Ogni anno in Nba ogni squadra, ogni giocatore come nei film Western, comincia la sua “caccia all’ oro”. Per molti vuol dire consacrarsi,dannarsi la vita per restare nel campionato più bello del mondo, altri per dimostrare di essere il più forte, essere dominante e amato da tutti, molto spesso con prestazioni date da grande determinazione e rabbia: questa è la storia di due giocatori che quest’anno vanno alla caccia dello stesso titolo:il titolo di MVP. Questa è la storia di Russell Westbrook e Damian Lillard.
Russell Westbrook : la rabbia del leader dell’Oklahoma
Russell Westbrook, dopo la sua esperienza nell’università di UCLA, viene scelto come quarta scelta assoluta dai Seattle Supersonics nel 2008 per poi “trasferirsi” agli Oklahoma City Thunder. Westbrook dopo due annate buonissime e con ottime percentuali, ha la vera chance assieme a Durant e Harden di vincere il titolo nella stagione 2011/12, riuscendo a stupire tutti gli addetti al lavoro. Ma l’inesperienza,la troppa voglia di andare oltre le proprie capacità da parte di ‘Pointzilla ‘, sono le cause principali della amara e pessima sconfitta delle finali Nba contro i Miami Heat.
Qui entra in scena il fattore rabbia che sarà fondamentale per tutto il corso della sua carriera: insieme a Durant e non più Harden emigrato ai Rockets, continuano ad essere tra le prime forze ad ovest ed essere sempre protagonista in NBA.
Dopo il brutto infortunio subito al menisco, si accende il vero Westbrook: diventa fulcro del gioco dei Thunder, migliora vertiginosamente le statistiche e comincia ad essere sempre più determinante nei momenti che contano. Nella scorsa stagione emerge totalmente tutto il suo sconfinato talento: prestazioni condite da triple doppie come non ci fosse un domani, diventa decisivo e porta i Thunder assieme a Durant ad una delle finali di Western Conference più belle di sempre contro i Golden State Warriors. In gara 4 compie una prestazione storica: 35 punti ,11 rimbalzi e 11 assist, una tripla doppia che non riusciva a nessuno dai tempi di Jerry West, ma non basta: i Thunder vengono rimontati e perdono la serie per 4-3, e ancora peggio all’inizio della nuova stagione anche Durant lascia Oklahoma City per andare ai Golden State Warriors.
La rabbia è accecante, e comincia a lavorare sodo per prendersi ciò che è suo: il titolo MVP.
Le cifre sono da urlo in questa stagione: viaggia a 38.2 punti di media, più di 11 rimbalzi a partita e quasi 9.4 assist a partita, scendendo in campo con la rabbia e il dimostrare che anche da solo lui è il più forte candidato MVP di questa stagione.
Damian Lillard : la rabbia del predestinato dell’Oregon
Damian Lillard dopo la sua trafila nella WSU University, viene scelto come sesta scelta assoluta del draft del 2012 dai Portland Trail Blazers. Il suo inizio è spettacolare: grazie ad una squadra incredibile e con l’apporto straordinario di giocatori come LaMarcus Aldridge e Nicolas Batum, vince il titolo di Rookie of the Year e si candida ad essere uno dei personaggi più incredibili e amati della NBA. Promesse mantenute: stagione dopo stagione migliora e nella stagione 2013/14 centra il suo primo approdo ai playoff, portando i Trail Blazers fino alle semifinali playoff della Western Conference dopo 14 anni dall’ultima volta. La favola terminerà dopo una pesante sconfitta contro i San Antonio Spurs , nonostante una stagione incredibile.
Poi dopo una stagione di alti e bassi e il mancato accesso ai playoff nel 2015, a Portland nel corso scorsa stagione cambia tutto: resta solo lui,il resto della squadra viene smantellato ed è costretto a combattere da solo a ovest. D’ora in avanti D.O.L.L.A. Lillard gioca partite segnando quarantelli e cinquantelli a ripetizione, con rabbia e leadership porta di nuovo Portland ai playoff e a raggiungere di nuovo con lui una semifinale impossibile alla vigilia contro i Golden State Warriors. Nonostante la squadra non fosse di primo livello, vende cara la pelle e perde soltanto a gara 6.
Lillard inizia assieme a McCollum una stagione da urlo: stesse medie di Westbrook le migliori in NBA fino ad ora e stanotte ha fatto 22 punti nell’ultimo quarto, dando dimostrazione di volere anche lui questo titolo MVP.
Entrambi con la voglia e la rabbia dei predestinati, la voglia di vincere quell’anello titolo MVP, quella rabbia nel dimostrare di essere il numero 1. Pardon il numero 0 più forte della Nba. La corsa dei numero 0 è cominciata: chi riuscirà a fermarli?

