Bucks-Raptors: cambiamenti e riscatto Toronto, verso le Finals
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Bucks-Raptors: cambiamenti e riscatto Toronto, verso le Finals

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Bucks-Raptors: cambiamenti e riscatto Toronto, verso le Finals

Dopo le prime due gare delle Eastern Conference Finals non sarebbe stato facile pronosticarne un esito anche solo vicino a quanto effettivamente avvenuto. Infatti, i Milwaukee Bucks, teste di serie numero uno, avevano vinto e convinto a pieno in entrambe le uscite casalinghe contro i Toronto Raptors, teste di serie numero due. Sembrava che le mosse di Coach Mike Budenholzer, messe in evidenza soprattutto in gara 2, sarebbero bastate ad arginare il talento smisurato di Kawhi Leonard, apparentemente lasciato solo dai compagni e dalle mosse poco efficaci di Coach Nick Nurse.

Tutto questo, con la serie che si è trasferita sul territorio canadese della Scotiabank Arena, è cambiato. La vittoria che Toronto ha ottenuto nell’overtime di gara 3 ha segnato un punto di svolta fondamentale. Leonard ha dovuto giocare 52 minuti (massimo in carriera) per spingere i suoi alla vittoria. Il peso dei tanti minuti, e di un lieve problema fisico, l’hanno portato a non essere al meglio in gara 4, nella quale ha realizzato solo 19 punti, pochi per i suoi standard. Ciò ha spinto Coach Nurse a fare degli aggiustamenti a gara in corso e i suoi compagni a fare un passo avanti nella produzione offensiva.

Nelle due gare successive Kawhi è tornato al massimo della forma, mentre gli aggiustamenti del Coach hanno continuato a minare le certezze costruite dagli avversari fino ad allora, e gli altri Raptors, anche dalla panchina, non hanno smesso di incidere positivamente. Dall’altro lato del parquet, i Bucks hanno perso qualcosa in fiducia e sicurezza, sprecando due vantaggi costruiti nei primi tempi delle gare 5 e 6, e sono stati vittime di un calo della loro stella, Giannis Antetokounmpo, rallentato anche da un infortunio alla caviglia rimediato nel finale della quinta uscita della serie.

RAPTORS, SERVIVA ALZARSI DALLA PANCHINA

La forza dei Milwaukee Bucks ha preso vigore, per tutta la stagione, e in particolare in questi playoffs, dalla loro profondità. Abbiamo più volte, tutti, elogiato la bontà del lavoro del supporting cast di Giannis, leader in campo e fuori. I Toronto Raptors, dalla loro, avevano al contrario peccato di un contributo effettivo alle fatiche di Kawhi Leonard. Nelle prime due uscite della serie i tre principali panchinari di Toronto, Norman Powell, Serge Ibaka e Fred VanVleet, avevano accumulato un plus/minus totale di -54 quando in campo.

Spesso, in uno scontro di qualsivoglia natura, si tende a cercare di portare la sfida su un piano nel quale il proprio rivale pecchi qualcosa, o, comunque, sia inferiore. Coach Nurse, invece, piuttosto che ridurre i minuti in campo di giocatori chiaramente in difficoltà, li ha confermati ed aumentati.

In gara 3, se VanVleet e Ibaka hanno fatto ancora fatica, Powell ha segnato 19 punti giocando 30 minuti, diventando il terzo marcatore di quella partita dopo Pascal Siakam (25) e Kawhi Leonard (36). In gara 4 Ibaka, VanVleet e Powell hanno fatto registrare, rispettivamente, plus/minus di +24, +25 e +29. Il tutto andando tutti e tre in doppia cifra per punti segnati. Proprio la gara 4 in cui Kawhi ha arrancato.

4 dei 19 punti segnati da Norman Powell in gara 3

Ormai sbloccati sotto canestro, ma soprattutto mentalmente, “gli altri Raptors” si sono lasciati andare alla corrente che li ha spinti a fare bene anche nelle due uscite decisive. Nella nevralgica gara 5 vinta in terra ostile, VanVleet ha segnato 21 punti, facendo muovere la retina per 7 volte da oltre l’arco. In gara 6 ha giocato ben 34 minuti, meno solamente di Leonard (41), Lowry (41) e Siakam (42).

