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Eurozona vol. 4

di Luigi Ercolani

“Il mio regno per un cavillo”, come non tuonò qualcuno. Il cavillo, la scappatoia, quella che nell’Eurozona dei mille assenti assegna a Chandler un passaporto sloveno per (futuri) meriti sportivi.

Che arrivano, perché se la Reina España cade da cavallo, questo sì, è merito di una Slovenia intraprendete nel Dragic e giudiziosa nel Doncic.

E noi? Noi, come sempre, dai quarti in poi la guardiano in tv.

Eurozona verde

Ha un bel da dire, Petrucci, sul fatto che ora dobbiamo interrogarci sul perché da tredici anni non andiamo a medaglia.

Magari era meglio iniziare nel 2013, quando si è insediato nuovamente sulla sedia più alta della FIP, e gli anni di carestia erano solo nove.

Accenna un’autocritica, “Forse ho sbagliato anche io”, ma il vecchio proverbio ci dice che il pesce puzza dalla testa allora forse meglio trasformare l’ipotesi in certezza.

Tutti hanno speso parole funebri, tutti si sono stracciati le vesti, dopo la prevedibile uscita contro la Serbia più forte, più grossa, più furba, più attoriale, più esperta.

Non vale dare la colpa all’arbitro, perché reputazione e abitudine al metro internazionali arrivano solo se nelle coppe ci giochi, e con continuità.

Eurozona pastorale

Tutti requiem, per un movimento che in fondo non è morto ma è caduto in disgrazia. Flaccadori, Okeke, Totè, La Torre, Penna, Sgorbati, Moretti, Mussini, Candi, Laquintana, Pajola.

Qualcuno di questi ha assaggiato la A2, pochini la A, uno solo (Flaccadori) è stato protagonista indiscusso e indiscutibile.

Nomi non a caso di ragazzi non a caso che rappresentano il domani della nostra Azzurra. Perché lo siano davvero, però, tocca che si inizi a piantarli già ora in Nazionale. In attesa della semina.

Anzi, provocazione: a questo Eurobasket ne andavano chiamati almeno sei, per una Italia con pochi obiettivi che andava a disputare un torneo senza assegnazioni.

Sarebbe stato meglio seminare già da questa estate per il futuro, con Ettore Messina buon pastore. La certezza è che i ragazzotti cresciuti con la NBA avrebbero accolto le sue parole come Vangelo.

In una sola estate si sarebbero abbeverati alla migliore fonte possibile e sarebbero tornati nei rispettivi club per la stagione 2017/2018 certamente migliorati.

Ma poi chi li avrebbe sentiti i media e i tifosi (non i supporter, i tifosi, quelli che vivono di estremi) golosi e smaniosi di spettacolo?

È dando retta alle sirene che ci siamo persi. Sperare che si cambi non cambiando i pattern è la prima via per continuare a fallire.

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