Russia-Croazia: l’ex-impero colpisce ancora?
Russia-Croazia è subito 1992, Olimpiadi di Barcellona, una semifinale da giocarsi per finire tra le fauci del Dream Team.
Vince la Croazia che aveva già affrontato gli Stati Uniti nel girone, mentre dall’altra parte c’è il nuovo scontro tra la Comunità di Stati Indipendenti, che raccoglieva ciò che rimaneva dell’Unione Sovietica, e la Lituania, che era parte dell’impero fino a un attimo prima.
Come nelle favole migliori, ovviamente la Cenerentola lituana.
Qui Russia
Altri tempi, quelli, e d’altra parte la Russia si è modernizzata molto e il basket organizzato ma lento dell’epoca è stato lasciato indietro.
“Adattati o muori” è sembrato il mantra degli uomini del grande freddo, e in quanto ad adattamento al cesto contemporaneo direi che non ci si possa lamentare.
Pick&roll alto per aprire gli spazi con penetra-e-scarica o per una tripla incosciente (ma a segno) di Shved, Vorontsevich che si apre per tirare dall’arco, Mozgov che vola sui giochi a due o fa giravolte in post basso e una difesa dinamica che stressa gli avversari.
Ciò che è rimasto tradizionale è la tendenza a non lasciare tutto nelle mani di due o tre singoli, pur bravi, ma viceversa sviluppare un gioco corale, collettivo, comunista persino.
Bazarevich è stato chiamato nel 2016 a a restituire dignità alla Russia dopo le prove opache degli ultimi due Eurobasket. Per ora ci sta riuscendo.
E chissà se l’ex Impero sovietico colpirà ancora.
Qui Croazia
Solita, tignosa Croazia, quella del sacco di Torino. Assonnata come un gatto del primo turno, affamata come una tigre nella finale, dopo aver messo la museruola a Giannis e alla Grecia tutta.
E un gioco fatto di penetra-e-scarica e scarica, quello croato, che serve a destabilizzare la difesa mentre sul perimetro si appostano un paio di cecchini che sono pronti a ricevere e servire un extra-pass al collega accanto.
Saric è la pietra angolare, crea e conclude. Simon è il solito coltellino svizzero, multiuso e pronto quando c’è bisogno, Bogdanovic da fuori è un mammasantissima, Bender un lungo dalla mano dolcissina e dal piede rapido.
È una Croazia che ha messo in difficoltà anche la Spagna, l’unica a riuscirci, finora.
Solita, tignosa, Croazia.

