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Brittney Griner, il caso di Naama Issachar potrebbe fare da precedente?

di Michele Gibin
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Una 28enne israeliana-statunitense, Naama Issachar, ha raccontato per la prima volta a NBCNews la sua esperienza tra 2019 e 2020 come detenuta in Russia per possesso di cannabis, facendo un parallelismo tra la sua vicenda e quella della star WNBA Brittney Griner.

Issachar fu arrestata a Mosca in aeroporto nel 2019, quando le autorità areoportuali russe rinvenirono nel suo bagaglio alcuni grammi di marijuana in una busta. La donna era di ritorno da un viaggio in India, con scalo a Mosca.

Dopo il fermo e l’arresto, Naama Issachar avrebbe passato 10 mesi in una prigione russa, subito un processo per possesso di sostanze stupefacenti, in un caso simile a quello di Brittney Griner, e subito una condanna a 7 anni e mezzo di reclusione poi condonata dalla grazia presidenziale concessa dal presidente russo Vladimir Putin, nel contesto delle relazioni diplomatiche tra il Cremlino e l’allora primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu.

Issachar ha raccontato di aver deciso di rivelare per la prima volta pubblicamente i dettagli sul suo arresto e la sua detenzione in Russia anche dopo aver visto le immagini delle prime udienze del processo a carico di Griner. “So esattamente che cosa sta passando, ho visto i video ed è come se conoscessi quel posto, quell’aula di tribunale“.

Issachar ha raccontato dei suoi mesi di prigioniain una grande cella senza finestre assieme ad altre 40 donne, con una sola ora d’aria al giorno” e senza disporre di prodotti per l’igiene di prima necessità. Beni reperibili solo grazie al supporto della famiglia e della madre, che dopo il suo arresto era volata in Russia per star accanto alla figlia.

A NBC, Naama Issachar ha spiegato di aver sempre sostenuto di aver introdotto in maniera inconsapevole quei 9 grammi di cannabis costati 10 mesi di carcere. “La Russia purtroppo è uno dei paesi peggiori al mondo per questo tipo di reati“.

Alla seconda udienza del suo processo, Brittney Griner ha ammesso il possesso delle sostanze, delle cartucce ricaricabili per sigaretta elettronica a base di olio di hashish, ma di averle introdotte “inconsapevolente” nel paese e chiesto clemenza al giudice. Per tale reato Griner potrebbe rischiare fino a 10 anni di reclusione.

Come per Brittney Griner, il caso di Naama Issachar sarebbe diventato anche diplomatico, con appelli e prese di posizione in Israele per il suo rilascio durante i mesi di detenzione. La 28enne ha raccontato di aver approfittato allora della prigionia “per imparare un po’ di russo” in modo da seguire senza bisogno di interprete le udienze. “In carcere, avevo deciso di separare le persone davvero col potere di decidere se dovevo restare lì o no, dalle persone che vedevo tutti i giorni. Così riuscii a sorridere alle guardie, a dire grazie e pensare e pregare (…) a Brittney Griner direi di provare a sforzarsi di sorridere, anche se non si ha voglia. Aiuta molto“.

Brittney Griner è in carcere da febbraio, dopo il fermo avvenuto all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca. In America la WNBA e le giocatrici hanno lanciato campagne quotidiane, appelli e raduni per chiedere la sua scarcerazione e chiedere al governo USA maggior impegno e azione. L’amministrazione Biden ha garantito la volontà di fare ogni sforzo necessario “per riportare a casa” la giocatrice.

Il rilascio con perdono presidenzale di Naama Issachar fu legato all’epoca anche alla vicenda dell’estradizione dell’hacker Alexei Burkove negli Stati Uniti. Secondo le autorità israeliane, allora la detenzione della donna fu vista come un mezzo di Mosca per impedire a Israele di estradare negli USA Burkove, che era stato arrestato nel 2015 proprio in Israele.

L’opinione delle autorità USA è che anche Brittney Griner sia detenuta per scopi politico-diplomatici, come “carta” o ostaggio per possibili scambi di prigionieri russi in America o come mezzo di pressione politica.

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