D-Wade: “Non ero più felice a Miami”
Le free-agency regalano sempre parecchie sorprese, in particolare se in ballo ci sono nomi importanti o progetti importanti, i retroscena sfociano spesso nel romanzesco, e i media ci vanno a nozze ma, del resto, anche questo fa parte dello spettacolo della lega di Adam Silver. Quest’anno hanno tenuto banco Kevin Durant, con la sua contestata decisione di andare al “nemico” (contratto con i Golden State Warriors) e Dwyane Wade, con il suo tira e molla per il rinnovo ai Miami Heat e la successiva decisione shock di migrare a Chicago, sua hometown. Dopo il mistero riguardo la sua scelta e le mille illazioni, in un’intervista a Cari Champion di Espn, Wade dice: “Dovevo focalizzarmi sulla mia felicità, e in cuor mio non pensavo di averla trovata di nuovo lì (Miami). Ho pensato che il mio tempo (a Miami) fosse finito […].”
Congedo da Pat Riley e i Miami Heat
È stata una separazione agrodolce, quella con la franchigia di Miami, fra incomprensioni –molte- e attestati di stima, come testimoniato dalle parole dello stesso Wade: “Rispetto enormemente Pat Riley per quello che ha fatto, sai, per avermi voluto al draft, quando molti non avrebbero mai creduto che sarei diventato grande quanto lo sono oggi. Ma in questa situazione, tutti abbiamo delle scelte […]. Non è stato affatto l’unica ragione per cui ho lasciato, ma è stata una sua scelta.”
Wade, Butler e Rondo: l’era delle 3 alfa
Wade è tornato a casa, dove la sua passione per il basket è nata e cresciuta nello stesso momento in cui Michael Jordan, nella stessa Windy City, stava scrivendo la storia del basket e dello sport globale.
Dopo 13 stagioni in Florida, Wade arriva a Chicago firmando un contratto di 2 anni a 47.5 milioni di dollari. D-Wade, che sembra voler entrare in punta di piedi in quella che ha denominato “squadra di Butler”, nel settore esterni troverà Jimmy Butler, per l’appunto, e Rajon Rondo, anche lui da poco inglobato nel progetto dei Bulls dopo la sfortunata parentesi ai Sacramento Kings. Butler ha dichiarato a chiare lettere che ha voluto entrambi a Chicago perché sono dei campioni e possono insegnare lui a diventarlo. Si sa, è consuetudine in NBA formare un trio di talento, ogni squadra pretendente al titolo, ad oggi, deve averne uno, e anche i Bulls hanno il loro trio iconico: le 3 alfa, così soprannominati da Butler. 
La domanda vera è: 3 personalità così forti e differenti, 3 “alfa”, saranno in grado di conciliare, ed assieme essere seriamente un pericolo per le altre franchigie?

