Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiNBA regular season 2016/17 – Le pagelle (parte 1/2)

NBA regular season 2016/17 – Le pagelle (parte 1/2)

di Stefano Belli

Con i playoff ormai entrati nel vivo, la regular season sembra lontana anni luce. Mentre i colleghi di NBA Passion continuano il loro instancabile lavoro per analizzare al meglio le otto serie del primo turno, su queste righe torniamo invece a quanto accaduto da fine ottobre a metà aprile. Uno dei ‘giochini’ più divertenti, quando arriva il momento di fare i bilanci, è riprendere i pronostici di inizio stagione e vedere se sono stati rispettati (qualcuno) oppure no (la maggior parte). Per cui, tenendo sotto mano il nostro Power Ranking di ottobre, diamo i voti alle trenta franchigie NBA; sia le quattordici che hanno già terminato la stagione, sia quelle che sono ancora in corsa, per giudicare come sono arrivate alla fase finale.

 

Atlanta Hawks: voto 6,5

Cambiano gli interpreti, non il risultato. Partiti Jeff Teague e Al Horford la scorsa estate e salutato anche Kyle Korver (mandato a Cleveland) prima della trade deadline, Atlanta ha disputato la solita, dignitosa regular season, chiusa ad un quinto posto che sa tanto (troppo) di ‘comfort zone’. Grazie alla crescita di giovani come Tim Hardaway Jr., Dennis Schroder, Kent Bazemore e Taurean Prince e all’impatto tutto sommato buono del nuovo acquisto Dwight Howard, gli addii dei vecchi big non hanno pesato più di tanto. Anzi, l’avvio fulmineo di stagione aveva fatto addirittura pensare ad un netto miglioramento. Con il passare dei mesi, però, i troppi alti e bassi hanno riportato gli Hawks dove sono sempre stati, almeno negli ultimi dieci anni: troppo in basso per avere serie ambizioni da titolo, troppo in alto per poter ripartire da zero. Il problema è che, roster alla mano, non sembra esserci via d’uscita da questo infinito tunnel di mediocrità. Schroder, Bazemore e Howard saranno a libro paga almeno fino al 2019 (il tedesco addirittura fino al 2021), e nessuno dei tre assomiglia anche lontanamente ad un uomo-franchigia. Altri elementi chiave del roster potrebbero abbandonare a breve. Da questo punto di vista, le imminenti decisioni riguardanti i contratti di Hardaway e Paul Millsap (al centro di numerose voci di mercato durante la stagione) avranno un enorme peso specifico.

 

Boston Celtics: voto 9

Grandissima regular season per la truppa di Brad Stevens, capace di scalzare i Cleveland Cavaliers dal primo posto ad Est. La tanto attesa superstar in grado di colmare il gap con i Cavs anche ai playoff alla fine non è arrivata; sfumato il sogno Kevin Durant a luglio, a febbraio si sono arenate – a pochi passi dal compimento – anche le trattative per portare in biancoverde uno tra Paul George e Jimmy Butler. Un discorso probabilmente solo rimandato di qualche mese, visto che la scelta dei Brooklyn Nets al prossimo draft (facilmente traducibile in “prima assoluta”) farà gola a moltissimi, Pacers e Bulls inclusi. Con il materiale umano a loro disposizione, Stevens, Danny Ainge e compagnia hanno assemblato una squadra solidissima, con ben pochi punti deboli. Il neoacquisto Al Horford si è rivelato il regista perfetto per una difesa di ferro, impreziosita da veri e propri specialisti come Avery Bradley, Jae Crowder e Marcus Smart. In questo senso, anche il rookie Jaylen Brown ha dato segnali molto positivi. Dalla sua crescita, così come da quella di Terry Rozier, altro giovanissimo, dipenderà molto del futuro dei Celtics (sempre che non se ne privino in fase di trade). In attacco, invece, ci ha pensato un Isaiah Thomas in versione MVP, autore di una stagione leggendaria chiusa a 28.9 punti di media. Le prestazioni da urlo del folletto da Tacoma hanno riportato al TD Garden un entusiasmo che non si vedeva da anni. Se, come sembra, questo entusiasmo non basterà per battere LeBron James e compagni lo scopriremo tra qualche settimana (o forse molto prima, visto l’orribile avvio di playoff). Di sicuro, la parabola di questi Celtics è in continua ascesa. Le prossime due estati, con i dubbi legati al (costoso) rinnovo di Thomas e le scelte in chiave draft e mercato, rappresenteranno il bivio cruciale: progetto incompiuto o squadra da titolo?

 

Brooklyn Nets: voto 5,5

Mezzo voto in meno perché la squadra era a dir poco impresentabile; tutto sommato, però, non ci si aspettava nulla di diverso dal peggior record NBA (per la gioia dei Boston Celtics). I Brooklyn Nets hanno finalmente toccato il fondo dell’enorme barile in cui li ha cacciati il proprietario Mikhail Prokhorov, fautore principe della folle trade che portò Kevin Garnett e Paul Pierce, entrambi con vista sulla pensione, sul lato sud-orientale dell’East River.

