Quarter Tales: Joe Bunn (parte II)

di Luigi Ercolani

Ci eravamo lasciati alla fine della scorsa puntata con Joe Bunn, il nostro eroico centro che non tocca i due metri, impegnato nel cambio di università da North Carolina A&M a Old Dominion da coach Jeff Capel, santone del North Carolina momentaneamente residente in Virginia alle dipendenze del college situato a Norfolk. La squadra l’anno precedente, nella Conference USA, è riuscita a strappare un biglietto per il torneo NCAA. Ancora meglio, ha raggiunto il secondo turno e ha eliminato Villanova detentrice del terzo seed del Regional. Si tratta del miglior risultato per i Monarchs in dieci anni, e che rimarrà tale fino al 2010. In quest’ultima occasione, la Baylor che fa fuori i biancoblù si ferma alle Elite Eight, sconfitta da una Duke futura vincitrice. Questa però chiaramente è un’altra storia.

Nel 1996, il bis non riesce. Un nuovo viaggio nella March Madness riuscirà nel 1997, ma Joe allora sarà già andato. A Old Dominion non è aria, meglio tentare altrove. Philips University, per dire, che non propriamente nota ai più ma a suo tempo alma mater di Doug Roby, che fu presidente del comitato olimpico statunitense nella controversa spedizione di Città del Messico del ’68. Sì, quella di Tommy Smith e John Carlos con il pugno alzato e i piedi scalzi per la solidarietà con le Black Panthers. Si trovano poche informazioni sulla sezione a spicchi di Philips, figurarsi poi quante possiamo reperirne sull’anno da senior di Joe Bunn. Ad occhio però diremmo che non è stato esattamente un disastro.

Il nostro lungo newyorchese, infatti, nella prima stagione da professionista è già nella cadetteria spagnola, per giunta in una città magnifica come Alicante. Si fa notare in un Club Lucentum de Baloncesto che nel 1999/2000 si guadagna la promozione nella massima serie. In quell’anno, però, Bunn gioca a Lleida, in Catalogna. E si ripeterà questa casualità: nel 2000/2001, quando il nostro protagonista sarà tornato in America, i catalani conquisteranno saliranno di categoria.

Non è un caso che abbiamo scritto “in America” e non “negli Stati Uniti”. Joe, infatti, evidentemente a suo agio con il castigliano dopo due anni in Spagna, va in Argentina, la cui tradizione cestistica è rinomata da decenni e che a livello di nazionali sta per vivere l’epopea della Generaciòn de Oro. Ad aspettare Bunn c’è il Peñarol di Mar del Plata. La prima associazione che vi viene è all’omonimo club calcistico uruguagio? Normale, ma occhio: questo Peñarol non ha nulla da invidiare a quell’altro.

Campazzo, che ha fatto sobbalzare sui divani numerosi tra appassionati e addetti ai lavori alle ultime Olimpiadi, e ancora ai Mondiali iberici, per il suo quoziente intellettivo e la sua fragorosa incoscienza? È cestisticamente nato qui. Leonardo Gutierrez, che delle Olimpiadi 2004 e 2008 fu mai troppo considerato elemento, preziosissimo per esperienza e acume? Dal 2009 presta i suoi servizi qui.

Daniel Farabello, che non fece parte della vittoriosa spedizione ateniese ma di quella comunque onorevole giapponese del 2006, che conquistò una promozione a Ferrara e del club estense fu bandiera in A? La sua carriera esplose tra la Plata argentina e il Vasco da Gama brasiliano. Sergio Hernandez, ct e/o vice ct alla bisogna? È stato qui in due parentesi, la prima di sei anni. Andrés Nocioni, che non stiamo neanche a presentare? Nel 2011 scelse il Peñarol come soggiorno in attesa che il lockout finisse e che la NBA riaprisse i battenti.

In realtà, anche qui, Joe non si ferma molto. Nella sola stagione 2000/2001 cambia casacca quattro volte: il già citato Peñarol, poi Gaiteros in Venezuela, Metropolitanos in Repubblica Dominicana e Indios in Porto Rico. Nella stagione seguente siamo da capo: Atenas in Argentina, che a fine annata vincerà la Liga Nacional, poi Red Bull Thunder nelle Filippine, Toros in Venezuela per concludere. Sono anni indubbiamente difficili, in ambienti in cui costruire è già difficile di per sé, figurarsi poi nella società liquida che va a formarsi. Società liquida che farà sentire la sua influenza anche nella palla a spicchi.

È infatti in questo periodo storico che il mercato cestistico in Europa viene sempre più deregolamentato, fino a produrre quel via vai che ancora oggi lo caratterizza. Prova ne sia il 2002/2003, che Joe inizia nel Cantabria in Spagna, appena retrocesso nella seconda divisione, per poi tornare a girare in Centro e Sud America. Ma la sua carriera sta per avere una finalmente una fermata. Ad offrirgli l’occasione sono i vecchi amici del Peñarol.

You may also like

Lascia un commento