Home Eastern Conference TeamsRaptors vs Bucks 1-1: Road to Milwaukee
Kyle Lowry Toronto Raptors

Lo sguardo sollevato di Kyle Lowry dopo il canestro del 104-100 di gara 2 spiega tutto. A meno di 10 secondi dalla fine, lo spettro di uno 0-2 fra le mura amiche cominciava ad aleggiare nelle teste dei tifosi presenti all’Air Canada Centre, facendo tornare alla mente la sciagurata serie contro Washington del 2015.
I Bucks hanno provato sul serio a chiudere idealmente i giochi dopo due sole partite, contro ogni pronostico. Ci sono andati vicini, e questo è già un merito. Hanno messo in mostra tutti i limiti dei loro avversari, e hanno dato l’impressione di seguire più agevolmente il loro piano partita.
Per ora tutto ciò è comunque servito a ribaltare il fattore campo, dettaglio non di poco conto. Non basta però a indirizzare la serie, visto che i Raptors hanno più volte dimostrato di saper affrontare questo tipo di situazioni.

DeMar DeRozan

DeMar DeRozan e Kyle Lowry.

Toronto, abbiamo un problema: gara 1. Con quella di sabato scorso, quelle perse al primo turno di playoffs diventano 9, su un totale di…9. In pratica una tassa da pagare a cui questo gruppo di giocatori comincia ad essere abituato. Negli ultimi 4 anni il passo falso iniziale si ripete sistematicamente, e stavolta è stato anche parecchio fragoroso. I Raptors hanno tirato col 36% segnando 83 miseri punti, con un saldo palle recuperate/perse di -7, e Kyle Lowry ha chiuso con 4 anonimi punti, frutto di un deprimente 2/11 al tiro. Nonostante questi dati impietosi, Toronto era riuscita a chiudere il primo tempo sul +5. Poi, alle prime difficoltà della ripresa, si è sciolta: 32 i punti totali nelle ultime due frazioni.
In gara 2, con le spalle al muro, i padroni di casa hanno invece gestito il match per larghi tratti, scappando in doppia cifra, e reagendo sempre con prontezza a ogni tentativo di rimonta degli ospiti. Certo, sul +12 a 9 minuti dalla fine ci dovrebbe essere più risolutezza nel chiudere la pratica. Ma evidentemente ai Raptors piace soffrire, affidandosi alle giocate dei singoli, per l’occasione molto efficaci: Lowry e DeRozan hanno chiuso con 45 punti totali e un ottimo 50% al tiro (15/30).
Merita un discorso a parte Serge Ibaka: lo spagnolo viaggia a 17.5 punti e 10.5 rimbalzi, col 45% da 3 e 2.5 stoppate a partita. L’unico dei suoi a rispondere presente in entrambe le uscite, enigma irrisolvibile per la difesa avversaria con la sua stazza e la sua bidimensionalità.

Greg Monroe.

 

Da underdog designati, i Bucks se la stanno cavando egregiamente. Difesa e transizione restano le armi definitive che potrebbero sancire un loro upset, ma è sull’esecuzione accurata del gioco a metà campo che stanno costruendo questo buon inizio di postseason.
Nel primo capitolo della saga hanno messo la freccia con uno strabiliante 3° quarto da 29 punti, e tutti i 10 canestri messi a segno sono stati assistiti. Un dato impressionante che denota le palesi difficoltà della difesa dei Raptors negli accoppiamenti in situazioni di blocco, lette magnificamente dall’insospettabile Khris Middleton di gara 1, capace di smazzare ben 9 assist (con un incredibile real plus minus di +40).
La palla gira, e i tiri in ritmo dal perimetro sono il segreto di pulcinella dietro al fantastico 43% da oltre l’arco. Un’altra conseguenza diretta è il coinvolgimento di molti giocatori in attacco: sono infatti in 5 a scavallare la doppia cifra di media. Oltre al già citato Middleton (15), segnaliamo i 12.5 di Tony Snell e gli 11.5 di Malcolm Brogdon. In cima a questa lista, però, ci sono i veri due spauracchi della difesa canadese: se da un lato lo strapotere di Giannis Antetokounmpo (26 punti, 11.5 rimbalzi e 5 assist) era praticamente preannunciato, l’impatto devastante di Greg Monroe può diventare il vero ago della bilancia della serie. L’ex Pistons sta portando in dote 16 punti e 9.5 rimbalzi in meno di 24 minuti di impiego, dimostrando di poter essere la spalla perfetta del greco nella metà campo offensiva.

You may also like

Lascia un commento