Gli obiettivi per la stagione appena terminata (a parte quello di far passare a’ nuttata) era uno e uno soltanto: aprire qualche piccolo spiraglio pèr il futuro. Ecco allora la cessione di Bojan Bogdanovic, uno dei pochissimi giocatori ‘decenti’ a roster (l’altro, Brook Lopez, verrà scambiato quasi certamente in estate), a Washington, in cambio di una scelta al primo giro (comunque alta) al prossimo draft e di contratti da ‘sacrificare’. In più, coach Kenny Atkinson ha saggiamente lasciato carta bianca e un minutaggio consistente ai giovanissimi Rondae Hollis-Jefferson, Isaiah Whitehead e Caris LeVert, con la speranza che almeno uno tra questi possa portare un significativo contributo in tempi meno bui. Per il resto, è stato puro ‘Showtime’, inteso però come uno squallido teatrino con alcuni protagonisti che, molto probabilmente, non rivedremo mai più su un parquet NBA.

 

Charlotte Hornets: voto 5

Brutto passaggio a vuoto per gli Hornets, rimasti fuori dai playoff dopo che, lo scorso anno, sembravano aver intrapreso la strada giusta. Un ottimo inizio di regular season aveva addirittura proiettato la squadra di Steve Clifford al terzo posto nella Eastern Conference, trascinata da un Kemba Walker nominato All-Star per la prima volta in carriera. Poi è arrivato un inatteso crollo: 20 sconfitte in 27 partite, tra gennaio e marzo. Al termine di quella poco onorevole striscia la distanza dalla zona playoff era ormai incolmabile.
Gli Hornets hanno pagato soprattutto l’inconsistenza offensiva e la scarsissima presenza sotto canestro. Per quanto riguarda il primo aspetto, Walker non ha avuto adeguato supporto, sebbene i vari Nicolas Batum, Marvin Williams e Frank Kaminsky (positivo il suo secondo anno da professionista) si siano regalati sporadiche serate da protagonisti. Piuttosto discontinuo il contributo di Marco Belinelli, il cui discreto finale di stagione ha solo in parte riscattato un inizio tutto sommato mediocre, ma la vera delusione è stato Jeremy Lamb: questo 2016/17 doveva essere l’anno della sua esplosione, che invece non è arrivata. Decisamente sotto le aspettative anche il nutrito reparto lunghi, di cui si sono ‘salvati’ soltanto Williams, Kaminsky e Cody Zeller (meglio in fase realizzativa che a rimbalzo, statistica in cui a primeggiare è stato Michael Kidd-Gilchrist, teoricamente un’ala piccola). Non indimenticabile il passaggio a Charlotte di Roy Hibbert e Spencer Hawes, e nemmeno Miles Plumlee, arrivato al loro posto da Milwaukee, ha saputo lasciare il segno. Nella lunga off-season appena iniziata, Michael Jordan e gli altri dirigenti saranno chiamati a qualche significativo ritocco, altrimenti lo spettro dell’era Bobcats tornerebbe ad aleggiare sulla ‘Queen City’.

 

Chicago Bulls: voto 5

Sulla carta (e secondo le dichiarazioni dei protagonisti, ovviamente), questi Bulls sono stati costruiti per contendere ai Cavs il primato ed Est. Secondo le previsioni dei più scettici, la squadra di coach Fred Hoiberg avrebbe più realisticamente potuto ambire ad un terzo / quarto posto. La realtà, invece, è stata ben diversa. Chicago è riuscita a strappare la qualificazione ai playoff solamente nelle ultime gare di regular season, acciuffando per i capelli un ottavo posto che non può che far parlare di delusione. Che il triumvirato Rajon Rondo – Dwyane Wade – Jimmy Butler non fosse destinato a durare a lungo è stato chiaro dopo pochissime settimane, quando lo spogliatoio era già diviso in due schieramenti: da una parte i due prodotti di Marquette University (Wade e Butler), dall’altra Rondo e il resto del gruppo. Una spaccatura resa pubblica in più circostanze, a suon di vicendevoli accuse di poco impegno e poca schiettezza. L’andamento in campo è stato alquanto schizofrenico: i Bulls sono stati capaci di battere quattro volte su quattro Cleveland, ma anche di perdere contro Philadelphia, Phoenix e contro le riserve dei Brooklyn Nets nella prima di due sfide cruciali in chiave playoff. A peggiorare ulteriormente la valutazione complessiva è arrivata l’assurda operazione di mercato che ha visto partire Doug McDermott e Taj Gibson (più un a seconda scelta 2018) alla volta di Oklahoma City, in cambio dello ‘scoppiettante’ trio Cameron Payne – Jeoffrey Lauvergne – Anthony Morrow. Manovre come questa sono un chiaro segnale di assenza di programmazione, fatto già evidenziato dall’acquisizione dei due grandi veterani lo scorso anno. In estate Wade avrà una player option sull’ultimo anno di contratto, mentre Rondo potrebbe essere scambiato prima del 2018, anno in cui sarà di nuovo free agent. E poi, che si farà?

P.S. nel momento in cui scriviamo, Chicago è avanti 2-0 nella serie contro Boston. Il che nulla toglie e nulla aggiunge a quanto espresso qui sopra, riga per riga.

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