Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiRegular Season NBA 2016/2017 – Le pagelle (parte 2/2)

Regular Season NBA 2016/2017 – Le pagelle (parte 2/2)

di Stefano Belli

Con i playoff ormai entrati nel vivo, la regular season sembra lontana anni luce. Mentre i colleghi di NBA Passion continuano il loro instancabile lavoro per analizzare al meglio le otto serie del primo turno, su queste righe torniamo invece a quanto accaduto da fine ottobre a metà aprile. Uno dei ‘giochini’ più divertenti, quando arriva il momento di fare i bilanci, è riprendere i pronostici di inizio stagione e vedere se sono stati rispettati (qualcuno) oppure no (la maggior parte). Per cui, tenendo sotto mano il nostro Power Ranking di ottobre, diamo i voti alle trenta franchigie NBA; sia le quattordici che hanno già terminato la stagione, sia quelle che sono ancora in corsa, per giudicare come sono arrivate alla fase finale. Via con la seconda e ultima parte!

(qui trovate la prima parte)

 

Miami Heat: voto 8

Eroica stagione per gli uomini di Erik Spoelstra, protagonisti di una folle corsa per un posto ai playoff sfumato solo all’ultima partita. Chiudono la stagione con lo stesso, identico record dei ben più quotati Chicago Bulls (qualificatisi alla post-season in virtù del vantaggio negli scontri diretti) e lasciandosi alle spalle squadre sulla carta nettamente superiori come Charlotte Hornets, Detroit Pistons e New York Knicks. Con l’addio di Dwyane Wade in estate e l’annuncio del taglio di Chris Bosh per i persistenti problemi ai polmoni, si prospettava l’inizio di una lunga fase di ricostruzione. E infatti, dopo un inizio di regular season da 11 vittorie e 30 sconfitte, la strada intrapresa sembrava quella. Poi, però, è arrivata un’incredibile inversione di marcia. Gli ultimi mesi hanno portato lo speculare record di 30 vinte e 11 perse, impreziosito da una memorabile striscia di 13 successi consecutivi, che ha fatto riaccendere magicamente il ‘calore latino’ intorno alla squadra.
Con i ‘Big Three’ ormai lontani e la giovane promessa Justise Winslow k.o. per un brutto infortunio alla spalla, gli eroi di questa inattesa cavalcata sono stati Goran Dragic, Dion Waiters, Hassan Whiteside, James Johnson (uno dei giocatori più migliorati dell’anno), Josh Richardson, Tyler Johnson, Wayne Ellington… Tutto fuorché nomi da top team. Un risultato eccezionale, che conferma l’estrema solidità della franchigia della Florida. D’altronde, quando a dirigere le operazioni sono i pluridecorati Spoelstra e Pat Riley, parlare di tanking è sempre un azzardo.

 

Milwaukee Bucks: voto 7,5

Ad inizio 2017 i Bucks erano una delle squadre più in forma della lega. Trascinati da un Giannis Antetokounmpo strepitoso e da un Jabari Parker pronto a diventare una stella, minacciavano di inserirsi nella lotta per i primi quattro posti ad Est. Poi è arrivato un periodo nero, caratterizzato dal misero record di 2 vittorie e 10 sconfitte e culminato con il nuovo infortunio di Parker, costretto ancora una volta a terminare in anticipo la stagione (era già successo nel suo anno da rookie). Addio playoff, dunque? No, ‘The Greak Freak’ aveva altre idee. Come leader di squadra per punti, rimbalzi, assist, stoppate e palle rubate, ha guidato Milwaukee nello sprint finale, che ha visto la squadra di Jason Kidd chiudere al sesto posto la Eastern Conference. Un piazzamento eccellente, se pensiamo che ad inizio stagione i Bucks avevano perso per infortunio Khris Middleton, rientrato solo a febbraio. A fare la differenza, oltre al fenomeno greco, è stato l’inatteso impatto dei più giovani. A posteriori, quello del 2016 è stato un grande draft per la franchigia, che ha messo le mani su Thon Maker (scelta numero 10) e Malcolm Brogdon (36). Il sud-sudanese è un giocatore ancora tutto da costruire, ma nelle ultime settimane (playoff inclusi) sta facendo vedere cose estremamente interessanti. Brogdon è stata la vera rivelazione di questa classe di rookie, imponendosi presto come punto di riferimento e perno insostituibile del quintetto di coach Kidd. La sconfitta al primo turno contro Toronto conferma che è ancora troppo presto per “temere il Cervo”. Negli anni a venire, però, potremmo vederne delle belle…

 

