Dopo 5 anni di assenza gli Utah Jazz giocheranno i playoff. E’ passato un lustro dallo sweep subito dai San Antonio Spurs al primo turno e molte cose sono cambiate a Salt Lake City. Con 43 vittorie e 28 sconfitte attualmente Utah è al quarto posto nella Western Conference, risultato che sarebbe straordinario e importantissimo per via del fattore campo. Nonostante i vari infortuni accorsi nella stagione, Quin Snyder è riuscito a sopperire alle assenze grazie a un sistema di gioco chiaro e rodato.

La difesa

Il punto forte di Utah è la difesa! Gli Jazz sono la migliore squadra della NBA per punti concessi agli avversari, grazie a vari fattori che non entrano nei tabellini, ma sono determinanti per il risultato finale. La transizione difensiva è una delle migliori caratteristiche della loro difesa, sesti nella lega per sast (stop a fast break). Il pitturato è una vera e propria “no fly zone”. Nella restricted area gli avversari di Utah tirano con il 57.2%, terzo miglior dato della NBA, mentre nel pitturato (non restricted area) tirano con il 39% quarto miglior dato,  undicesimi per percentuale concessa agli avversari dal mid range. Se a tutto questo aggiungiamo che Ingles e Hill sono nell’elite NBA per deflection, rispettivamente con 2.3 e 2.1 a partita e Gobert è il miglior stoppatore con 2.5 a gara, riusciamo a capire meglio perché la difesa è il segreto (di pulcinella) della squadra.

Superstar silenziosa

Gordon Hayward sta vivendo una stagione sontuosa, è migliorato in molti aspetti del suo gioco e la convocazione all’All Star Game lo ha definitivamente consacrato nel ruolo di superstar. Finora ha mantenuto una media di 21.8 punti con il 39.6% da tre, 5.5 rimbalzi, 3.5 assist e 1 rubata in 34.5 minuti. Il 26enne da Butler tira 6.1 liberi a partita, con una media realizzativa del 85%, cercare di arrivare a 7.5-8 liberi a gara deve essere un suo obiettivo, così come deve esserlo il migliorarsi come passatore. Non è solo una questione di assist, ma imparare a mettere in ritmo i compagni e creare per gli altri dal P&R lo renderebbe ancor più immarcabile. Ai playoff sarà marcato con più attenzione e dovrà innalzare il suo livello di gioco per vincere, lo sfideranno sui suoi punti deboli, sarà pronto? Non è un giocatore che ha paura di sporcarsi le mani, nè una supestar “capricciosa” e il coraggio di prendere tiri importanti non gli è mai mancato. Dai due tiri decisivi (entrambi sbagliati) contro Duke nella finale della torneo NCAA, a tiri clutch in NBA, insomma Hayward è pronto a un palcoscenico più importante della Regular Season.

Oscar al miglior attore non protagonista

Se ci fosse il premio al miglior attore non protagonista nella NBA, Rudy Gobert sarebbe sicuramente tra i nominati e anche uno dei favoritissimi per la vittoria della statuetta. Il francese è lo stoppatore numero uno della lega e da molti è considerato il grande candidato a ”miglior difensore dell’anno” e non solo per le stoppate. Anche se le sue stoppate si lasciano guardare…

L’aumento delle responsabilità, la crescita della squadra e il suo miglioramento tecnico sono i motivi per cui sono migliorate drasticamente le sue stats.

Il 66% ai liberi, dato più alto in carriera, è significato un incremento nei tentativi (da 3.9 a partita a 5.7) e di conseguenza ne ha beneficiato la casella dei punti segnati 13.2 in 33.7 minuti.

Rimbalzi, assist e stoppate sono anch’essi migliorati giocando circa 7 minuti in più rispetto alla precedente media. Gli Utah Jazz hanno il problema di segnare, si ritrovano spesso con poche situazioni offensive credibili, lo sviluppo di Gobert è fondamentale per invertire questa tendenza e l’attuale % ai tiri dalla lunetta gli permette di restare in campo nei finali di gara, dove incide in entrambe le fasi di gioco.

Clutch Rudy Gobert

 

Punti deboli

Coach Quin Snyder a colloquio con Derrick Favors.

Gli Jazz sono ultimi nella lega per pace, questo però è un dato che può essere visto da vari punti di vista. Avere un pace basso significa che si gioca un numero di possessi minore e ad un ritmo più sostenuto. Tendenzialmente è uno svantaggio per il flow offensivo e per l’attacco in generale, ma non è detto che ai playoff non si possa rivelare un vantaggio; infatti in postseason si gioca con un pace inferiore a quello della regular e le difese hanno un peso diverso. L’essere abituati a uno stile di gioco “da playoff” potrà essere d’aiuto a una squadra come Utah. Un altro aspetto dove possono crescere sono i canestri assistiti, soltanto 19.7 punti derivano da assist che sono il terzo peggiore dato, solo dopo a Phoenix e Toronto. Quin Snyder come coach è riuscito a dare un’identità di squadra, ha aiutato molti giocatori a migliorarsi e con l’ultimo monte ingaggi della NBA ha creato un roster da top 5 nella Western Conference, ma offensivamente ha mostrato dei limiti che se non dovessero essere superati creeranno più di un problema agli Jazz.

La panchina della franchigia di Salt Lake, all’inizio della stagione, era stata etichettata come una delle migliori, ha rispettato le aspettative? 20esima per minuti disputati 18.1, 22esima per punti segnati 31.6 e un net rating di +1.6 (ottava nella lega). A causa dei vari infortuni non si è visto sempre il quintetto ideale e di conseguenza anche la vera panchina. Joe Johnson e Boris Diaw con tutto il roster al completo parteciperanno alla second unit. Se come backcourt titolare sarà scelto il duo Hill-Hood dovrà essere chiarito il ruolo anche ai panchinari per far capire a tutti la propria utilità.

Possibili rivali ai playoff

Al primo turno playoff gli Jazz verosimilmente affronteranno una tra Los Angeles Clippers, Oklahoma City Thunder e Memphis Grizzlies. Tutti e 3 questi team hanno il potenziale per controbattere al meglio l’arsenale di Utah, dato che: Steven Adams, DeAndre Jordan e Marc Gasol sono tra i pochi centri a potersela giocare alla pari con Gobert e in più hanno tutti uno per marcare Hayward al meglio, Andre Roberson, Luc Mbah a Moute e Tony Allen. I Clippers hanno una panchina con più punti nelle mani e questo probabilmente li rende l’avversario peggiore tra i 3. Invece i Thunder di Westbrook intimoriscono per la forza del numero 0 che però ai playoff va testato come one-man team, nel bene e nel male. I Grizzlies senza Chandler Parsons infortunato sono l’eventualità migliore per i ragazzi di Salt Lake. Il fattore campo potrebbe essere determinante, perciò le restanti 11 partite dovranno essere giocato con il massimo impegno.

 

Non sono ancora una contender, ma non è detto che non lo diventeranno, i Jazz hanno prime scelte ai prossimi due draft da utilizzare o scambiare, il monte ingaggi più basso della NBA, giovani ancora in fase di crescita e altri che potrebbero rivelarsi più utili del previsto. Il futuro degli Utah Jazz è promettente e questa stagione potrà essere ricordata come l’inizio di un ottimo ciclo al vertice.

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