La più pesante delle 7 triple segnate da VanVleet in gara 5

Insomma, i Raptors hanno colpito ed affondato i Bucks proprio nella casella della mappa tecnico-tattica in cui Milwaukee sembrava poter vantare il vantaggio più largo: l’impatto degli altri giocatori in roster, aldilà delle stelle universalmente riconosciute.

LOWRY, LEONARD E TORONTO: LA SERIE DEL RISCATTO

Riscatto. Perché qualcuno dovrebbe esserne alla ricerca? Voglia di scrollarsi di dosso etichette pesanti. Voglia di ricordare al mondo delle proprie capacità. Volontà di affermarsi con orgoglio dopo anni pesanti. Ecco cosa cercavano i protagonisti di questa serie.

Kyle Lowry è il giocatore più presente (67 partite da titolare) e più prolifico (1143 punti) della storia dei playoffs dei Toronto Raptors. Su tutte queste gare giocate, però, ha sempre pesato un’etichetta gravosa: quella del perdente. Il giocatore è sempre stato additato come uno senza gli attributi necessari per incidere nei momenti clou della stagione. E in questa postseason non era cambiato molto. Almeno fino alla serie contro i Milwaukee Bucks. In gara 1 Lowry ha segnato 30 punti, ed è stato il solo a tenere a galla i suoi nell’ultimo quarto. Il vento sembrava iniziare a soffiare in un’altra direzione. Riscatto. Il veterano di Toronto non si è poi più tirato indietro, e ha chiuso la serie con 19 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media. Tirando con il 50% dal campo (miglior percentuale della squadra nella serie) e con il 46% da tre (meglio di lui solo VanVleet). Riscatto.

Kawhi Leonard ha vinto il premio di MVP delle Finals nel 2014, quando i suoi San Antonio Spurs sconfissero i Miami Heat di Lebron James. Ma forse più di qualcuno se lo era dimenticato. Tutti si ricordavano delle vicissitudini vissute con i San Antonio Spurs in seguito al suo infortunio contro i Golden State Warriors, durante i playoffs del 2017. Pochi ricordavano invece di quanto potesse essere dominante. Sta viaggiando su 31 punti, 9 rimbalzi e 4 assist di media ai playoffs. Sta tentando 21 tiri a notte, segnandone il 50%. Un dominio assoluto, da protagonista, in un’annata playoffs che ha dovuto fare a meno di Lebron James per mancata qualificazione e ha rinunciato, per il momento, a Kevin Durant per infortunio. Riscatto. Nei confronti di chi non ricordava più quanto fosse sterminato il talento offensivo di Kawhi. Del lavoro difensivo su Giannis, probabilmente, non serve neanche parlarne, per uno che vanta 5 apparizioni nei quintetti difensivi della lega e 2 premi di Difensore dell’anno.

Kyle Lowry serve a Kawhi Leonard l’assist per uno dei canestri decisivi di gara 6 

Infine, chi si riscatta, è la città di Toronto. L’insperata illusione che qualcosa stesse cambiando aveva accarezzato i pensieri dei tifosi canadesi dopo gara 7 contro i Philadelphia 76ers, probabilmente. Dopo quel buzzer-beater tanto simile a quello che si era rifiutato di entrare, tirato da Vince Carter nel 2001, contro gli stessi Sixers. Quel buzzer-beater, in passato visto come l’allegoria della sfortuna della città nei momenti di postseason, era stato redento da quello di Kawhi, forse, con un po’di timore di retorica, il salvatore di Toronto. Ora, dopo la rimonta contro i Bucks, il pensiero di un cambiamento inizia ad insinuarsi seriamente nelle menti di un popolo estatico, che non aspetta altro che andarsi a giocare la serie della vita contro i Golden State Warriors. Dopo tanti anni passati a osservare gli altri trionfare, eccolo, il riscatto.

Lorenzo Brancati
lolbra99@gmail.com

Malato di sport a 360 gradi. Seguo e faccio finta di capire di diversi sport, dal basket al calcio, fino ai motori, passando per il football americano e il baseball. Mi piace leggere e provare a scrivere farneticazioni a riguardo. Aspettando Godot, mi diverto a giocare con le parole e la palla a spicchi.

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