Minnesota Timberwolves: voto 5

Secondo molti pronostici, questo doveva essere l’anno dell’esplosione dei Timberwolves. Gli esordi col botto di Andrew Wiggins (Rookie Of The Year nel 2015) e Karl-Anthony Towns (suo successore l’anno dopo), i continui miglioramenti di Zach LaVine e Gorgui Dieng, l’innesto del promettente playmaker Kris Dunn e l’arrivo di Tom Thibodeau nelle vesti di allenatore-dirigente sembravano i giusti presupposti per dare subito inizio al banchetto. Invece, a regular season conclusa, troviamo i giovani lupi a seguire i playoff dal divano di casa, come successo in ognuna delle ultime 13 stagioni.
Niente drammi; la giovanissima età media e lo smisurato talento degli elementi chiave del roster fanno intendere che la tanto attesa esplosione arriverà. Ci vorrà solo un po’ di pazienza. Thibodeau dovrà lavorare ancora parecchio per inculcare la sua famigerata mentalità difensiva a questi ragazzi, spesso e volentieri assenti ingiustificati (nessuno escluso) nella propria metà campo. Ci sarà anche da limare il roster, decidendo se puntare ancora su Ricky Rubio (reduce dalla sua miglior stagione in carriera) o di lasciare più spazio ai giovanissimi Dunn e Tyus Jones e aggiungendo tramite draft e free-agency gli elementi necessari per la definitiva svolta. Ultimati i giusti ritocchi e recuperato appieno Zach LaVine (vittima di un grave infortunio al ginocchio), non ci saranno più scuse per un mancato salto di qualità. Con questi Towns e Wiggins, cresciuti esponenzialmente quest’anno, una volta superato lo scoglio playoff, il limite potrebbe essere soltanto il cielo.

 

New Orleans Pelicans: voto 5,5

Stagione piuttosto confusionaria che corona una fase altrettanto confusionaria della storia dei New Orleans Pelicans. La trade che ha portato in Louisiana DeMarcus Cousins ha segnato un brusco cambio di direzione. Sia essa giusta o sbagliata, ce lo dirà solo il tempo. Alle condizioni in cui hanno cominciato questo 2016/17, i Pelicans non potevano certo ambire a traguardi prestigiosi. La fotografia perfetta della situazione si è avuta con la prima gara stagionale, persa contro i Denver Nuggets nonostante i 50 punti di Anthony Davis. Fino alla pausa per l’All Star Weekend (svoltosi proprio a New Orleans), il numero 23 ha letteralmente ‘predicato nel deserto’, inanellando prestazioni mostruose (ha chiuso con le migliori medie in carriera per punti e rimbalzi) e vedendo allo stesso tempo la squadra sprofondare: 8 sconfitte consecutive per iniziare, 2 sole vittorie nelle prime 12 partite, playoff mai realisticamente alla portata. L’operazione Cousins ha dato quantomeno una scossa ad una situazione generale che non prometteva niente di esaltante. Nell’immediato non ci si poteva aspettare alcun tipo di svolta, visto anche che per arrivare al talentuoso centro è stato spedito ai Sacramento Kings l’intero reparto esterni (Langston Galloway, Tyreke Evans e il rookie Buddy Hield, nettamente cresciuto una volta approdato in California). Mentre le ‘Twin Towers’ cercavano la giusta alchimia, coach Alvin Gentry ha fatto quel che ha potuto, ovvero non moltissimo. Ora, con il draft e la free-agency (che vedrà, tra l’altro, la scadenza del contratto di Jrue Holiday), inizierà la vera costruzione di una squadra che, con quei due fenomeni là davanti, non potrà che puntare ad un deciso salto di qualità.

 

New York Knicks: voto 4

Il 2016/17 è stata la stagione della consacrazione per i Knicks; la franchigia di James Dolan, in effetti, si è consacrata come lo zimbello della lega. Per quanto riguarda l’aspetto puramente sportivo, è stato il solito disastro: sconfitte a profusione e playoff che restano un miraggio. Con l’aggravante degli altisonanti proclami della vigilia, che volevano la squadra di Jeff Hornacek come possibile minaccia per i Cleveland Cavaliers grazie agli innesti di Derrick Rose, Courtney Lee e Joakim Noah (quest’ultimo ricoperto d’oro fino al 2020, quando avrà 35 anni). Ma è fuori dal campo che è arrivato il meglio. Dalla ‘scomparsa’ di Derrick Rose all’arresto di Charles Oakley sugli spalti del Madison Square Garden, passando per la battaglia mediatica tra il presidente Phil Jackson e il presunto uomo-franchigia Carmelo Anthony, conclusasi con la ‘serena’ dichiarazione del Maestro Zen secondo cui ‘Melo’ “starebbe meglio altrove” (a tal proposito, giova ricordare che il numero 7 è a libro paga per oltre 54 milioni di dollari fino al 2019).
In questo apocalittico scenario, le buone notizie si contano sulle dita di una mano. La prima è che New York avrà una scelta in lotteria al prossimo draft, da cui potrebbero uscire prospetti alquanto interessanti. La seconda è l’ottima regular season del rookie Willy Hernangomez, salito alla ribalta dopo che gli infortuni avevano messo fuori causa l’improponibile Noah. La sua crescita, quella ulteriore di Kristaps Porzingis e l’aggiunta di una giovane guardia, facendo piazza pulita di tutto il resto, potrebbero essere le uniche speranze per lasciarsi definitivamente alle spalle questi anni tetri.

 

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