane dietro l’attaccante e subendo così il taglia fuori. L’altra casistica è che il lungo faccia show, ovvero effettui un paio di passi verso il palleggiatore appena questo è passato sul blocco, in modo che non riesca a prendere una linea di penetrazione. Questo show viene interpretato come raddoppio dai Magic soprattutto quando in campo è presente, nel ruolo di centro, Jason Smith. Il raddoppio sul portatore di palla nel pick and roll richiede una grande collaborazione degli altri tre giocatori che dovrebbero difendere su quattro attaccanti, mettendosi a zona. I due giocatori in raddoppio devono impedire l’uscita di un passaggio veloce in modo da non mandare in sotto numero i compagni. Questa situazione si vede ultimamente, ma non ottiene i risultati previsti. Spesso il playmaker avversario riesce a passare la palla nel momento esatto del raddoppio e Orlando va sotto con tiri non contestati.

Il problema quindi è alla base o di interpreti? È veramente utile giocare una difesa fondamentalista basata su aiuti e non cambiare mai? Analizzando il tutto Orlando soffre tantissimo i pick and roll ma molto meno attacchi che non ne prevedono l’utilizzo. Ma è normale che nel 2016, quando tutte le squadre basano i loro attacchi sui p&r, la soluzione la si deve trovare lì. Chiunque abbia visto la partita di sabato notte tra i San Antonio Spurs e i Golden State Warriors, avrà notato che gli Spurs in difesa sì raddoppiavano Steph Curry, ma non si facevano problemi a cambiare e si è anche verificato che Tim Duncan o LaMarcus Aldridge finissero accoppiati con Curry. Gli Spurs lo hanno fatto anche contro gli Oklahoma City Thunder. Questo perché il non cambiare sui p&r espone a troppi rischi la difesa. Onestamente non si capisce perché Skiles giochi contro qualsiasi delle altre 29 squadre lo stesso tipo di difesa, che peraltro non porta a nessun risultato. A meno che ci dica che i giocatori di Orlando non sono adatti per fare cambio sui p&r, cosa però poco credibile visto che gioca quasi sempre a quattro esterni. Victor Oladipo, Evan Fournier, CJ Watson, Brandon Jennings sono tutti intercambiabili, a cui aggiungiamo Mario Hezonja. Aaron Gordon da quattro ha i piedi per stare con chiunque, e ora con Vucevic fermo ai box ci sono più minuti per Smith che nella stessa misura in cui viene impiegato nei raddoppi sul play potrebbe tranquillamente fare cambio difensivo. Forse sarebbe stato meglio definire le situazioni difensive, ovvero quando fare aiuto e recupero e quando cambiare sui blocchi nei pick and roll. Non è preferibile rischiare dei miss-match ma che con giocatori atletici si possono sopperire invece di rimanere fermi su posizioni e concetti che non portano a nulla? Viste le difficoltà che ormai ci sono da tre mesi, non valeva la pena provare qualcosa di diverso?

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