Home Aneddoti NBAROAD TO RIO: Kevin Durant è la star di Team USA

ROAD TO RIO: Kevin Durant è la star di Team USA

Con buona pace di Carmelo Anthony, è Kevin Durant il giocatore più rappresentativo della compagine americana a Rio. KD è chiamato a farsi perdonare dal pubblico americano portando a casa una medaglia d’oro che sembra decisamente alla portata della sua nazionale: l’accusa è quella di aver abbandonato gli Oklahoma City Thunder per il nemico, di aver scelto una scorciatoia per vincere. Il nemico si chiama Golden State, squadra frantuma-record nonchè vice campione NBA. Con lui, Curry, Thompson, Green ed il sistema Warriors, sembra proprio che per gli avversari non ci sia scampo. Durant e la sua nuova franchigia sono quindi considerati i “villains” della NBA, la squadra che tutti vogliono vedere perdere. L’ex Thunder però non ci sta: uno con il suo talento non può accettare di non vincere.

 

Gli inizi

Questo talento per altro si è mostrato fin da bambino, quando Kevin gioca con gli amici nel campetto sotto casa in Maryland. Qui cresce senza il padre, andato via di casa sette mesi dopo la sua nascita avvenuta il 29 settembre 1988 a Washington. Sono quindi mamma Wanda e nonna Barbara a crescere lui, i suoi fratelli Rayvonne e Tony e la sorella Brianna. Da bambino però Kevin non ha solo un grande talento, è talmente più alto dei suoi compagni che la maestra deve sempre metterlo in ultima fila: questo aspetto della sua vita fa lo fa soffrire molto, nonna Barbara lo consola ogni volta dicendogli che la sua altezza sarebbe stata la sua fortuna. Trova una figura paterna in Charles Craig, soprannominato Big Chucky, che lo aiuta a migliorare i movimenti di gioco.

 

L’amicizia con Beasley

MICHAEL BEASLEY E KEVIN DURANT

MICHAEL BEASLEY E KEVIN DURANT

A 11 anni conosce uno dei suoi migliori amici: Michael Beasley. Il primo incontro avviene ad un allenamento dei Jaguars, squadra dove KD già militava e dove B-Easy viene invitato da un amico ad allenarsi col permesso del coach. Michael si fa però cacciare prima della fine dell’allenamento e, non contento, ruba una pizza destinata alla squadra. Dopo qualche giorno, i due si rincontrano e Kevin chiede spiegazioni per quel gesto. La risposta di Michael è di quelle che non lasciano indifferente nessuno: “non sapevo quando avrei mangiato di nuovo”. Parlando i due scoprono di abitare vicini e di vivere entrambi con un solo genitore: queste similitudini e la passione comune per il basket gettano le basi per la loro grande amicizia che avvicina anche le famiglie, al punto che Michael e sua madre faranno quotidianamente colazione a casa Durant.

 

High School e College

La carriera liceale di Kevin è una marcia trionfale. Cambia molte squadre ma i numeri sono sempre quelli del fenomeno: la stampa inizia ad accorgersi di lui. Durante la sua permanenza ad Oak Hill però subisce un duro colpo: Big Chucky viene ucciso all’età di 35 anni in una sparatoria che aveva cercato di sedare. Da quel momento Durant giocherà sempre col numero 35.

“Voglio far sapere a tutti il motivo per cui ho scelto questo numero. Il mio obiettivo è non farlo dimenticare”.

È il momento di andare al college, la scelta ricade sulla University of Texas. Qui il numero 35 tiene delle medie spaventose: 25.8 punti di media e 11.1 rimbalzi. Dopo un solo anno decide di rendersi eleggibile al draft, dove viene scelto dai Seattle SuperSonics con la seconda chiamata assoluta.

 

L’ascesa fino alle Finals

DURANT, WESTBROOK ED IBAKA: I BIG THREE DI OKC

DURANT, WESTBROOK ED IBAKA: I BIG THREE DI OKC

Vince il premio di Rookie of the Year senza rivali, complice anche l’infortunio di Greg Oden che era stato scelto con la numero 1 da Portland. L’anno dopo la franchigia cambia nome e città: i Seattle SuperSonics diventano gli Oklahoma City Thunder. Nella stagione 2009/2010 vince per la prima volta il titolo di capocannoniere NBA con 30.1 punti di media.
È inoltre il trascinatore di Team USA ai mondiali in Turchia, dai quali torna con la medaglia d’oro ed i titoli individuali di capocannoniere ed MVP del torneo.
Si conferma capocannoniere NBA anche nelle due stagioni successive. La stagione 2011/2012 in particolare segna un grande momento di svolta nella sua carriera: KD e Westbrook trascinano i Thunder alle Finals contro i Miami Heat dei Big Three lebron, Wade e Bosh. Le Finals vedranno però la disfatta dei Thunder, sconfitti 4-1.

 

Le stagioni altalenanti di OKC

Durante l’estate parteciperà alle Olimpiadi di Londra, dove vince un altro oro ed il titolo di MVP della finale.
Gli infortuni dei Big Three dei Thunder faranno sì che la squadra non si possa mai esprimere ai massimi livelli nei playoff. Nella stagione 2012/2013 vengono eliminati al secondo turno da Memphis con un sonoro 4-1 dopo aver chiuso la Regular Season al primo posto. Nel 2013/2014 si fermeranno in finale di Conference sconfitti dai San Antonio Spurs, futuri campioni. Durante questa stagione però Durant mette insieme l’accoppiata capocannoniere-MVP della regular season (qui il video del famoso discorso) e batte il record di Jordan di partite consecutive con almeno 25 punti, saranno 41 in totale.

Nel 2014/2015, complice una serie di infortuni che lo colpiscono, OKC non si qualifica neppure ai playoff. L’anno successivo invece la cavalcata si ferma contro i campioni in carica: i Golden State Warriors. I Thunder erano in vantaggio 3-1 nella serie ma non sono riusciti ad assestare il colpo vincente. Sul banco degli imputati salgono lui e Westbrook, accusati di non avere una mentalità vincente quando conta.

 

L’addio ai Thunder

I NUOVI BIG THREE DI GOLDEN STATE

I NUOVI BIG THREE DI GOLDEN STATE

La free agency di quest’estate l’ha visto passare ai Warriors con tutte le conseguenze, spesso eccessive, del caso. Il web è pieno di media dove si vede una maglia blu-arancione col numero 35 prendere fuoco. Quello che era il loro trascinatore, viene ora considerato un traditore.

Ora però KD ha solo un obiettivo: tornare da Rio con la medaglia d’oro. I suoi precedenti in nazionale lasciano pensare che sarà il protagonista assoluto della manifestazione. Le Olimpiadi serviranno anche a lanciare un messaggio ai Cleveland Cavaliers, campioni in carica della NBA a cui Durant vuole strappare il titolo. The Durantula vuole mordere tutte le competizioni quest’anno, la sete di vittorie ha superato il limite della sopportazione. Gli avversari sono avvisati.

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